c’erano state minime
variazioni all’ellittica e lei
non girava più nell’orbita dei nostri occhi
intorno al tornio
del re minore non riusciva a mantenersi intera
…
tutti quegli occhi a terra
puntati su di lei atterrita perché non si era più rifatta
non aveva mai avuto un giorno di riposo
un momento di libera uscita
lei che non aveva pronunciato parola
nemmeno in differita
aveva visto sgretolarsi ….tutti
i suoi mari di gesso
quei grossi
concatenati monti e le riviere sui deserti
oceani del suo spesso profondo silenzio.
Poveretta senza fatture da riscuotere e chi
poteva darle torto
erano secoli che stava lì
appesa in attesa come un pappagallo
ore e ore a ripetere la voce
la luce di quell’altro
solitario sempre brillo e infiammato
distante storie e storie da lei
così leggera
free volante e bersagliata di sguardi
Notti e notturni viole voleva da camera
non scorie e voleva più distanza
nella sua stanza in cui specchiare il cielo
il mondo per intero
un velato pensiero.
Ma una luna in picchiata non ha più parole
solo rotonde nuvole di vapore
un denso chiarore come di nebbia rifratta
una rifatta frittata di soffioni
di talco e borace ma
che pace, che pace finalmente
lassù.







