da qui al grande fiume
non so più quante volte
da anni girovago
di casa in casa nello stradario di padova e rovigo
saltando di pioppo in pioppo
come uno schioppo sulla spalla di chi spara
e mi ritrovo spersa
come sul mare un’onda morta
saltata in gola alla balena
la parola più corrotta la grande cancrena
la memoria senza più storia
perita patita sperimentata da ieri ai giorni d’oggi
in queste golene della fame e della miseria
in queste vie di un centro sempre più stretto intorno alla leggenda
là dove il duce fece il condottiero
rimboccandosi le maniche e falciando due fasci di grano
per tutte quelle altre
sue campagne di prima linea
che scaraventavano al vento i semi della vita e trafugavano affetti
in quelle case già scarnificate all’osso
E non vedo differenza da ora che si (de)canta
un benessere offuscato da una crisi manovrata
ora che l’acqua si paga un tanto al litro e non è (de)liberata
la politica di un groviglio di affari che col suo business
imbroglia le carte documentarie
quando a guardare con attenzione è rimasto lo stesso
il fornitore a monte
e il mare se lo ingoia tutto il parlamento
di infrattati pesci cani che depositano uova
di murene come cancrene
e di lavoro non si batte
un chiodo al cantiere.
Ho percorso le campagne in lungo e in largo e
non c’è più che irrorazione
non preghiere come un tempo si era soliti citare
ma ogm e altre infestanti malsanità
nutrono la terra di bestemmie ed eresie
finchè un bel giorno
questo pianetino di batteri
sarà solo una scorta di
ammuffite malvagità e fosse di fossili avvelenanti.
di tutte le specie.







