Dissero che la luna s’era inceppata

Posted in altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, luna, musica, pensieri sciolti, poesia, ri-lettura, video con i tag , , , , , , , , , , , , , on 8 febbraio 2010 by fernirosso

c’erano state minime

variazioni all’ellittica e lei

non girava più nell’orbita dei nostri occhi

intorno al tornio

del re minore  non riusciva a mantenersi intera

tutti quegli occhi     a terra

puntati su di lei atterrita      perché non si era più rifatta

non aveva mai   avuto      un giorno di riposo

un momento di libera uscita

lei che non aveva pronunciato parola

nemmeno in differita

aveva visto sgretolarsi ….tutti

i suoi mari di gesso

quei grossi

concatenati monti e le riviere  sui deserti

oceani del suo spesso profondo silenzio.

Poveretta  senza fatture da riscuotere e chi

poteva darle torto

erano secoli che stava lì

appesa  in attesa come un pappagallo

ore e ore a ripetere la voce

la luce di quell’altro

solitario sempre brillo e infiammato

distante storie e storie da lei

così leggera

free volante e  bersagliata di sguardi

Notti e notturni  viole voleva da camera

non scorie e voleva più distanza

nella sua stanza in cui specchiare il cielo

il mondo per intero

un velato pensiero.

Ma una luna in picchiata non ha più parole

solo rotonde nuvole di vapore

un denso chiarore come di nebbia rifratta

una rifatta frittata di soffioni

di talco e  borace ma

che pace, che pace    finalmente

lassù.

Dammi la pianta dei miei pensieri

Posted in altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, pensieri sciolti, poesia, riflessione, teorie con i tag , , , , , , , , on 7 febbraio 2010 by fernirosso

samgha- persona


dimostrami il senso

nella corsa dammi  caduti  e d(‘)anni

nella bottiglia

in quella poltiglia di inerti

le farfalle inermi di quegli arti colati

all’interno        dammi l’ora

l’oroscopo dei segni    e

d i l a v a       da  ciò che ancora non sono

la paura come  un prato

di erbe    gramigne uno stato    sembrerà

e l’io

una sfumatura una striscia

vapore tra le sbarre.

fu rincorrendo il tempo

Posted in altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano e fuori, per ricordare, poesia con i tag , , , , , , , , on 7 febbraio 2010 by fernirosso

J. Kubicki

.

che precipitai da me stessa

dalle storie

così tante volte praticate

non colte né viste      non visitate

fecondando la prima

stanza      dell’essere    sopprimendo l’istanza

necessaria      la prima e l’ultima

domanda.

Noi

Posted in ATTUALITA', e-vado libera-mente, in-chiostri, lettura, pensieri sciolti, per ricordare, poesia, riflessione con i tag , , , , , , , , , on 5 febbraio 2010 by fernirosso

Z. Beksinski

re stiamo assisi

su troni

di un’infanzia sempre

in procinto di cadere

sempre gravidi     di altri cieli      ciechi

noi    re

stiamo di fronte al tempo

come se lo specchio fosse limpido

come se   le fosse    non ospitassero

noi    altri     tanti      tantissimi altri noi

re assisi

sui sassi di innumerevoli ossari

sacrari della nostra inscindibile oscura origine.

Niente re.

Stanno dietro di noi

i genitori

geniale ritrovato di una non scienza

un     empireo di or me.

I troni dell’infanzia

Posted in altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano ancora più lontano, lontano e fuori, paesaggistica, pensieri sciolti, poesia, senza possibilità di scappare con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 febbraio 2010 by fernirosso

Maggie Taylor

hanno la voce degli alberi

quando il vento ci respira dentro i suoi sogni

e la pioggia gocciola i pennelli    sugli abitati degli uccelli    fatti di canti

di innumerevoli incanti.

Stanno là

assise sui troni

le mirabili giornate senza altra giustizia o gloria

che non  sia la vita stessa

rincorsa tra le zampe di lucertola  i rimbalzi delle rane

il profumo di oleandri

con la bocca spalancata quasi fossero   vasi canopi

dove riporre la misura dei battiti del cuore

impazzito     aquilone  innamorato

perso nelle nuvole   quando cavalcano un azzurro senza sosta

senza che una lancia    del lampo azzecchi     l’ingranaggio della giostra

che ancora ci trasporta

fin sulla soglia     di un’altra età sovrana

e  là  depone il carico

il peso     la sorte accumulata

sin dentro le ossa  tumulata.

.

PS:

Note per un lavoro in ceramica.

Il primo vaso  da eseguire al tornio deve avere l’altezza di un bambino e deve poterlo contenere intero e in piedi.

Lo immagino con un trono, una sedia molto alta, dallo schienale molto acuto,ma semplice nella foggia, dalla bocca superiore del vaso, verso il ventre del vaso stesso. All’interno i suoni devono avere eco , come i suoni che si sentono da bambini, ingigantiti.

L’ACQUA: UN BENE COLLETTIVO COMUNE…E NON APPARTIENE AL LUPO!

Posted in ATTUALITA', avvisi, per ricordare con i tag , , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2010 by fernirosso

” Superior stabat lupus, longeque inferior agnus…”

Da quando l’ho imparata, questa favola di Fedro raccontataci dalla nostra insegnante di latino delle medie, non l’ho più scordata. L’ho mandata a memoria e si è sistemata profonda in me, come una sorgente che sempre fornisce l’acqua che disseta, ancora oggi non inquinata da alcun altro pensiero o scelta.

Diceva Fedro:

« Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.

Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.

Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:

“Cur – inquit – turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?” Continua a leggere…

Una spiaggia distante

Posted in dedica, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano ancora più lontano, lontano e fuori, poesia, video con i tag , , , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2010 by fernirosso

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E  molte cose credevo di averle dimenticate

chiuse in un mondo che insieme  abbiamo diviso

Con così tanti interessi affari e cose, cose

che avevano il chiaro compito di farci scordare delle precedenti

compresa la pazzia di aver potuto credere

che si sarebbero potute condividere

tutte, persino la fine di ogni cosa.Strano è pensare che sia accaduto dopo

quando noi eravamo già stranieri l’uno all’altro e ciascuno a se stesso

ognuno di noi su una spiaggia distante

diversa lontana.

E accade così spesso  che nessuno se ne accorge

non si accorge se ciò che sta guardando è lei  lui o se stesso

quell’io che vede dovunque e in cui non si riconosce mai

confondendolo. Era Lei? Ero io?

Domande a cui nemmeno si cerca di dare risposta

domande di cui si sente il mistero nascondersi più lontano

oltre la nostra spiaggia oltre la spiaggia dell’altro.

Alla fine resta una specie di visione

ci si sente stranieri e naufraghi su una spiaggia sconosciuta

distante    così molte cose sono divenute distanti da noi

sconosciute perse in altre

tante ombre.

E più cerchi di dimenticare più spesso ti senti strano

estraneo a te stesso e agli altri

quelli con cui vorresti confoderti

perdere quella sensazione  che hai di te

di lei o di lui  di ognuno di quelli che hai dimenticato

anche loro lì sulla spiaggia distante

sempre più distante e sempre più spesso

ti perdi, ti perdi per non fare più ritorno a te stesso.

Vano di un’era

Posted in ATTUALITA', e-vado libera-mente, in-chiostri, lettura, lontano e fuori, paesaggistica, per ricordare, poesia con i tag , , , , , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2010 by fernirosso

Il caffè Pedrocchi-Padova


Pedrocchi

.

Sala Rossini.

Interno di un Caffè.

Pedrocchi, una stanza di Padova

dove la storia è arte e raccontarla

costa forzieri della memoria:

vite   attese  inganni ed effimero.

Vi si disegna   la fatica  la fragilità

nascosta tra le trame del marmo come nei segni dei volti.

Tutto è     lontano      dentro il presente

tutto ciò che era         è

un’era   racchiusa nell’ambra

nel ghiaccio        secco      ramo

della memoria che ancora fiorisce

cavo   il  favo della favola

gli indistinti brusii le assonanze

le assenze   essenze di ciò che è volubile

aria   fermento   e sangue     precipitato

in terra   precipizio di ogni ora

ciascuna  ancora un’era

di sottratte illusioni

allusioni costanti a qualcosa che s’invalida    fuggendo

….

troni     registri di suoni

toni della distanza

in qualunque circostanza

una costellazione di alterità.

Dì vide il giorno

la notte di ogni alba è sottrazione

del regno del tempo un dividendo di storie

con gestioni  fantastiche di alluvioni  tuoni

i lembi di questa carne cosmica

che ancora non smette    di partorire

stanze

sostanze dell’era.

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Cosa cerco

Posted in cinema, in-chiostri, lontano ancora più lontano, paesaggistica, pensieri sciolti, per ricordare, poesia, storia, tra pensieri e pesi con i tag , , , , , , , , on 31 gennaio 2010 by fernirosso

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che l’erba non abbia già oscurato

con la sua verde natura abbia trasformato

cosa cerco

che la terra non abbia già ripreso

in sé  di sé elargito

cosa

cosa cerco

da mettere dentro gli occhi

da riporre dentro la mia breve memoria

fatta di scritture e immagini che durano il finito

tempo  per dimenticare

il tempo per imparare

a sognare ancora e ancora  altro

cosa

cosa voglio     davvero      scovare

dentro queste righe che già non abbia intuito

in ogni altra scrittura    dentro le linee     del mio sangue

dove stano i ricordi    in agguato

quelli che stanno anche sotto

in terra   e in quello che dico     passato

Cosa      cosa cerco di brillare

che già non sia scoppiato

mille   milioni  di volte

dentro il mio occhio

dentro il tuo orecchio?

Ancora senza nome proprio

Posted in altrove, astronomia, bacheca poesia, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano ancora più lontano, paesaggistica, poesia con i tag , , , , , , , , , , , , on 31 gennaio 2010 by fernirosso

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Di tutto resta   l’imperfetto

metodo della consumazione

Tutto   tutto   senza eccezione

tutto  si disgrega

tutto si scompone e

cedono   i limiti

oltre passando i dogmi e gli assiomi.

Sappiamo delle cose l’autunno

e invece servirebbero  ali

per la nostra ragione  una stazione

servirebbero   convogli

di arti e migrazioni di piume

innumerevoli insetti

lievi   come i sogni

profondi    quanto la pupilla di Edipo

Servirebbe   che in noi    crescesse

la cecità del cosmo   dove    naufraghi

scorrono   in solenni processioni   gli astri

gli innumerevoli soli

ancora   senza un nome proprio.