Fish

Pubblicato su pensieri sciolti con i tag il 5 Luglio 2009 da fernirosso

GIARDINI D’INCANTO – N.4 All’improvviso

Pubblicato su altrove, e-vado libera-mente, fotografia, in-chiostri, paesaggistica, per ricordare, prosa con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , il 5 Luglio 2009 da fernirosso

Capitò all’ improvviso.

Fissava il muro della casa di fronte, con tutte le sue finestre illuminate nel buio, il muro sporco, graffiato dal tempo che da sempre gli chiudeva ogni possibilità di orizzonte, mentre, in sottofondo la voce di lei continuava monotona a elencare le cose che non andavano, quelle che si erano guastate e non funzionavano più, quando accadde.

D’ improvviso il muro scomparve e al suo posto apparvero cime di alberi  lievemente oscillanti nell’ aria della sera.. Guardò in giù, nella strada e la strada trafficata e impestata dai gas di scarico, era anch’ essa scomparsa: al suo posto gli alberi, pini e larici, affondavano le radici in un prato amplissimo.

Sentiva il profumo della resina arrivare fino a lui. Se ne riempì la bocca, la gola, i polmoni.

I rami frusciavano, uno era abbastanza lungo da arrivare al balcone dove lui stava in piedi, appoggiato al parapetto, fra le scope, gli spazzoni, gli stracci che lei usava per pulire le scale della casa. Portiere tuttofare lui, donna delle pulizie lei. Una vita da niente. Con sempre quel muro davanti. E, da un po’, anche fra loro. Ogni giorno, ogni ora, ogni attimo.

Ma adesso non aveva importanza. La voce di lei si era zittita o, in ogni caso, lui non sentiva più niente.

I rimproveri erano come caduti in uno sprofondo lontano. Le lamentele rimbalzavano mute, senza colpirlo, non più.

Un gufo fece il suo verso e fu come il segnale che fece aprire una finestra nel  fondo lontano, dove il cielo scuro  ebbe un sussulto e incominciò a cantare, melodie di un’ orchestra invisibile, di corpi celesti in giri armonici di danza.

Non era vero, lo sapeva e non era vero perché non poteva essere vero. Chiuse gli occhi, li riaprì, sbatté le palpebre, non servì a niente. Quello che aveva finito per pensare come un fondale, non mutò.

Guardò in giù, di nuovo.

Era tutto tanto tranquillo, tanto bello, da togliere il fiato. Desiderò di non muoversi più da lì. Restarci per il resto della vita che restava. Pensava che quando avesse fatto giorno avrebbe potuto distinguere ogni particolare del giardino incantato, pensò che, se solo ci fosse stata una capanna, tronchi sconnessi messi assieme alla peggio, sarebbe sceso, in qualche modo, di ramo in ramo fino al prato e si sarebbe sistemato lì: lui, i capelli come erbe intrecciate, le braccia corteccia profumata, confuso nel verde.

Ci fu un tuono lontano, un brontolio, un lampo improvviso illuminò a giorno il giardino.

Vide per un attimo fino al limite estremo, scoprì la linea dell’ orizzonte, infinita, oltre la quale c’ era tutto. Tutto. Il passato, il presente, il futuro, l’ amaro della vita, le delusioni, gli errori, i rimpianti per ciò che, non fatto, mai sarebbe stato fatto, le speranze,, i non sogni sognati, i sogni non sognati, i desideri, la rabbia e il pianto e poi ogni singolo minimo momento in cui aveva sentito la vita gonfiarsi nella vena.

Ed allora si girò, dando le spalle al giardino, verso l’ interno della stanza. Lei era ancora lì e stirava. Era notte e lei stirava. Era notte e lui sognava.

Pian piano entrò, chiuse i vetri della portafinestra e vide che fuori, il muro scrostato era di nuovo al suo posto, come se mai si fosse mosso.

Sorrise. Fece scendere la tapparella. Chiudendo la notte fuori.

Ho bevuto

Pubblicato su in-chiostri, lontano ancora più lontano, qui e ora ieri e ancora, qui è da nessuna parte, tra pensieri e pesi, visita con i tag , , , , , , , , , , , il 4 Luglio 2009 da fernirosso

ho bevuto e bevuto

e ho perso  il so(n)no.

Ho deciso di  bermi

per  non svegliarvi più

voi raccolti invertebrati

insetti da bacheca  in un cartoccio di rifiuti voi

voci senza mai suono    i miei pensieri    voi

l’ultima cosa che volevo incontrare

o forse no

non è preciso

l’unica  cosa vera con cui non volevo

imbattermi

era me stessa

le ossa della  bestia senza esistenza che si sbrana da sola

e che oppone  resistenza a questa ultima

frantumaglia di verità.

Lei il lenzuolo   l’avvolto   male

lei  la  sindone     che segna i diluvi

la cava del mio mare

in secca  lei         l’affondo

la più distante        lei  senza un confine

che mai  raggiunga

il legno che brucia  lei

lei che non fa fuoco

lei il rogo nel gorgo che nessuno avvicina

il nero nel nero

lei  dissipata    abluzione    lei

ancorata  e tesa

nel niente spesa.

G(h)iaccio in questa fossa

Pubblicato su in-chiostri, pesi solo pesi, qui e ora ieri e ancora, qui è da nessuna parte, segni vuoti senza scrittura, senza possibilità di scappare, tra pensieri e pesi, tutto fuor che poesia con i tag , , , , , , , , , , il 4 Luglio 2009 da fernirosso

dell’estate            una paura che ritorna

come la lama di una antica ostetrica

e preme   preme   sul ventre     vuota sul vuoto          non riconoscendone

la massa        la cancrena.

Ci sono parole chiuse      parole di paglia

nel sacco e il fetore è la presenza di una bestia oscena

scaltra non se ne vuole andare

il mio sangue è il bivacco e la sua  stalla.

Ancora e ancora mi inietta  il veleno ghiacciando e stordendo

il dolore. In questa fossa non c’è acqua né battesimo che nasca

questo corpo non è il mio

da  tempo fessurato  l’anima dai tagli è

ormai tessuta e impazzita

li pretende        lei     l’anima assetata

insensata fi(a)ccata dentro il ramo di un melo disegnato

secoli fa spaccato

per tanta  perfettissima sapiente ferocia rinsecchito.

Non ci sono più ponti

Pubblicato su 1, APPELLO, INVENTIAMO UN FA-VOLARIO, altrove, in-chiostri, luna, poesia, profezie, prosa con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , il 4 Luglio 2009 da fernirosso

sotto cui      s o s t a r e

tutto mi corre sopra a grande velocità

va verso un disegno di specchi e di echi vuoti

tutto è vetro che si rompe.

Sto ancora qui

per terra dentro il  pozzo

prosciugata

e nemmeno il suono del vento

può fingere per me  un sorso d’acqua.

Sono secoli che qui dorme l’altra.

Ancora non è morta ancora nelle sue veglie viene a ferirmi

coi suoi vecchi pungoli e gli attrezzi arrugginiti

avvelena me: la sua fame senza fine.

Ha odore di guasto questa terra

malata di assenza       ferita di arroganza.

Ha sapore di sangue questa vena che s’interra

e si disperde dove vorrei seguirla

dove vorrei  spar(t)ire

in un verde  le mie ultime spine.

Avevo un cuore fatto a pesce

Pubblicato su altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , il 3 Luglio 2009 da fernirosso

Avevo un cuore fatto a pesce

e un uomo fatto a padella

intero si tuffava

nel cerchio  delle sue funzionanti finzioni.

Non c’era parola che non lo facesse traballare

e non c’era storia che non lo facesse

in-visibilmente consumare.

Una scatola: con-serva lasciata nel free-go-ri-fero aperto

dalla mente cronica storica

patologia medicamentosa insanata miscela di correnti e freddo

ciò che è e ciò che non è.

Avevo un cuore

pronto da friggere

in qualche piatto da anniversario

Ma anche il  persico

il persi(a)no scià di piatto

poteva scambiarsi la frittura

e il pad-abort-test della pat-ella.

Un arresto da consumo un eccesso di

com-busto perso

nel programma di lanci dalla rampa

una fuga di chi e che cosa

chi è consumabile e chi no

nel mare senza arresto della stessa

frizione da funzione.

Consumare e consumarsi

un chicco o un cocco    oppure un coccodrillo

che nel tempo è transitato o si è sintonizzato

tra l’esofago e la fuga in cui credevi d’infilare

la tua giusta professione

di  fede      una icona come le  altre

quelle che si crede siano a più alto voltaggio

passate per la sommità del capo

prima di sfoltire la chioma

un Sansone prima del taglio di capelli.

E dopo il fritto

un misto  mistico

una mestica di olii e pig-menti

del persico e del piatto

un’apparente anestesia un  bulimica in-digestione

vomiti sull’altro ciò che non è tuo o lo è senza che tu lo sap-pia

una seppia  solo  tua

la tua biliosa rabbi(c)a convinzione

che c’è una specie sotto vuoto o di un  vuoto che ti spinge

e ti riempie di solidi la mente

di acque di scarico

di silenzi surrettizi in day hospital

da ambulatorio  apparente

un’anestesia del dolore in-dolore.

Un en-cefalo  ah!… cefal(l)o da buttare

nel mare surrenale delle tante divagazioni

un’ orina da un placebo

per volate tra un’anima e l’altra

nell’hangar  della te-la-visiono.

E sei tua e sei mio sei di chi ti pare e

non ti piace se sai e se sei qualcosa di più di un franco

bollo da stampare  che si appiccica ai sogni e ai se(g)ni

e soprattutto se, ancora, come un tempo sei e hai

una voglia da morirci dentro il cuore

di finire con-sagrato sotto il piede

di quel passo falso doble che continua l’antica

stantia retrograda story-ella

che son tua e che sei mio che siamo noi e siamo gli unici

plasmando a piaci-mento le solite quattro

dico quattro

battute da letto.

Orlando d’erbe i giochi

Pubblicato su Un tour di voci, altrove, cinema, e-vado libera-mente, in-chiostri, per ricordare, poesia con i tag , , , , , , , , , , , il 1 Luglio 2009 da fernirosso

i nostri passi si affrettano alla muta

fredda sostanza di una quiete  sola

terra di terra saprà parlarci

e nuova riconoscerà la sua sostanza

come la prima volta

quando dall’estremo   precipizio  cademmo nel suo

cielo     cieco  calpestio     buio

labirinto     di azzurri.

G-OM-MA. Un testo teso su di te dove sto.

Pubblicato su altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, scrittura e gioco con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , il 1 Luglio 2009 da fernirosso

issa…mi dicevi… issa sape’ ca si mi

rapi

u core ce truevi scittu  u n  om   e

le parole le parole le

p a r o l e s i        d i s i n t e g r a n o  grano a grano

si nasco no per te là sulla tenera terra di una pagina pressata

ch’issa  sia acqua o luce o…issa

issa la parola

sollevala per aria e lasciala cedere        per  a via       via

di quella sua strana sostanza

A E r E A

di(s)-sol-vera  sarà.

Non servirà

G       (che la rinasca)

Om   ( che la pronunci)

ma    ma ma di se stessa

strofinandosi sul foglio stempererà

ogni sua caduca verità.

TE(R)RE DELL’O(L)TRE

Pubblicato su Un tour di voci, altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, mito, musica, poesia, questa è vita, storia contemporanea-storia antica, tra pensieri e pesi, video con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , il 1 Luglio 2009 da fernirosso

A  V  I  D  A          LA VITA

SVOLGE L’ ARIDA-MENTE ALL’ALTROVE QUI

S T E N D E    IL SUO COPIOSO ATLANTE

SEGNA I PINNACOLI     E   LE BESTIE         CATTURA

I SUOI GENI.

E CI SIAMO APPESI ALLE FUNI E ALLE PAR(AB)OLE

ALLE DEE   F(IL)ATE  NEI  LEGNI  E NEGLI AG(H)I DELLA MENTE

NELLE     (C)ORDE DELLE VOCI   NEGLI SPESSORI     DEI RICORDI

SIAMO         SOLI

ANCORA     PER SEMPRE

SOLI

F(I)ORI DEL CAOS

A Pina Bausch- Noi, ci hai visti?Così con-posti con-punti in-visibili

Pubblicato su ATTUALITA', altrove, danza, dedica, lontano e fuori, molto più di una traduzione, musica, per ricordare, ri-lettura, video con i tag , , , , , , , , , , , , , , , il 30 Giugno 2009 da fernirosso

siamo le figurine dell’album

panini da mangiare al pic-nic

con nic e con pol

con zac  con tac e

con tic. Tanti tanti…     tantic

e qualche tif.

Uno come il due o  il tre

atti da teatro     ambulanti    tanti

nessuno senza occhi e

polife(r)mi  che si     r i v i n c o l a n o

all’oro della loro    stessa     a n o m a l i a.