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(ap)punti dall'arte

ci sono parole

cristina troufa

Cristina Troufa5

.

che ho chiuso nei cassetti
altre  rovesciate sulla schiena
le ho più tardi incise tra le vertebre
e una più delle altre non pronuncio mai
non riesco a vederla toccarla raggiungerla
la tengo sotto il lume e brilla che quasi mi acceca
senza ragione la guardo e continuo a non vederla
da quando quel fine settimana
sono stati tagliati i ponti
tagliata ogni relazione
e nell’incastro degli impegni
tu
non sei più tra i miei giorni

mi marca sotto il piede

cristina troufa

Cristina Troufa

un tempo incerto dove la vista inquieta
non distingue i vivi dai morti

vengono da uno spazio vicinissimo
questo presente di volti abbattuti tutti quelli che abbiamo
impiccato ai pali altissimi della nostra incuria
dimenticato dentro il fossato della nostra vanità

affogato nel baratro blu di un viaggio senza scampo
disperso tra le  pagine di giorni che quotidianamente
vomitano le storie della nostra barbarie
gomito a gomito per le strade
nella rincorsa senza attesa nella voglia di profitto

perdiamo  ciascuno un se stesso
senza il volto
del cieco che sono che siamo
impariamo la lezione del sasso
la ruvida consistenza del silenzio
la geometria

della distanza che ci lega

inevitabilmente

ad ogni altro

di tutti i piani

andrew wyeth-la vicina di casa

andrew wyeth-la vicina di casa
.

che ho costruito
di tutte le mappe che ho da solo percorso
di tutti i treni che preso e in uguale misura perso
di tutte le parole a vanvera che ho pronunciato
credendo di pontificare messi   di un sapere che mi resta sconsciuto
di tutte le idee fasulle che ho spacciato per verità
per tutte le prepotenze subite e quelle inflitte
per la tante occasioni abbandonate
e le strade mai disegnate
per i soli che non ho
abbracciato chiamato ascoltato
per tutto il sale che non ho
messo nella mia bocca
e per tutto l’amaro che ho schizzato
rendo a me stesso conto    oggi
mentre mi spoglio della vita da giorno a giorno
e non mi resta tempo
sufficiente per picchiarmi inutilmente
il petto la scusante di ogni verdetto
mi serve riappacificarmi
con quel pugno di terra che sono
con quel modesto soffio di vento
che respiro m’inalbera nel cielo
mi serve un ora  che duri quanto  serve
per cancellarmi di dosso tutti i cancelli
e trovare oltre ogni inutile obbligo
il suono sovrano
la memoria sicura  che mi  marca dentro
più forte il petto

se cucirai il tuo labbro al mio

cristina troufa

Cristina Troufa3

.

sarà verde tutto il mio corpo
se tra le guglie della roccia e le linfe delle  ossa
suoneranno ancora i venti   le parole segrete
le antiche pergamene
di nuovo e ancora si soffierà il vetro di una parola trasparente
la parantela della gente
la magnifica gramigna che la vita e il suo governo
radica ancora notte e giorno

mi riassumevo nella carne

dorina costras

Dorina Costras5

.

ultima terra da vivere
una sorte tutta intera
a cui non sottrarre giornate
su cui non montare con le scarpe chiodate
e nelle ossa ascoltare il custode magnanino
il referente del dominio
questo valico  antico questo composto convoglio
d’uomini con l’occhio divelto e la parola senza suono
con la tasca del pane fresco nel ventre di ogni donna
e il seme da gettare dall’altare di ogni bestia
mi riassumo ancora
mentre mi disperdo nella trama di un futuro
unico padrone del suo verso

anche le pareti

old window in mirbat

Old window in Mirbat, Oman

hanno voci e le scritture
tutti i segni persi nottetempo
tra il corpo della casa e il sogno
in un vicolo stretto
sempre più angusto
dove di solito c’è lo sgabello del tuo tempo
quello che conta meno di tutto.

*
e quando ho finito di scrivere
non mi domando più cosa è rimasto
niente è rimasto
tutto si è spostato
si è perso
si è rivoltato contro se stesso
e sè mangiato persino l’ultimo punto che avanzava
da qualche parte non ancora visto

*

pensa che si rischia anche la morte
qui dentro uno stillicidio il tempo
scrivere una parola
cavarla dalla bocca scura sporca asfittica
e darle la tua
aria
darle il respiro fino a che non te ne resta
più nemmeno una goccia
la vita in tasca

*

fra le mie mani il nudo
questo corpo vecchio
esausto esautorato
che non si guarda più allo specchio
che si vede da dentro
dove la guerra devasta
persino chi sventurato
si mette di vedetta

per savarlo.

*

non ha più posto questa casa
per seppellire i morti che si sollevano
ogni giorno dai sarcofaghi
e fanno così tanto rumore da stordirti
del loro vuoto
del loro niente
per dire un passato
che continua a farsi
oggi
essere
presente

*

E quando di nuovo
se ne esce l’alba
mi ritrovo in terra
sono caduta e non me ne sono accorta
ho il labbro che sanguina
e un terribile dolore alla spalla
forse l’ho rotta e mi rialzo
faticando sui piedi
mi sembrano bruciati
sì cadevo dentro il burrone nel sogno
e al fondo un falò
mi  cancellava
sparita dalla vita che ci facevo adesso
in questa ade logora  confusa
dentro il sogno d’essere sveglia?

*

per una lode canto anche la fatica
dei giorni rubati dei baci a mezzadria
per una falce di luna nel letto
mi spalanco e mi faccio in quattro
pezzetto per pezzetto
mi arrangio un quartetto di lusinghe
che sia perfetto questo gioco e l’illusione
d’essere.

*

manca il prezzo
il vestito questo corpo lo devo lasciare
perché non ha prezzo
la vita

*

ormai la mia follia è matura
al punto che non ricordo
quale sia  l’entrata e dove sia l’uscita

per un seme non è fatica
tutto si assottiglia alla terra che ti radica.

*

mi guardai
la luna per ore mi specchiò
e un chiodo in fronte
mi sembrò la tua voce
cupa acuta lunghissima
era la luna che con due asole
annodavi alla mia vita
e non sarebbe più finita
nemmeno con la sparizione
della tua faccia
nemmeno con la lontananza
niente è mai troppo distante e tutto
si conficca dentro il tuo corpo
il lavoro sta nel dissodare dalle pietre quella terra di calcina
e farne un orto
dove crescere la quiete di un frutto rosso
il melograno  del dono e mangiando sei semi
dimenticare te stesso
all’inferno tutto il tempo
lasciando quell’altro  in abbandono
senza primavera  senza più semi
liberato  da te quel corpo è mondo.

*

sparse  rose
per il  suo sangue
ne fece brecce di poesia
sui muri della casa
diventarono stelle di sale
e  stele alte fino alla trave più alta del tetto
il cielo ricadde su se stesso  in basso
radicandosi di  quel rosso dentro ogni petto

Chiusa

drawn from memory

a derivative drawing of a photograph of a drawing, drawn from memory

 

è un luogo dove abita il silenzio
dove la memoria si distilla
dove la mente si deposita
tra le rocce e l’acqua
e tutto si assottiglia

 

dico di non saperlo

michael levin

Michael Levin

ma sento come cresce e si dirama
questa solitudine che è scelta
ferita sempre accesa luce di un fare    mare
dove mi calo nuda e intera
dentro la salma trasfigurata
in me stessa trafugata .

Ed è una terra che s’increpa come un cretto di fiume in secca
è la brace che non scoppietta e brucia chi per caso l’avvicina
rossa cicatrice      ignea veste dell’albero che abito
mi riveste e crede d’essere mio
corpo di solitudine assolata e terribile
abbraccio di silenzi che mi invadono
pesanti     pensanti lezioni nei territori dell’essere io    senza dimora
senza sicuro e assicurabile benessere

io che muoio e poi rinasco
tra la cenere di altre me
più di mille e altre mille volte inerme.

c’è stato un tempo

andrew wyeth- night sleeper

andrew wyeth- night sleeper

.

Non si ritorna mai da così lontano come da se stessi.
Un diario è talvolta necessario per dire che uno ha cessato di essere.

Tahar Ben Jelloun

 

 

uscivo di notte
cercando un’altra
che per strada avevo perso
quell’antica figura senza forma
che in me non aveva trovato la giusta sostanza
e antica quella parola adesso torna incalzandomi
girovagando di stanza in stanza   gareggiando in me
un suono solleva di fogli di passi e passati
di passate lezioni incomprese
e dubbia euforia di estraniata dolcezza
per una verginità perduta in un soffio
tempo        nel precipizio del mio volto
chiuso dentro un altro baratro più profondo
un disceso aspetto nel palco dell’essere ogni uno
un tempo trapassato
e remoto durissimo dove sta chiuso  il colpo
piantato sul mio petto
la voce   lama   che mi scarnifica l’ombra
e si abbevera anche in questa
mia vita abbreviata dalla memoria più giusta
brucata come l’erba cresciutami addosso
nello spazio di un incontro ormai smesso
e consegnato adesso
con la matura minuta della spesa del mio poco
tempo rimasto.

se poi


.

 

vorrai dirmi che cosa sia
questa lunga cessione di giorni
e dove  tutte le parole  depositano la loro vuota scia
per arrivare alla soglia  anch’esse come noi  senza ombra
se vorrai dirmi
all’ultimo in un respiro che si abbrevia che tutto è un niente
una modesta sera
senza peso ogni cosa è  trasformata
nel sogno di vivere
e senza passione l’amore non ha passi
e un brutto scherzo
è l’orrido in cui  cadiamo  senza capire il corpo intero    dentro
dove non basta avere scritto e che non basta avere letto e detto
che serve anche morire
per scoprire l’ultima più incisa soluzione nella pietra
là dove sta  in tana la morte
nell’attimo in cui la vita è più forte.

e in questa carne d’amore

suhair sibai

Suhair Sibai.1

.


non avrà potere
la morte

non avrà  dominio e     nudo
questo corpo mai visto
questo  abito d’ore con fili fittamente intrecciati
che il vento non scioglie e  la pioggia non  marcisce

questo luogo dei segni che la notte incide

e un mare senza rotte  solleva
fino all’ultimo attimo fino all’osso spolpato
in terra rovesciato questo corpo
calpesterà finalmente tutte le sue stelle
impazzite da tanta incomparabile
corruttibile e fragile    precaria bellezza

da un minuto all’altro lì ma

amanda nedham-  sleep of reason

Amanda Nedham. Sleep of Reason

.

mi era servito tutto il giorno
tutte le ore senza perdere un attimo
avevo lavorato senza perdere d’occhio il segno
non una curva nè una linea
retta ero rimasta all’erta
sul precipizio di ogni punto
preciso il ponte per il seguente baratro
senza stacco eppure con tutto il cielo che si raccoglieva
bianco come in un paniere
dentro
nel pozzo che vedevo aprirsi ad ogni salto
e la neve  copriva le mie impronte
affinché ogni parete fosse nuova
ogni sua stanza fosse diversa
e dopo averli a tratti aperti
strettamente avevo richiuso gli occhi
aveva lampi
che brillavano la mente e il cuore  a stento
reggeva quella sua insostenibile tempesta
un turbine di direzioni
nodi inestricabili di tracce
fino a che esausta e contenta la vidi
formarsi intera
sul ciglio della mia bocca
e la depositai così come era

nuda spoglia
una  parola
sola

amo

.

Da Nel lusso e nell’incuria

te lo dissi

enversdudecor


.

.te lo dissi
ho solo frammenti
la memoria si è cancellata
per lasciarmi ancora un’altra giornata
per farmi credere che il tempo
passa come una ruota
scorre nella mia vita
ed è una immagine nuova
una illusione infinita.

a volte mentre dormi

.

senti qualcosa  sfiorarti
senti con chiarezza un respiro
accanto al tuo
così vicino al tuo corpo
che crederesti fosse   là
così vicino da poterlo toccare e senti
un brivido
risalirti la schiena
qualcosa che ti attraversa
e ti spinge a girare la testa
a capire  chi sia
rompendo l’incantesimo di quella soglia
dove ancora sei ferma.
Se ti muovi
pensi
tutto scompare
tutto è solo quel soffio
quell’ impercettibile e palpabile
respiro all’orecchio
qualcuno che ti ha detto
ecco sono qui
e
il resto lo vedi poco più tradi
appena ti svegli
e trovi il mondo al balcone del tuo occhio
un poco più grande
un poco più nitido
un poco più tuo.

11 maggio 2013- A Elina

scrivimi

.

scrivimi
quando non sai cosa fare
scrivimi qando piove
scrivimi anche quando stai in riva al mare
dimmi con poche parole chiare
cosa ti apre dentro il vento
cosa disegna sulla tua faccia
scrivimi scrivimi tutto quello che ti passa
e mandami un bacio
tra una parola scritta e l’altra

scrivimi
scrivimi appena hai un attimo
scrivimi di te
che possa trovarti
dentro il nocciolo del mio tempo
in un guscio minuscolo
che nasci in te e in me
come fosse un unico albero.

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