ho percorso le campagne

Posted in ATTUALITA', congetture, in-chiostri, lontano ancora più lontano, poesia, questa è vita, video con i tag , , , , , , , , , , , on 18 Dicembre 2009 by fernirosso

da qui al grande fiume

non so più quante volte

da anni girovago

di casa in casa nello stradario di padova e rovigo

saltando di pioppo in pioppo

come uno schioppo sulla spalla di chi spara

e mi ritrovo spersa

come sul mare un’onda     morta

saltata in gola alla balena

la parola più corrotta    la grande    cancrena

la memoria senza più storia

perita patita sperimentata da ieri ai giorni d’oggi

in queste golene della fame e della miseria

in queste vie di un  centro sempre più stretto intorno alla leggenda

là dove il duce  fece il condottiero

rimboccandosi le maniche e falciando due fasci di grano

per tutte quelle  altre

sue campagne di prima linea

che scaraventavano al vento i semi della vita e trafugavano affetti

in quelle case già scarnificate all’osso

E non vedo differenza da ora che si (de)canta

un benessere offuscato da una crisi manovrata

ora che l’acqua si paga un tanto al litro e non è (de)liberata

la politica di un groviglio di affari che col suo business

imbroglia le carte documentarie

quando a guardare con attenzione  è rimasto lo stesso

il fornitore a monte

e il mare se lo ingoia  tutto     il parlamento

di infrattati pesci  cani  che depositano uova

di  murene  come cancrene

e di lavoro non si batte

un chiodo al cantiere.

Ho percorso le campagne in lungo e in largo e

non c’è più che irrorazione

non  preghiere come un tempo si era soliti citare

ma ogm e altre infestanti malsanità

nutrono la terra di bestemmie ed eresie

finchè un bel giorno

questo pianetino di batteri

sarà solo una  scorta di

ammuffite malvagità e fosse di fossili avvelenanti.

di tutte le specie.

Da rifare. Tutto da rifare.

Posted in Un tour di voci, altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano ancora più lontano, lontano e fuori, pensieri sciolti, per ricordare, pesi solo pesi, poesia, qui è da nessuna parte, surrealtà, tra pensieri e pesi con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 Dicembre 2009 by fernirosso

Vladimir Pajevic

Quanti fiori ho seminato e quanta acqua ho versato

quante volte sono venuta giù in città e su da te al terzo piano

quante quante volte

te lo sei mai chiesto?

Quante volte  ho detto basta e ho ricominciato

da un risveglio all’altro

senza pensare a niente se non a quella volta

quando mi svegliai da un letargo in cui non sapevo d’essere sprofondata

quando mi svegliai da un buio che mi aveva mangiato le ossa

e non riuscivo  più a restare in piedi

ferma con i piedi puntati per terra

perchè c’erano solo vuoti là intorno

e grandi immense voragini mi crescevano dentro

Quante

quante volte lo ricordi?

E tu?

Tu non c’eri.

Eri l’ espediente

l’incoveniente di aver girato alla strada

dove alla forca stava già appesa la mia vita

e dentro al letto nemmeno i sogni riuscivo a mantenere in equilibrio.

Ma ti ricordi quante spine ti ho strappato dal  fianco

quanta rabbia ho inghiottito

restandomene zitta

seminando fiori e coltivando illusioni

io che avrei voluto essere un fiore

io che adagio adagio mi sono persa  in mezzo al prato bruciato di agosto.

Invece manca poco

manca sempre troppo poco per la fine

Ci vuole poco a morire

e pochissimo a mentire come continui a fare tu

che sei uscito di casa prima ancora di andartene

infilando amaro e buio dentro gli armadi

abbandonando tra i cassetti tutti i tuoi pensieri più gravosi

senza altro binario che un linguaggio senza parole

solo tradimenti e mezze bugie

interrotte da altre parole vuote e senza ascolto.

Ci manca poco a finire

e vorrei  che tutto bruciasse

si scomponesse l’amaro che hai sciolto dentro l’acqua da bere

i bulbi del tuo buio che hai interrato dentro i vasi del balcone

e non c’è più       niente

che non abbia come traccia la tua ustione.

Vorrei

vorrei che piovesse finalmente

per giorni e giorni         per ere intere tutto corresse al mare

tutto ciò che un giorno chiamavo anima e non è altro che una misura

del non essere più qui.

e vado in terra

Posted in ATTUALITA', altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, musica, pensieri sciolti, per ricordare, pesi solo pesi, poesia, questa è vita, tra pensieri e pesi, video con i tag , , , , , , , , , , , on 14 Dicembre 2009 by fernirosso

.

raccogliendo il  filo

ferro di troppe spine

che ancora premono

il capo  di una umanità sconfitta.

Ogni volta che qualcuno pronuncia la parola fame

ogni volta che qualcuno implora aiuto per un altro

ogni volta che qualcuno si fa garante di una volontà preclusa e occultata

dalle tante troppe leggi che governano la frode

ogni volta che un uomo calpesta e sale sul corpo di un altro

uomo come lui e fragile per uguale inconsistenza

allora un’altra spina si conficca in corpo di quel lungo    essere

doloroso che è l’uomo

capitato qui in questa terra di prodigi

accaparrandosi un diritto sognato e mai

detenuto.

.

toc toc

Posted in altrove, dedica, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano ancora più lontano, lontano e fuori, musica, pensieri sciolti, pittura, poesia con i tag , , , , , , , , , , , on 13 Dicembre 2009 by fernirosso

Vladimir Pajevic

tocca

salta

si rincorre

una capriola avanti all’altra

da quando hai scritto

segna altre pagine il tempo ripido

si è fatto    rapide

dalla sorgente

dentro le nuvole

raggiunge la curva  e si tuffa

acqua    aria  dell’oltre

dove tutto è

presenza

senza necessità di orizzonte.

Un’acqua potabile, un’acqua cantabile

Posted in PACCHETTO REGALO, dedica, in-chiostri, lontano ancora più lontano, pensieri sciolti, per ricordare, poesia, scultura con i tag , , , , , , , , , , , , , , on 12 Dicembre 2009 by fernirosso

Mario Iral- finestra

E si è rovesciato
questa mattina
tutto il cielo in quello sguardo
trattenuto dai nodi del legno
nella levigata composta finestra
in cui un sorriso resta di guardia
sulla soglia del sogno alla realtà che si approssima.
E lo tocco quel cielo
ha un peso è un affetto ponderale
sonoro e minerale
è arrivato dalle profondità delle radici
dalle sale della terra
colto dal buio
è risalito a galla

per farsi acqua

un’acqua potabile

un’acqua  cantabile.

A Mario I. e Antonia  Z. che, oltre  ad avermi offerto la grande gioia di camminare e lavorare assieme a loro, di toccare i percorsi  dei loro sogni, che solo gli astri crescono tra i pensieri e maturano tra le vertigini dei giorni,  hanno fecondato l’incontro con il seme dell’amicizia  e mi hanno fatto dono di  una memoria senza tempo.

Con grande affetto, fernanda.

Tra questi estuari

Posted in altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, poesia, qui è da nessuna parte, ri-lettura con i tag , , , , , , , , , , on 12 Dicembre 2009 by fernirosso

Martin La Spina- Giovanna Tornabuoni together with Chameleons

giovanna_tornabuoni_together_with_chameleons

sin dalla  sorgente   nei crateri

dei santuari      nelle ossa   scorri

il  pantano   affacciato ad un palmo del tuo cielo

e ride

la tua voce    disumana    queste giornate in riva alla vita

così tante volte accolta

raccolta nei deserti di tanta angusta terra.

In pochi cubiti       di  stanza

la tua profonda messe

dismette me  in me stessa

cresce    la mia morte dentro la tua vita

e

non ho voce

non ho voce che basti

tu  soffi     oceani senza riposo

la mia smemoratezza è  cenere

nel vento del tuo farti

ancora più prossimo.

La casa? Abbandonata.

Posted in Un tour di voci, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano ancora più lontano, pensieri sciolti, per ricordare, poesia, qui e ora ieri e ancora con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 Dicembre 2009 by fernirosso

Ed era rimasta ad aspettarmi

una vecchia scheggia

trafiggeva il corrimano della scala

trafiggeva il ricordo di quei giorni

rifioriti sull’intonaco di calce e il giglio rosso

nato di notte

nei sogni di mio padre.

una moneta di piccolo taglio

Posted in altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, per ricordare, pittura, poesia, ri-lettura con i tag , , , , , , , , , , on 10 Dicembre 2009 by fernirosso

Agostino Arrivabene- metamorfosi

Come nel fondo di una tasca

una moneta di piccolo taglio

non salta tra le dita

così nel cuore della notte

si è spento il vento

non cantano più le foglie

nel grembo della luna

si aggrottano tra le nuvole le poche stelle

e tutto è buio e tutto si chiude.

Aspetto il treno.

Aspetto il tuo ritorno

nella certezza

che non sei tu

dentro quel viaggio

non sei tu

nel fiore dell’attesa.

Molta moltissima neve

si è posata dentro la conchiglia

nella sostanza di quella antica voce

che un tempo ci teneva insieme

anche se eravamo entrambi altri pianeti.

Oggi i giorni si sono fatti distinti

distanti le nostre orme e i fiati

non segnano l’aria con o schizzati dalla meraviglia.

Abbiamo consumato i ferri delle rotaie

anche noi combattendo come si fa in una guerra

abbiamo contato i nostri morti

e non sopportiamo più

né tu né io  lo possiamo

di vedere che siamo sempre

noi i caduti

in tutti gli interpreti della storia.

Ricordo ancora

Posted in altrove, e-vado libera-mente, in-chiostri, lontano e fuori, paesaggistica, per ricordare, pittura, poesia con i tag , , , , , , , , , , , , , , on 6 Dicembre 2009 by fernirosso

LUIGI BARTOLINILe violette. 1936

Mia nonna coltivava viole e basilico

accudiva i polli e i vitelli nella stalla

parlava con l’asino che scappava

scalciando e trascurando

tutti quelli che volevano acchiapparlo.

Lei lo chiamava, lo chiamava col suo nome

quello che ormai riconosceva al primo fiato.

Ogni volta dopo il viaggio dal campo o al campo santo

lei lo ringraziava staccandogli il carretto dalla schiena.

Non spendeva parole mia nonna

le sue sillabe erano semi da spargere nell’orto

il latte il pane la farina il burro ricotta       e

conserva   ogni giorno da curare

da governare tutto il regno di dio e tutto

dentro una mano

vecchissima e leggera. Non c’era cosa che lei non amasse

non rispettasse: una gemma di filo, un tutolo di frumento

un legnetto, un rocchetto, una tazza sbeccata

un bottone in madreperla e quell’altro fatto a fiocco di metallo.

Li conservo in una scatola di latta con il  proposito

fermo e sicuro di donarli a mia figlia: il nostro

piccolo tesoro.

E la monnezza: era un reame dove d’inverno

prendevano vita i pomi: d’oro, lucenti del     sangue di mia nonna

che intanto invecchiava: si facevano muffe i   suoi capelli

muschi le mani incolte eppure

non c’è cosa che dentro la mia bocca

non sia intera la sua lingua.

Un calendario d’erbe ammaestrate

Posted in e-vado libera-mente, in-chiostri, pensieri sciolti, per ricordare, poesia, qui è da nessuna parte, storia, teorie con i tag , , , , , , , , , , , on 5 Dicembre 2009 by fernirosso

Ana Kapor-Caleidoscopio

Avevano un confine

un tempo

le cose

avevano una natura familiare

le piante i viali i colori

e c’erano giardinieri  addetti alla cura di quei piccoli

paradisi erbacei e dei grandi alberi secolari

alloggiavano fiori      accompagnavano

tutori ai deboli neonati delle querce dei longilinei cipressi.

Tutto aveva una sua orma sicura

tutto era vicino e dichiarava chiara

una comune appartenenza.

Oggi sembra che tutto collimi con un mezzo

che è il prezzo di ogni cosa

persino lo stare qui ha un cartellino e barra

in codici questo calendario d’erbe ammaestrate

queste cattedrali d’abbandono.

.

Ana Kapor- Il giardino