Archivia per Febbraio, 2008

ho sperato davvero tanto

Pubblicato su poesia il Febbraio 28, 2008 da fernirosso

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che in me la terra chiudesse le parole nel sottile abito delle foglie che cadono
volevo anch’io sentirmi così,là dove i piedi ti calpestano e ti aiutano ad essere solo terra tra la terra.Ma persino questo è difficile per me che sono d’altra inutile sostanza

quante inutili vanità

ci portiamo appresso e ci precludono il piccolo salto dentro noi stessi.Noi che ci crediamo così utili,così disperatamente sempre lontani persino da noi stessi,nemmeno più animali.Carte e inutili scritture che scricchiolano sotto i denti di parole che non saziano,mai,che non si lasciano sgravare del futile inganno che in loro coltiviamo credendoci scaltri, mentre alla fine restiamo zoppi e mutilati d’ogni verità.Di niente noi siamo padroni,solo pre-dati.

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tutte le cattedre di pietro

e le case dei re sono frantumi

su cui altri hanno idolatrato inni

di parole sognate e altari fatti di pietre

colte dalla sabbia, ma tutto e tutti sono regno del silenzio.

Né oro né argento né pietre che scintille fanno della luce

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potranno rendere meno grave e disperata l’ultima nostra non decantata parola. All’osso relegata la chiave aprirà l’ultima porta in questo regno che ci resta chiuso.

dio potremmo ancora chiamare un dio che ci spieghi tutti gli orrori di questa nostra povera stirpe di eletti suoi figli?
Noi che in croce ci stiamo dentro le ossa,noi che sotto i piedi abbiamo deposte schiere e legioni dei suoi angeli incarnati in uomini donne e bambini di ogni razza e colore dei suoi pensieri,noi che ci siamo strappate le carni e ancora la terra che non è nostra ce la rubiamo adducendo vuote menzogne che la mente laida adescatrice sentenzia profanando persino se stessa ,piccola vuota zolla fatta meno che d’aria.
E guerre e ruberie e blasfeme verità vanno accecando l’ultima piccola luce nell’olio di un corpo sempre più mercanzia delle bestie impazzite nel loro stesso liquame mortifero.

Verrà è certo che verrà

e inizierà rubandoti la luce piegando le tue vuote rotule
verrà chiamandoti nell’unico nome che potrai sentire
sarà tuo il suo movimento e tu ti spegnerai come un cerino annega nell’olio.

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nessuno avrà più

un volto, sola sarà la sua presenza in ogni forma
l’impronta che avevamo scordato affogandola nella carne
oscurandola ai nostri pensieri,cercando di marchiarla come si fa con il bestiame che si abbandona.Nemmeno un abbraccio sarà più uno stare uniti
Lei, solo lei sarà l’unico corpo e le vertebre sarranno i suoi flauti cantori.

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dio potremmo ancora chiamare un dio che ci spieghi

tutti gli orrori di questa nostra povera stirpe di eletti suoi figli?
.

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noi crediamo che parlarne regga lo strazio

crediamo che lasciare oltre la nostra bocca lo schifo e la paura dell’ atrocità di vivere
ci permetta di nasconderci in una riga di nero inchiostro e copra la macchia che ci oscura il sangue
noi pensiamo che un pennino di latta riesca a trovare le risposte quando nemmeno la domanda riesce a raggiungere alcun bersaglio
noi abbiamo frecce senza punta e senza acume
noi siamo solo silenzio nel silenzio

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ora la notte si riproduce in tutte le sue moltitudini di inganni

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tutte le immagini appartengono a Z. Beksinski

crude le ore

Pubblicato su poesia il Febbraio 28, 2008 da fernirosso

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erlend mork

hanno eroso la cresta iliaca delle mie ossa

erigendo montagne altissime dentro i miei ricordi

hanno murato l’orizzonte oltre il quale niente

riesce a penetrare l’infinito gioco delle ombre.

Io stesso di acqua e di calce non posso che rivolgere indietro e in basso

alle piante del mio unico piede, questo emisfero del cervello in cui ogni percorso è tregua al nulla che fugge.

ho seminato ortiche sui tuoi passi

Pubblicato su poesia il Febbraio 27, 2008 da fernirosso

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steven kenny

e ho gettato sale tuttintorno
sono distante ora
tu lo sei da moltissimo tempo

Se tento di cucirmi addosso tutti i pomeriggi
che ti ho aspettato, adesso che sono ancora più lunghi di allora,
adesso che ho altre parole capitoli di parole storpie
vaghe pesanti e leggerezza abbastanza
vorrei serenamente dirti
che ho più bisogno di quei silenzi di collina
che dei tuoi pensieri
delle tue vigliaccherie e delle tue parole pronte a camuffarle.
Non hai capito
non hai capito quasi nulla di ciò che io ero e sono
tutto ti è passato davanti come le rondini che vanno altrove
a fine stagione.
Ora,da così lontano riesco ancora a regalarti qualcosa
ti regalo la mia assenza
e qualche volta ti penso sottovoce
sotto un cielo fattosi di polvere
Te ne sei mai accorto, mai?

Sono una donna lontana
distante da te dalle cose del tuo mondo
che sono le stesse che vivono da me
eppure qui, in questi miei cassetti, profumano di mela
di erba e d’altro ancora che non ha nulla a che fare con te
vivono di silenzi e d’acqua
vivono con me.

anche stamane dunque

Pubblicato su poesia il Febbraio 27, 2008 da fernirosso

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steven kenny

prima che la luce si facesse vasta dentro questo bosco di persone
sei venuto a smuovere il cielo
nelle nostre ali imprimendo un movimento
sconosciuto a noi che dello spazio
abbiamo l’ampiezza     un nido stretto
attorno al nodo della vita      della morte.
Tu che dietro la schiena nascondi te stesso
raggiungi con un uovo tutto il passato
guscio del futuro da covare.
Ed è per un fremito   uno scatto d’immenso che
da scapola a scapola già ti nasce il brivido
di un volo.

René Guy Cadou

Pubblicato su poesia il Febbraio 25, 2008 da fernirosso

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vladimir kush

Ti aspettavo come si aspettano le navi
negli anni di siccità quando il grano
non cresce più di una spanna sopra l’erba
e ascolta impaurita la grande voce del tempo.

Ti aspettavo e tutti i marciapiedi, tutte le strade
hanno risuonato del passo bruciante che camminava
verso di te e che io portavo già sulle mie spalle
come una dolce pioggia che non asciuga mai.

Tu non muovevi ancora, se non attraverso le palpebra,
qualche zampa d’uccello sui vetri gelati
io non vedevo in te che questa solitudine
che posava le sue mani di carta sul mio collo.

E tuttavia eri tu nella luce della mia vita
quel gran baccano mattutino che mi svegliava
Tutti i miei uccelli, tutti i miei vascelli, tutti i miei paesi
e quelle stelle, quei milioni di stelle che si alzavano.

Come parlavi bene quando tutte le finestre
sfavillavano di sera come un vino novello
quando le porte si aprivano su città leggere
dove andavamo tutti e due lanciati nelle strade.

Tu venivi da così lontano dietro il tuo viso
che io non capivo più a ogni battito
se il mio cuore sarebbe durato fino al tempo
in cui tu saresti stata in me più forte del mio sangue.

René Guy Cadou, Hélène ou le Règne végétal
1952-1953

hanno bruciato gli uomini

Pubblicato su poesia il Febbraio 25, 2008 da fernirosso

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e bruceranno fino alla fine della stele
della stirpe
fino alla fine l’ utopia
nata dall’incestuosa sete di poter sconfiggere una sola paura.
Per questo muoiono gli uomini
bruciano l’anima che li accende.

scappare scappare scappare

Pubblicato su poesia il Febbraio 25, 2008 da fernirosso

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iraq

lasciare per strada tutta la storia
i piatti le tovaglie
spazzolino e pettine
lenzuola carta parole messe sotto conserva.
Scappare scappare scappare non restare col fuoco sotto i piedi
finchè scappi persino da te stesso
dal tuo sangue che s’è sparso per anni tra una strada
e l’altra a rimettergli le fila addosso
come punti a croce in fanti da montagna.
Pesanti gli odori di tutte le strade
ti rovistano dentro sanno di vergogna
voltano l’odore della morte non strappano merletti
stuprano i ricordi fissati a fiamma ossidrica nei vasi delle gambe
la tua casa grattata fino all’osso del biglietto
una lotteria fatta di lotti e lotte
il prezzo insano di una vita di disprezzo
E paghi con la fuga così tante volte da sentirne per ore il lezzo
prima ancora che risalga la corrente
l’interstizio tra un respiro ed un boccone
rubato anche quello nel nome di un dio che non ha nome
perso e poi ripreso
dentro fili spiantati dal cucito
spinati dentro la carne nella follia che non è mai ultima a se stessa.
Scappare scappare e non fermarsi
finchè non ti prende una pallottola
e tu smetti di contare lo schifo i fratelli e fai finta
che smetti di contare le storie: in quell’unico foro di proiettile

niente e nessuno

scavano ancora il tuo cervello.

A tutti quelli che, ancora oggi, scappano da altri uomini, non dalla terra che li ospita.

a volte giro la pagina

Pubblicato su poesia il Febbraio 25, 2008 da fernirosso

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nella periferia dei miei discorsi
nel retroscena dei miei pensieri
così arguti e arquati
secondo l’indice del mio ascolto
interiormente accesa e spinta verso un solo dilemma

ma io chi sono?

E ogni volta preferisco tagliare l’albero abbattere
la candela quando la luce si fa troppo accesa
e le ombre così vaste da non vedere di me
che una volta buia una foresta fitta di legni immobili.
Là, di fronte a quel silenzio immenso
credo d’essermi incontrata
più vera più autenticamente ciò che
mai vorrei essere quando cammino in queste strade
a perdita d’occhio troppo inutilmente trafficate
da parole senza chi le pronuncia
senza chi non sa essere vento.

e certamente tu eri la più bella

Pubblicato su poesia il Febbraio 25, 2008 da fernirosso

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mariella simone- fotografia

avevi il sole che ti apriva ogni mattina e il vento
il vento ti correva le ossa
legno per legno pietra per pietra
tu, quieta e domestica, ti facevi svelta
svelando i tuoi segreti alla luce.
Indossavi la seta e la sera
davanti al fuoco tutte le ombre ti danzavano accanto.
Tu eri la casa della mia malinconia
eri il bianco dell’infanzia e dell’attesa
eri la finestra tutta intera dietro cui sognare
di partire e restare, lì
per sempre lì
fissata al primo passo che ancora risuona
la soglia,al primo guardarti dritta
dentro il portone mai chiuso
il tuo occhio di visioni acceso.

sull’esempio delle nuvole- a.d’aloia

Pubblicato su poesia il Febbraio 25, 2008 da fernirosso

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casorati

Le parole parlano una lingua muta
non nascono nel fondo della gola
nel filo perso del fiato
nella grana di una voce dovuta —
vengono dalla conca della mano
solchi come linee di pronuncia
o dalla pianura degli occhi
abitano un’opera notturna, un ingegno
la casa di un angelo minuta
ho bussato e ha risposto un disegno.