ho sperato davvero tanto

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che in me la terra chiudesse le parole nel sottile abito delle foglie che cadono
volevo anch’io sentirmi così,là dove i piedi ti calpestano e ti aiutano ad essere solo terra tra la terra.Ma persino questo è difficile per me che sono d’altra inutile sostanza

quante inutili vanità

ci portiamo appresso e ci precludono il piccolo salto dentro noi stessi.Noi che ci crediamo così utili,così disperatamente sempre lontani persino da noi stessi,nemmeno più animali.Carte e inutili scritture che scricchiolano sotto i denti di parole che non saziano,mai,che non si lasciano sgravare del futile inganno che in loro coltiviamo credendoci scaltri, mentre alla fine restiamo zoppi e mutilati d’ogni verità.Di niente noi siamo padroni,solo pre-dati.

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tutte le cattedre di pietro

e le case dei re sono frantumi

su cui altri hanno idolatrato inni

di parole sognate e altari fatti di pietre

colte dalla sabbia, ma tutto e tutti sono regno del silenzio.

Né oro né argento né pietre che scintille fanno della luce

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potranno rendere meno grave e disperata l’ultima nostra non decantata parola. All’osso relegata la chiave aprirà l’ultima porta in questo regno che ci resta chiuso.

dio potremmo ancora chiamare un dio che ci spieghi tutti gli orrori di questa nostra povera stirpe di eletti suoi figli?
Noi che in croce ci stiamo dentro le ossa,noi che sotto i piedi abbiamo deposte schiere e legioni dei suoi angeli incarnati in uomini donne e bambini di ogni razza e colore dei suoi pensieri,noi che ci siamo strappate le carni e ancora la terra che non è nostra ce la rubiamo adducendo vuote menzogne che la mente laida adescatrice sentenzia profanando persino se stessa ,piccola vuota zolla fatta meno che d’aria.
E guerre e ruberie e blasfeme verità vanno accecando l’ultima piccola luce nell’olio di un corpo sempre più mercanzia delle bestie impazzite nel loro stesso liquame mortifero.

Verrà è certo che verrà

e inizierà rubandoti la luce piegando le tue vuote rotule
verrà chiamandoti nell’unico nome che potrai sentire
sarà tuo il suo movimento e tu ti spegnerai come un cerino annega nell’olio.

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nessuno avrà più

un volto, sola sarà la sua presenza in ogni forma
l’impronta che avevamo scordato affogandola nella carne
oscurandola ai nostri pensieri,cercando di marchiarla come si fa con il bestiame che si abbandona.Nemmeno un abbraccio sarà più uno stare uniti
Lei, solo lei sarà l’unico corpo e le vertebre sarranno i suoi flauti cantori.

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dio potremmo ancora chiamare un dio che ci spieghi

tutti gli orrori di questa nostra povera stirpe di eletti suoi figli?
.

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noi crediamo che parlarne regga lo strazio

crediamo che lasciare oltre la nostra bocca lo schifo e la paura dell’ atrocità di vivere
ci permetta di nasconderci in una riga di nero inchiostro e copra la macchia che ci oscura il sangue
noi pensiamo che un pennino di latta riesca a trovare le risposte quando nemmeno la domanda riesce a raggiungere alcun bersaglio
noi abbiamo frecce senza punta e senza acume
noi siamo solo silenzio nel silenzio

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ora la notte si riproduce in tutte le sue moltitudini di inganni

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tutte le immagini appartengono a Z. Beksinski

9 Risposte to “ho sperato davvero tanto”

  1. gittiepoi Dice:

    cara ferni, qua si spera tutti. tutti pellegrini.

  2. fernirosso Dice:

    e già,tutti pellegrini..ma è bello pensare che in fondo,in ognuno di quelli che verranno dopo,come noi lo siamo per quelli prima di noi,ci sia un nostro respiro, una cosa lievissima,ma vitale.bacio,ferni

  3. gittiepoi Dice:

    io vorrei rinascere respiro.domani.un bacio anche a te ferni

  4. fernirosso Dice:

    lo sei già,tutti noi lo siamo,per questo potremmo anche dire che in ognuno di noi ci sono tutti quelli che già sono…”passato”,a cui ci uniamo per formare il respiro di tutti quelli che verranno ancora. Dunque tu respiri cesare e shakespeare, gesù e gandhi max e hegel…e tutti tutti quelli che non hanno avuto un nome inciso da qualche parte ma è parte necessaria a soffiare in noi quel res-piro che ci brucia di passioni. ciao bella,ferni

  5. gittiepoi Dice:

    ferni tu sei una che spara quattrocento colpi(poesie)in un giorno. mi sa che sei in ritardo di qualche ora… :-)

  6. fernirosso Dice:

    non ho mai regolato il timer.Pensi che lo debba fare? La scrittura non può vivere senza un tempo crono-metro? Ciao, domani parto vado a Praga per qualche giorno,dunque se mi riscrivessi non risponderò subito. Ti abbraccio,ferni.

  7. gittiepoi Dice:

    buon viaggio. e comunque io stavo scherzando. era una battuta.

  8. roberto matarazzo Dice:

    di lungo respiro mi piace molto il gioco linguistico che adotti e con immagini che trovo da incanto; stranamente ho letto prima di fermarmi sulle immagini, cosa per me desueta, e ho pensato: questa donnamico poeta sembra che faccia uscire le parole dal seno e dal ventre tanto è la potenza creatrice che sembra emanare e poi noto la immagine prima in cui una nudadonna vestita di foglie autunnali ha le mani sul seno, sulla pancia, simbolo di femminilità gravida di sottilissima voglia di creare. Solo mia lettura desueta o prossima a possibile corretta reinterpretazione del tuo fare? Le tue non sono di facile lettura ma mi sto abituando allo stile raffinatissimo con cui scribi (da scriba che scribeva vox del verbo scribere, mi piace molto.). A proposito di scribere è termine che fisserei in incrocio tra scrivere del poeta e segnare proprio del figurare.
    roberto

  9. fernirosso Dice:

    sei molto gentile, roberto. Ancora una volta ti ringrazio per l’attenzione che mi rivolgi. Si, scribere: un verbo che ha in sè la sonorità del segno mentre viene inciso,praticato con il graffio dello stilo, il prolungamento del dito, dell’arto che si fa arte e bere (bi-bere: bi-be-re, la prima e la seconda sillaba bi-be che poi ricorda li(e)be,amore, pronunciate entrambi sulle labbra e all’interno della bocca,contro il palato verso le labbra).Dire: di-cere. Graffiare la tavoletta di cera e graffiare l’aria o anche l’anima,o la mente, mollemente cedevole sotto l’impulso del suono che incede nell’o(re)cchio, già visione e dunque anche occhio dell’io,e bere, anzi bi-bere il senso, il sapore del graffio, del segno (ambiguo) lasciato per scire,capire, in-tendere. Come sono incredibili le parole,non credi?Un regno…oppure un ragno t e s s e n t e.A presto,ferni.

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