la neve e le impronte
Resta
la sera da consumare
assieme a qualche parola
aria leggera nell’aria
parole come petali
e una pena diffusa
di vita addormentata sprecata
a chiedersi cose che nessuno hai mai visto
dentro i tuoi occhi
dentro il pane secco
di altre parole come sassi
una ruggine giallastra attorno al ferro
che non apre più la porta
e poi il silenzio
questo spazio dell’anima dove sta accorta la neve.
Non un segno un indizio un’orma trascurata
non una stella un fiocco addossato al corpo
della sera per tutte le sere che ancora cadrà
fitta come i silenzi
la cenere sui fuochi spenti
l’erba fradicia e pesante
quasi come le altre
dissipate parole appese al soffitto
in questa stanza di confini
carezze mai donate
alterati sogni sospesi alle gole ammutolite
fondi di caffè e vasellame antico
innocenza e caducità
acque del nulla
omissioni e segni di preghiera
lasciata altrove sul cordolo che cementa la grazia
mai più usata grazia
la solitudine della bocca svuotata dei sorrisi
la brace di un bacio
l’abitato paese dell’amicizia
dove la neve non copre ma aspetta
aspetta ciò che ritorna
e dove tutto è attesa
persino di un fiato d’erba, di un calore di fiore
scioltosi sotto il bianco.
Capita
certi giorni
che il tempo sfugga alla sua stessa mano
e scorra un dito sopre le nuvole facendone merletti
esploda suoni
abbagli d’ombra le finestre cresciute nella luce.
S’inchina il tempo in cerca
di un segno di quel rigo nel bianco
che conduce all’accordo
un arco che si spezza
nella freccia di uno sguardo lanciato
alle prime gocce dell’alba
il battere di un metronomo sovrano
un’acqua fatta di milioni di respiri
su sfondi di ceramica fresca.
Restano le mille api nel brusio del coccio
un parlottio di steli che dirottano il vento
le nuvole lasciano a nudo nella voce
ancora altre parole di velo e di cera
verdi d’albero con la bocca che sfavilla
tutto il creato e vorrebbero
passare oltrepassare la mia mano
i pensieri i desideri
vorrebbero da me quel che è perduto
la luce degli occhi il rosso del labbro
il buio dentro il segreto delle mie tante veglie.
Ostinazione il voler ritornare
il voler trovare un fuoco che brucia
dove accendere il sogno di un sempre
di un ancora come traccia persa l’anno scorso
che ora dentro il suo sonno in una scia
la neve adagia lenta
sopra il tetto e oltre la mia porta.
