Archivia per Aprile, 2008

eccomi mi dico

Pubblicato su e-vado libera-mente, poesia il Aprile 26, 2008 da fernirosso

j.sacabo

mentre dentro me stessa raggiungo la pietra

cresciuta       intera

nella regione del dolore

intatta

l’ abito l’isola sovrana.

Mi avevi conficcato un sasso dentro la bocca

io l’ho premuto contro il palato

con forza con così tanta forza da tramutarlo in sangue

non pensando che avrei potuto scioglierlo

farne saliva.

D i s c e s a       in me

quel nodo di fatica ha misurato terre che non mi figuravo

tra le geometrie delle mie ossa

a r e a         di stelle        e l e z i o n i        di costellazioni

semine tra l’origine e la perdita

nella stessa sostanza della mia piet(r)a

mi dico

battendomi il ventre

sono io nella filigrana del sasso

nel più profondo del nero.

gioco duro: dentro la scena c’è un uomo

Pubblicato su e-vado libera-mente il Aprile 26, 2008 da fernirosso

teatro valdoca- OPERA-fotografie di scena

un uomo che non conosco

che non sono mai riuscita a incontrare

se non per rare momentanee futili questioni

e non interessano assolutamente alla vita

non mi conducono fino al mare dei mei tanti firmamenti.

Dentro me c’è un uomo che si è costruito una scena

da un secolo all’altro per secoli

interi e manomessi dalla guerra delle tante

storie ferite dal rancore dall’ira e dalla vendetta

per non avere scena abbastanza

in questa stanza di minuti falsi che volano via

volano

via

via

via da noi

dall’uomo che mi sta

dentro e davanti e prima e dopo con cui mi confondo

che mi domanda e non so cosa rispondere.

Non ha sponde questo fiume che scorre dentro la terra e

si nutre di se stesso

fa radici dentro i propri morti

dimentica dentro pagine e pagine i nomi di altri che sono morti

sconosciuti e vivi

in noi che siamo la loro scena.

La scena non è l’uomo

dentro c’è

qualcuno cui abbiamo dato un nome

un nome da uomo e l’abbiamo distinto in femmina e maschio

plurare singolare.

Scena è una

è sola

è fatta di uomini come terra e come sassi

come assi dell’impiantito

dipinto a suon di parole goffe e canti e alcune parole

sole.

Amore era di scena

metteva sé dentro ogni uomo

ma l’uomo non gli rispondeva

non sentiva la sua carne

farsi tremenda

non pronuncia la parola in aria non la lancia

in guerra è l’uomo sempre e mette in scena sé

spigolo di un movimento che non ha tregua.

Odio ira e guerra

dentro l’amore per se stessi

in terra fatti di terre lontanissime

dall’uomo senza scena.

Mi sono scritta vite

Pubblicato su poesia il Aprile 26, 2008 da fernirosso


josephine sacabo

fino dentro le ossa

ogni giorno        ogni minuto       cambio di vento

ogni parola  e  ogni colore

perchè c’è stato un attimo un anno o una vita

in cui avevo perso la memoria

sfatta dentro qualcosa che non era me.

Mi ero allontanata e avevo fatto tana dentro un buio

di pietra       di sonno      pesante.

Stavo in basso

sotto          terra in terra.

Ed è stato così

per un mo(vi)mento improvviso

che l’occhio si è riaperto

la bocca ha emesso un fiato

e

sono tornata         di terra in terra

in me.

Alla sera quando rincaso

Pubblicato su e-vado libera-mente, poesia il Aprile 25, 2008 da fernirosso

w. sadowski

Alla sera quando rincaso
il cielo è così scuro che non mi curo di guardare
i suoi mille lampioni e la via lattea
è grande quanto una tazza da caffè.
Ho solo voglia di chiudere la porta e spegnere la luce persino dentro me.
Se un giorno accadesse e ci riuscissi davvero, il segugio dei sogni,
cane che mi rincorre appena rinchiudo i miei pensieri,
nel box del mio letto farebbe crollare il presente e il passato
il turbinante futuro in un momento di buio senza fine.

Adesso posso confondermi, posso credere che il mattino sia quando mi sveglio e
il temporale sia solo una questione di frecce e i fulmini dei sogni
vestono di damasco la lucertola guardinga della ragione.
Giro entro esco.
Nella tana delle mie fantasie
mi costruisco giorno dopo giorno.
E-vado sempre, in ogni direzione da me stessa.
Uno ad uno vorrei af-ferrare gli zoccoli di quel cavallo
quando salta l’ostacolo che io stessa gli anticipo davanti alla narice torva.
C’è, da qualche parte, dentro me, lo so, ignota e nera
chi mi sorveglia. Una talpa o una volpe astuta e rossa
sangue dei miei tanti pensieri e parola mai detta. È a lei che mi rivolgo.
- Ascoltami
Voglio per un attimo toccarti. No
non voglio incatenarti.
Appena sfiorarti, forse anche sfiorirti,
un petalo di Gennaio limpido: una perla di roccia, il ghiaccio di un fiore di ciliegio.
Voglio sentire te in me mentre
piove tutto l’universo, ancora una volta in-tatto.

dedicata ai ragazzi di Sottoidiciotto-pubblicata in Arezzo Notizie-dicembre 2007

aprile: anch’io ho un 25 da aprire

Pubblicato su e-vado libera-mente il Aprile 25, 2008 da fernirosso

w.sadowski

dentro il ca(m)mino

tra la cenere di molti pass(at)i
stanno nel silenzio del nostro fragore
e
non c’è uomo donna neonato che non abbia un cerchio
tra la lingua e il palato
il segno di una moneta pagata
alla vita
la stessa
da mille profondità del campo.

Quale lingua

Pubblicato su e-vado libera-mente il Aprile 25, 2008 da fernirosso

w. walkuski

si è premuta sulla mia bocca togliendomi il fiato

mozzandomi la testa e il battito del polso?

Quale lingua ha compres(s)o dentro la sua profondità

l’oceano di meraviglia che mi governa i piedi

e mi spinge lontano sempre

più lontano dalla terra dove s’impongono di immergermi

come semi di carrubo e come sale dentro la miniera?

Quale lingua innestando la sua lamina dorata ha in-scritto in lui che lei

lui l’ama?

Quale, quale vorrei sapere

quale è la tana di ogni s u o n o che s’incunea

tra la falce della parola e il senso acuto del dolore che produce

staccandosi dalla cosa che mai riesce a raggiungere.

Quale disastro ancora si allinea dietro la nostra schiena?

Quale curva è abbastanza e sopporta un’altra arcuata parola?

Una curva di livello il suo starsene vaga

più sconosciuta dell’ignoto che in essa pur vive

sempre

sin dal primo verbo

pronunciato senza saperne la voce viva.

Quale conquista si aggira e quale prezzo ha

tanto pa(r)lato?

Qualcuno è entrato nel mio sogno e si è spento il suo linguaggio

aveva uccelli dentro il ventre e lacrime sospese tra i capelli

gioielli d’inestimabile bellezza i suoi silenzi erano piume

i baci esaurivano le sorgenti della luce

passi verso me

distesa ormai come una riva dentro lo spazio

nel nascere nel cadere.

tu? mi amerai davvero?

Pubblicato su e-vado libera-mente il Aprile 24, 2008 da fernirosso

w.sadowski

tu

mi amerai

davvero?

Avevo acceso il corpo come si fa con la lanterna
il foglio della carne danzava in solitudine.
Bruciavo il sole dentro la mia schiena
respiravo pellicole di cielo per intero.

Dentro il burro nelle mie mani
il giorno disfaceva giornate di un tenero far niente
martirizzando l’asta delle parole in giochi
d’insulso pretendere la corda del tuo giogo.

Una gioia mai pura abbastanza:

sulla punta delle tue dita mi toccava i capezzoli.
Oggi nell’aldilà dei nostri capelli
bianchi e nella decadenza dei corpi

tu cerchi

brilli le tue ultime estati senza pesare la saliva greve
non illumini parole scaltre e tonde con le mani ormai di crespo e spago
non incastri sode colonne nelle mie giornate nuziali
non innalzi la contaminata luminosità di un’erezione.

Dietro il bancone, dove tu stai solo, c’è il sole buio

un fallimentare scherzo

una burla che mette a nudo solo il tuo vuoto silenzio.

eppure in mezzo a tanto buio nella selva

Pubblicato su e-vado libera-mente il Aprile 24, 2008 da fernirosso

m. kenna

un arbusto di insolita leggerissima bellezza

cresceva

restando distante dalla moltitudine dei tronchi. Aveva una voce

dentro ogni foglia

aveva una ferita sotto la vetrina

aveva una linea che gli camminava il dorso

una linea maestra gli solcava la veste.

E cantava cantava dalla gola di mille usignoli

dalla bocca delle rocce

dalle antenne delle formiche dalla tasca della veste dei mirtilli.

Cantava cantava da solo fino dentro la sera e di notte

sognava e sono certa segnasse

la profondità di tutti i regni i legni e la scorza delle stelle

la risata della neve perenne sulla cima delle illusioni

mentre gli scivola in gola lungo un sorso di morte

e lo addormenta, finalmente,

in un letto di salvia in una risata di alloro.

Per sempre per sempre

ora canta sotto terra che non ha fine la radice smossa non ha fame la sua fame antica

e la vena d’acqua la rinforza e la spinge alla sorgente

l’innalza fino alla mia bocca che bevendola ne muore.

Tutto per amore solo un gioco d’amore

amore mai incontrato mai sfiorito

e mai mai

mai ancora spezzato.

tutte le croci dentro il mare

Pubblicato su e-vado libera-mente il Aprile 24, 2008 da fernirosso

michael kenna

erano processioni di storie esaurite

di nere ferite e di canzoni mai ascoltate.

C’era la fretta dentro la tua bugia

e la consolazione di una malasorte digerita

a suon di altre fatiche, sopra le spalle d’altre giornate

d’altra gente

di altri, mai da te.

Il tempo ha steso e ordinato altre se(le)zioni

picchiate nell’atrocità dei pali l’esserti creduto ciò che non eri.

Tu padre non eri

eri solo

un verme un germe

quale può essere l’ortica su una mano che prude

una puntura di vespa dentro un formicaio un ago

di riccio in mezzo alla parrucca di un calvo.

Tu sei stato: tu: il povero diavolo con la coda tra le mie giornate

impigliatosi dentro un sogno che non era capace di sognare

che non riusciva a vedere dentro quel nero affittato per un cinema

ma senza sonoro e senza  luce .

ho raccolto tutto ciò che era caduto

Pubblicato su e-vado libera-mente il Aprile 24, 2008 da fernirosso

terry evans

due merli neri neri caduti dalla torre

un bianco cigno feritosi nel centro del ventre

sgravatosi dell’ultimo mio uovo

trentacinque cinciallegre

tre hellianthus

quache girasole

e

cataloghi di malerbe

false indigo echinacee secche secche

e

un bianco fiore: il desiderio

non mai sbocciato dentro l’erbario che l’avvolge.