Archivia per Maggio 9, 2008

grande uomo il bambino

Pubblicato su poesia il Maggio 9, 2008 da fernirosso

maggie taylor

che si adopera con le mani e con la bocca
a mangiare tutto il mondo.
Non c’è cosa che per lui sia sporca
non c’è spazio che per lui sia piccolo
non c’è immenso che non sia praticabile
nè storia che non sia vivibile.
La vita è fatta
della stessa pasta di una ciambella
in cui lui misura dito per dito
tutta la mano e la vede
a poco a poco farsi di sfoglia
e la succhia con intensa voluttà.
E’ un virtuoso della domanda
non si accontenta dell’approccio secco
e definitivo ci gira e rigira e
ripesca tutte le nostre affermazioni
per fare delle risposte appena il luogo di mille partenze.
Il bambino sa
che è il giocare quello che conta
e non il gioco.

Uno dei miei

Pubblicato su poesia il Maggio 9, 2008 da fernirosso

colette calascione

Avevi perso uno dei miei pet/ali.
Animaletti del piacere che piantano il naso nel volano del tuo corpo
come bulbi di      t u lì p a n i     da mangiare
nella festa dei sensi. Regali occhi per toccarti
anche da qui al mare, un male di luci suoni dentro la conchiglia della mano
che avida nella mente ti rifiuta
tutti i profumi dentro l’otre delle narici ad estensione di ori(z)zonte: giunture.
Congiuntura non averti amato abbastanza sempre, ogni volta dentro
la volta del tuo inguine
in tempesta: diamante vocale
nella bocca infame che nella lingua acce(n)de
il sesso il senso il restare ancorata qui: il fiato indomito nel tuo vasto
e
vaso del godere.

A ri A

Pubblicato su poesia il Maggio 9, 2008 da fernirosso

z.beksinski

io sono
i n p e r m a n e n z a

nell’aria una sommossa di        a l i t i
brevi parole
che rincalzano il vento.

con(i)o d’ombra

i sensi

sciolti in me

densa d’argilla

Un regno saliente

Pubblicato su poesia il Maggio 9, 2008 da fernirosso

flemming

So(g)no
segni

Un regno
saliente saliva

un ragno

sapiente
senza istruzione e
senza scrittura
scafo nello scavo delle ere

scivola
silenzio dentro le tenebre
vertebre di un buio che ci precipita in questo
spazio costruito tra
sponde di ere e medioevi della lingua

sovrana cieca idolatrata
sgretolato lido di un errante
schiavo avo di
se stesso:unico orizzonte
sempre sfuggente.

A l a t i   luoghi di amore
p(a)role della nostra
specie
specchio di una cur(v)a
nel tempo sfattosi
dentro la carne
figlio nella croce dell’es-se-re.