indigesto nutrimento

juul kraijer


il pane amaro di questa
vita che ti pre/tende da dentro
inoculandoti la morte
dentro ogni cavillosa emozione
baricentrica nella fossa
dentro l’asse buio su cui ruotiamo
muti
sempre mutando l’equazione
spuria e
resta ancora
una fila dietro noi
più dentro inscindibile dalla precedente
pro/cessione.

Non si spezza

la costruzione è arroccata dentro l’osso
in un corpo che non si placa,

non si distende nel consueto

si arrovella nel fuoco della significazione

persino nel sen(s)o di un vocabolo con cui cibarsi

veleno dentro il veleno della conoscenza.

8 Risposte a “indigesto nutrimento”

  1. linguaromana Dice:

    Perché scrivere poesie di cui una persona normodotata come me non capisce il senso? Per il puro gusto di parolare? E sono poesie? O non è un semplice vocabolarsi addosso senza senso e senno?
    Non voglio essere offensivo o urtante, ma il tuo modo di scrivere mi allontana, anziché avvicinarmi al significato che intendi esprimere e che certamente è più chiaro e diretto di come lo esprimi.

    Sandro

  2. fernirosso Dice:

    Ti ringrazio, carissimo Sandro per questa tua domanda. Sapessi quante volte anch’io me la sono proposta! Per quanto mi riguarda penso che ci sia un momento, nella vita di ciascuno, in cui ciò che ci pareva “un enigma” si apre e noi, solo noi, in quel preciso momento, per quella chiave che ci è capitata in mano, riusciamo ad aprire la porta ed entrare, non tanto nella poesia o nel testo o in un voca-bolo, ma nel luogo che conteneva quella parte di noi che ora riesce (doppio significato: uscire ed essere capace ) a parlarci e a dirsi.
    Il senso catalogabile, quello per cui ci sentiamo normal-mente tutti sulla stessa linea, non credo proprio esista, è un’arrangia-mento per temere meno l’isola- mento, la “soletudine” di cui godiamo: noi siamo, ciascuno per sé un sole che illumina, ma anche tramonta, in cicli che aspettano che in noi si maturi la vita. Qui, infatti, era alla vita e al suo legame con la morte (che a me piace trasformare così:l’a/mor/te) cui facevo riferimento e al fatto che l’una con-tiene l’altra, in un solo asse o sé. Spezzando l’ostia di un voca-bolo (bolum: cibo che nutre) ancora oggi, là dove si pensava al solo (sole, dico io) significato chiuso e concluso che comune-mente gli si è assegnato,una volta per tutte, se ne trovano invece altri: “soli” per noi. Ancora ringraziandoti e sperando di essere stata abbastanza com-prensibile (ma è solo colpa mia non esserci riuscita) ti invio un caro saluto,unendolo al desiderio di risentirti ancora.ferni

  3. linguaromana Dice:

    Mi raccomando: non intendere il mio intervento come una critica; mi chiedo solo (come se lo sono chiesti milioni prima di me) se sia giusto e soddisfacente questo modo di intendere le parole (una sorta di soliloquio, visto che solo io che scrivo ne comprendo il significato). Io intendo la scrittura come linguaggio comprensibile anche agli altri e forse mi esprimo in quello che scrivo, in maniera infantile. Ma la trovo una maniera più giusta per arrivare a più persone possibili.

  4. fernirosso Dice:

    Nulla,di ciò che ognuno di noi scrive, ha realmente solo il senso che collettivamente si può leggere o diciamo di leggere e che in realtà è stato e-letto da una interpretazione singolare di un individuo, diventata poi patrimonio di tutti gli altri. A volte basterebbe la sola inflessione della voce per modificare una parola, il suo intimo paesaggio, quello che chi la pronuncia ha in sé nel dirla, nel ri-portarla. La parte superficiale, per così dire, è il senso comune, quello che, per capirci, come si usa dire, utilizziamo ma, dentro la parola, c’è una voce segreta che, per ognuno di noi, ha un territorio diverso da mostrare. E’ attraverso quel territorio che una parola, che magari dicevamo o abbiamo detto milioni di volte, ad un certo punto cambia, ci cambia il mondo davanti agli occhi e noi non siamo più quelli di prima ma altri, che solo noi vediamo, conosciamo, gli altri non riescono a vedere così. Personalmente sono un’amante delle parole, le amo davvero con profondo entusiasmo (nel significato originario:uscire fuori di sé, restare invasati dal dio…o dal d’io..in fondo non fa una enorme differenza per ciò che tento di spiegarti). Per me le parole, anche quelle più insignificanti, sono come lance (lancia, oltre al verbo, è una barca di salvataggio ed è un oggetto acumi-nato: hai visto come spezzando la parola il suo senso sia cambiato? Ecco, io sto giocando con il dio, sono uscita da quel me che hanno scolarizzato in tanti anni erudendomi di teorie su teo-rie e ora mi faccio maestra di me stessa, at-tra-verso il voca-bolo, un cibo che mi nutre.
    Non smetto mai di praticare questo tipo di comunione con le parole e scopro ogni giorno meraviglie nuove, poichè tra l’altro, studiando la loro origine,mi ritrovo dentro ciò che la sensibilità, più che la conoscenza reale, mi dona. Non credo siano molti quelli che conoscono l’origine delle parole, non solo dal greco, ma da prima, dal segno-suono che dice le cose: la creazione insomma, ad-amo nel giardino della terra che crea l’universo tutto, come ancora oggi fanno i bambini. La creazione avviene ancora, attraverso la poesia, che lascia ad ogni lettore, se davvero è una buona poesia, la possibilità di percorrerla come gli argonauti alla ricerca del vello. Dentro la pancia di poesia c’è nascosto, sotto un corpo di-verso, il mito. Se la parola racconta come le didascalie i fatti di un giorno, senza permettere ad una porta di aprirsi su un altrove, o di chiudersi sul “normale”, sul con-forme, allora non è poesia, è scrittura, segno, racconto…non poesia:lab-oratorio dell’intimo di ognuno, quindi di-verso per ognuno. Le persone sono già in cammino, ciascuna sul proprio personale per-cor-so, capita che i percorsi s’intreccino ed è la, nel croce-via che si può trovare, da un vocabolo di un altro, il bolo per se stessi. Grazie ancora una volta, ferni

  5. linguaromana Dice:

    Allora Ferni, tu stai compiendo un cammino che, se fossimo compagni di viaggio, mi vedrebbe miglia dietro di te.
    Tu stai oltrepassando la crosta del visibile, io sono ancora in superficie. Se tu permetti, mi piacerebbe aggiungere il tuo spazio tra i miei preferiti, poiché in questo cammino voglio comunque seguirti, seppure inarrivabile.
    Sandro

  6. fernirosso Dice:

    Sono felicissima della tua proposta e, ne sono certa, non sei dietro, ma al fianco…la terra interiore è molto…molto più ampia dell’universo in-te-(e)ro. A presto allora, mi auguro, ferni

  7. Amara e ripiegata su te stessa, o meglio, sulle parole che ti compongono e ti nutrono, cara ferni.
    Non so se posso interloquire fra te e linguaromana. Nemmeno io ti capisco sempre, ma so che sei disponibile a parlarne e questo è apprezzabile e inusuale, secondo la mia esperienza.
    Ciao, fernissima. Un abbraccio. r

  8. fernirosso Dice:

    ti ringrazio, sei gentilissima come al solito, anche quando tu credi di non esserlo.

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