In ven(t)a e v(i)ene

Caravaggio- natura morta
Se mi stra(p)passi gli occhi ancora sarei qui: un se-taccio
un se-greto ampio di terra nella eco
balza e colline.
Il cielo crolla senza tregua o-missioni
di stelle fiati voci
configurazioni in pani
azzimi di ioni atomi tessuti di piogge
fantasma di nuvole correnti: ascensioni.
Barili di creature centelli-nate
dalla neve. Ogni rugiada
la volta del cielo in queste vie
filari s-calzanti la sovranità del monte. Tu.
Liquidità del cielo amante:
mi brilli es-pan-dandoti.
Esplodi quasar nella polpa delle bacche
scrosci erbe fiori grilli tutti
pianeti nella bocca.
Un movimento
anche la pro-creazione
un is-tante battute l’universo disciplina a suon di botti
il suo tam gram mondo
in-ven(t)a
v(i)ene.
Cogliendosi impalma me a suo calice
ir-riga il mio paese interiore: ve(r)di oro
se-mi-di-vini.
Rubìno il microcosmo
il piacere della lingua.
Mentre s’incarna recito.
E’ il mio corpo. Questo. E’ il mio sangue:
Ec(c)o il verbo. Solenne.
*
Questo mio testo è risultato vincitore ex equo del Premio Rabelais per la poesia 2006