ha nodi stretti dentro un solo gorgo il rosso
j. kraijer
e li credevo doni
un giorno, tanto, tantissimo tempo fa
mentre cresceva questo
oggi che non ha ore né p(a)role
non è più nemmeno giorno ma sempre lo spettro della stessa paura.
Restare per rinsaldarsi addosso i ferri che mi hanno tagliata
fino all’or(l)o dell’orgoglio, fino alla crepa dove la gola si svena di ogni parola sorda
fino all’inguine supremo della tua morte, là dove ti farai nuova terra per altri calpestii.
Questo trovo nei giorni
gironi di guardiani di prigioni con i coltelli al posto del saluto
cani che non mangiano da secoli che la loro carne senza sapere
senza sentire che hanno i denti piantati in se stessi.
E ancora insistere a vivere
e ancora parlarsi all’orecchio rappresosi in un ultimo richiamo
certo sognato e mai davvero esistito
in nessun luogo nemmeno nei sogni
vacua tentazione per chi non sa d’essere
altro che (al)la fine.

16 Giugno 2008 a 21:55
ehi ma quante poesie che ci sono qua, il titolo di questa è già poesia. è un alessandrino. ciao a.
17 Giugno 2008 a 06:44
grazie,antonella,f.battuta