nel cerchio dell’aleph
Zbigniew Preisner – Dekalog IV Part 2
l’oblio della parola obolo del segno
in cui in-seguo il silenzio impotente del dio
che m’insemina delle sue orme
e in tutte le lingue scrive la forma
la madre o r i g i n a t a e rilucente
salita nella mia bocca
regno abitato dalla parola
la stessa di antichi mutevoli verbari
nelle gole spalancate del tempo
femmina gabbia e soma
perdute il primo giorno di adamo
ulisse nel giardino di itaca nascente
nella pietra del paradiso incrinatosi
nel battere del remo su un mare vasto
di pensieri come lance a riva
sul guscio della sapienza di calipso
nel filtro verde del sesso natura di circe
infiammata parola divina e senza scampo
l’eternità che la fa sola
sempre
concrezione calcata nel calcare dell’osso
duro: la parola spergiurata brunita dal sangue versato
dai fasti di un corpo spoglio di ogni desiderio
dentro la morte come sentenza ordinaria
consecutio sine temporis.
Lingua
intorno al mio io onnisciente e
senza alcun corpo.
Noi siamo
i frammenti di babele
per questo abbiamo una sola turrita parola
che scema l’opulenza del senso
di altra friabile parola di pane
gioco della madre
legata dentro la casa in un telaio navigato prima e dopo ogni ritorno
di ulisse e di adamo e
ora filata
spersa in tutte le voci delle lingue
di cui tocchiamo a malapena l’aria respirata
una riva da cui non facciamo mai ritorno.
22 Luglio 2008 a 12:46
Parole, parole, senso, contro-senso e nonsenso, un filo di arianna che si torce, si controrce e si perde per via.
(da non far leggere ai mariti convenzionali)
22 Luglio 2008 a 13:07
l’inzio,l’aleph,sempre l’inizio,ogni percorso tentato, e il cerchio è solo l’inizio,come fosse un punto su cui avviene la rotazione,spiegata e ricercata attraverso parole,una specie di antimateria che crea materiale per vivere,cibo con cui nutrirsi e perdere ciò che non ha parola.