nel cerchio dell’aleph

 

Zbigniew Preisner – Dekalog IV Part 2

 

l’oblio della parola  obolo del segno

in cui in-seguo il silenzio impotente del dio

che m’insemina delle sue orme

e in tutte le lingue  scrive        la forma

la madre     o r i g i n a t a     e rilucente

salita nella mia bocca

regno abitato dalla parola

la stessa di antichi mutevoli verbari

nelle gole spalancate del tempo   

femmina    gabbia e soma

perdute il primo giorno di adamo

ulisse nel giardino di itaca nascente

nella pietra del paradiso incrinatosi

nel battere del remo su un mare vasto

di pensieri come lance a riva

sul guscio della sapienza di calipso 

nel filtro  verde del sesso natura di circe

infiammata parola divina e senza scampo

l’eternità che la fa sola

sempre

concrezione calcata nel calcare dell’osso

duro: la parola spergiurata brunita dal sangue versato

dai fasti di un corpo spoglio di ogni desiderio

dentro la morte come sentenza ordinaria

consecutio sine temporis.

Lingua

intorno al mio io onnisciente e

senza alcun corpo.

Noi  siamo

i frammenti di babele

per questo abbiamo una sola turrita parola

che scema l’opulenza del senso

di altra friabile       parola di pane

gioco della madre

legata dentro la casa in un telaio navigato prima e dopo ogni ritorno

di ulisse e di adamo e

ora filata   

spersa in tutte le voci delle lingue

di cui tocchiamo a malapena l’aria respirata

una riva da cui non facciamo mai ritorno.

2 Risposte a “nel cerchio dell’aleph”

  1. Parole, parole, senso, contro-senso e nonsenso, un filo di arianna che si torce, si controrce e si perde per via.

    (da non far leggere ai mariti convenzionali)

  2. fernirosso Dice:

    l’inzio,l’aleph,sempre l’inizio,ogni percorso tentato, e il cerchio è solo l’inizio,come fosse un punto su cui avviene la rotazione,spiegata e ricercata attraverso parole,una specie di antimateria che crea materiale per vivere,cibo con cui nutrirsi e perdere ciò che non ha parola.

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