c’è un punto
Senza Fiato – Sangiorgi (Negramaro) & O’riordan
c’è un punto
e c’è una domanda. Sempre una. Una sola.
Ci sono giorni, tanti giorni.
Mi svesto in fretta della storia della mia vita. Vento e vanità.
Non mi guardo, non guardo.
C’è un punto, c’è un punto dentro.
Non riesco a guardare. Non ci riesco.
I giorni passano. Tutti, anche se non li chiamo. Passano tutti.
Dentro quel punto. Tu arrivi e il punto resta. Resta lì, con te. Tutte le cose restano. Confuse.
Non riesco a vedere. Non riesco a guardarci.
Sono giorni che non esco. Forse anni.
Non esco più da me
6 Agosto 2008 a 17:09
“Sono giorni che non esco. Forse anni.
Non esco più da me”
Si, è difficile uscire da se stessi…da come ci vediamo…da come “vogliamo” interpretare il nostro cuore. Dovremmo o meglio dovrei trasmettere più amore e meno egoismo e vedere anche ciò che mi circonda, cogliere il cambiamento dei giorni che passano, irrimediabilmente o fortunatamente, ma coglierne il senso e superare il punto.
La presunzione di voler condizionare a mio modo la “storia della vita” è più forte di me e prevale. Infatti:”Non mi guardo, non guardo.”
Aspetto solo la luce…la luce che forse non verrà…e vivo al buio…cogliendo solo gli attimi di gioia…quando ci sono.
Io questo ho interpretato…ma spero di aver sbagliato!
Gio
6 Agosto 2008 a 19:32
Evviva la concretezza di giò!
E se uno invece volesse stare a contemplarsi l’ombelico, fino a collassarsi dentro, come un buco nero? Forse, dall’altra parte dell’imbuto c’è una dimensione migliore, dove ferni, io, giò e tutti gli altri hanno una storia diversa.
6 Agosto 2008 a 20:19
Giò sei un incanto,anche se il lato drammatico affiora,penso che questa tua lettura ci accomuni nel guardarci.
Rose invece sta diventando una provocatrice,bene così,benissimo.
7 Agosto 2008 a 05:41
Ma come siete care…
Grazie.
Gio