nell’arco di un giorno

eric clapton-tears in heaven

C’è un momento nell’arco di ogni giorno in cui la memoria lascia passare il confine, la frontiera. Da una parte il tempo, rete metallica in cui stanno aggrappati molti, figure con il volto di cera o con il volto coperto, dall’altro l’eternità e quindi l’assenza di tempo. L’auto mi porta, gli occhi vedono e me ne posso stare con la memoria, l’area intima in cui si intrecciano la linea d’ombra, limite lievissimo tra vita e morte, la fragilità della maturità e quella dell’infanzia, tra il presente e il ricordo. La frontiera è la soglia tra i luoghi dello spirito e quelli della vita. Niente malinconia. Non è bagaglio da portare. Si viaggia leggeri, spogliati di ogni pensiero, di ogni giudizio, di ogni desiderio. Solo così si può. Solo così finalmente è terra, una terra come il mare, un fiume senza rive, senza argini. Lì sta anche il dolore, la consapevolezza, l’unica, di toccare e non avere mani se non quelle della terra e del fiume, del mare. Niente sublimazione. Trasmutazione ad una dimensione di cui non abbiamo controllo. I valori non si vedono più, la deriva è nebbia (potere,morale,società,civiltà,politica,ecologia,logica, ..nebbia,niente altro che nebbia). Anche il passo diventa passato ora esiste il passaggio. Dentro. Solo il dentro come il respiro: sempre dentro anche quando lo ricacciamo oltre noi,in quell’esterno che non esiste più.

Ritrovare il fango, dentro cui bambini, che non sentono peso del corpo, s’immergono nel gioco della creazione Ascoltare. Ora si può ascoltare. Ecco la soletudine. Spaziotemposuonoluceombra non si confondono ma ricompongono la materia del passaggio-paesaggio: la frontiera.

Tu sei con me, sei quel momento preciso. Nessuno nessun altro è altro ma nessuno come te è con me in quella frontiera, il passo dopo la soglia.

 

Sono ciò che non sono mai, sono meno di ogni cosa e solo in quel meno riesco a comporre l’impronta di un passaggio in me.

Allora piango la mia piccola pioggia e trovo un’impronta nuova nell’argilla fresca.

 

13 Risposte a “nell’arco di un giorno”

  1. “Ritrovare il fango, dentro cui bambini, che non sentono peso del corpo, s’immergono nel gioco della creazione “.

    Mi pare che stia parlando dello stesso “punto” della poesia precedente, solo che qui è in chiave positiva e in prosa, una bella prosa.

  2. fernirosso Dice:

    si, si può considerarle soglie di uno stesso luogo

  3. antonia p. Dice:

    ..da solo, lungo l’autostrada,alle prime luci del mattino,
    a volte sento anche la radio
    e lascio il mio cuore incollato al finestrino
    e so del mondo e tutto il resto
    lo so che tutto va in rovina
    ma di mattina
    quando la gente dorme
    col suo normale malumore
    può bastare un niente
    solo un piccolo bagliore un’aria già vissuta
    un paesaggio che ne so
    e sto bene
    io sto bene come uno che si sogna
    non è mica colpa mia
    ma sto bene che vergogna!….giorgio Gaber

  4. fernirosso Dice:

    per sedici anni, ma anche i tre precedenti (e altri ancora prima che non conto),mi sono svegliata tra le 5 e le 6 del mattino quasi tutti i giorni, in direzione mantva e poi Rovigo.Sedici anni in cui partivo quando la gente era ancora in mezzo ai sogni e fuori era buio pesto , l’inverno è molto più lungo dell’estate e le nebbie lungo il Po durano da settembre a …settembre, fitte per molti mesi all’anno che non distingui la mattina dalla sera. Credo di sapere cosa dice Gaber nella sua canzone e so cosa significa avere per amico un casellante dell’autostrada padova-bologna che aspetta che tu arrivi a occhiobello per parlare di musica in mezzo a quel macello di silenzio,nebbia e buio pesto,cercando di far nascere da cinque o sei parole scambiate dentro mozart,il volume di una relazione solo umana,calda e accogliente perchè gratuita e attesa.
    Ciao Antonia.f

  5. “Ritrovare il fango, dentro cui bambini, che non sentono peso del corpo, s’immergono nel gioco della creazione Ascoltare. Ora si può ascoltare. Ecco la soletudine.”
    Questo tuo testo mi ha fatto pensare ad un’immagine che ho viva in me.
    Ogni mattina favevo la mia solita passeggiata sul bagnasciuga, la spiaggia non era gremita, pochi turisti per essere agosto e durante il cammino trovavo sempre due bambini intenti a fare castelli di sabbia..stavano lì beati, sereni nonostante la ghiaietta e l’acqua del mare che con il suo movimento distruggeva quel poco che andavano costruendo
    in quel momento per me che li guardavo era l’assenza di tempo
    elina

  6. fernirosso Dice:

    per i bambini è facile,loro sono dimentichi del tempo e delle cose del mondo.Poi sembra che il mondo e noi facciamo il possibile per incatenarci alla paura del tempo e di questa soffrirne al fine di innestare tutti quei desideri che ci lasciano vuoti e ancora più soli. Ciao Elina,sei tornata anche tu? f

  7. sono rientrata sabato per lavoro, i miei sono ancora al mare
    ieri abbiamo fatto una grande festa per Anita, la bimba di mia cugina che vive a Ferrara, è stata un’occasione davvero unica rivedere le mie tre cugine..ormai nessuna di loro vive più in Puglia e puoi immaginare rivedersi dopo tanti anni cresciute…eppure il tempo sembrava non essere passato, solo gli occhi tradivano qualche dispiacere vissuto o provato
    oggi gran caldo, ho lasciato a Camilla il portatile…aveva voglia della musica che trova in queste stanze…
    ciao

  8. fernirosso Dice:

    qui il tempo è migliorato.Questa notte la casa è rimasta silenziosa:tutto chiuso come non capitava da tempo per il gran caldo.Mi ha riportato a gran velocità alla memoria del lavoro, del tram tram quotidiano…ancora per un anno. Ma cosa è successo al tempo? Scivola senza lasciare traccia-Bacio a te e a Camilla,ferni

  9. Mesi che non piove
    e noi a guardare il cielo
    com’è azzurro
    vicino visto da qui
    com’è immenso
    oltre questa casa che ci ospita oltre la città
    le stagioni che ci hanno allontanato
    ora ci inonda il silenzio

    una madre e una figlia possono allontanarsi ma mai perdersi…
    elina

  10. fernirosso Dice:

    a volte sono convinta che accade,capita di non essere madre dei propri figli e sentire altri come figli.Ciao Elina,ferni

  11. negli anni ho imparato ad esercitare la gratitudine verso chi, in vario modo, mi ha insegnato ad “avvicinare” la felicità
    oggi vedo che le occasioni di gratitudine mancano, ma penso di non demordere

  12. camilla Dice:

    “in quella frontiera, il passo dopo la soglia”
    leggo di tutto in questi giorni e riscopro l’idea di annotare, come non facevo da tempo, troppo presa tra casa, lavoro fuori porta, figli, genitori da proteggere e curare poi…ad un certo punto si sono dileguati tutti e mi sono sentita persa, inutile, non avevo più voglia di andare al cinema la mia grande passione ma mi sono scossa ed eccomi ad imparare a “lasciare una risposta”

  13. fernirosso Dice:

    sembra tutto così difficile finchè non lo si pratica, poi è come scrivere una lettera,una lettera di luce che si apre direttamente sotto i nostri occhi,non ha busta non ha francobollo e arriva sempre a destinazione. Qui è come stare in una stanza, a volte in un esterno altre ancora in un percorso di vento…ma ci si ritrova,sempre, o quasi, apochi passi di di-stanza. Un abbraccio,l’aspetto ancora Camilla.ferni

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