e sei tornato

come è già accaduto

come fai sempre

dentro la mia testa ingombra di affari

di pensieri molesti a rovesciarmi l’intelletto

a grattare la sabbia secca di ogni parola avvilita

sei tornato e non hai lasciato impronte

tu vai tu vieni

non resti

un istante nello stesso posto

è un racconto  di millesimi

una tachicardia di suoni aritmici dentro il battito

distinto che rincorri a riva

in ogni luogo

là dove ti affacci

ogni volta diverso nel tuo essere lo stesso

sconvolto e antico volto

tu sei tornato

a rubarmi il sentimento e il senso dell’esistere

sei mentre ti allontani e già sei sciolto appena tocchi il fondo

sei

tornato e per poco  ti resisto

questione di poco solo di poco

meno  molto meno dell’ultima tua onda.

4 Risposte a “e sei tornato”

  1. antonia p. Dice:

    ecco praga, mai vista se non indovinata da occhi di altroche è tornato…
    per poco gli resisto, per poco.
    meno.molto meno d’ell’ultima volta e forse mi racconterà, forse mi raccolglierà. ciao, ferni

  2. fernirosso Dice:

    ciao,antonia.No Praga non è così.Praga è un cimitero fatto di pietre malferme cresciute le une sulle ossa delle altre,sulle parole mai dette,sulle corse del golem e le paure della gente,sulla follia della morte e sulla follia della speranza che l’uomo cambi,sulla ignota operosità dell’arte,sull’indecenza dell’oscenità dellla morale che si stupre e si svende un tanto al pezzo,un tanto al chilo per poca carne sbirciata e già morta.
    No Praga è una fila dvanti al battello e un restaurant dove si beve uno strano intruglio che s’infiamma prima di bruciarti in corpo.Praga è una città di mercanti e mercanzie e di genti diverse,di donne ebree completamente calve e mariti che portano i riccioli vicino alle orecchie,è una città che ricorda che la vita è breve,non serve starne a parlare,meglio viverla attimo per attimo.

  3. antonia p. Dice:

    allora lo farò tacere, il mio narratore.
    cederò ancora, chissà quando, al suo respiro
    d’animale in amore.
    ed è un’altro, sottile graffio, nei miei giorni. ti abbraccio, a.

  4. fernirosso Dice:

    un giorno
    un giorno ti racconto
    il giardino di un eden di pietra
    dove la morte è il fiore sopito
    sotto gli occhi di tante finestre affacciate
    A Praga le case circondano le pietre
    infisse per strati dentro uno spazio fitto di memorie dove il rabbino dorme accanto alla moglie di qualcun altro o parla
    con il fiorista o il macellaio.
    I sassi stanno come ossa di uno scheletro infinito
    attorcigliato attorno a qualche pianta che lì tace
    sotto il vento di lievi parole.

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