e sei tornato
come è già accaduto
come fai sempre
dentro la mia testa ingombra di affari
di pensieri molesti a rovesciarmi l’intelletto
a grattare la sabbia secca di ogni parola avvilita
sei tornato e non hai lasciato impronte
tu vai tu vieni
non resti
un istante nello stesso posto
è un racconto di millesimi
una tachicardia di suoni aritmici dentro il battito
distinto che rincorri a riva
in ogni luogo
là dove ti affacci
ogni volta diverso nel tuo essere lo stesso
sconvolto e antico volto
tu sei tornato
a rubarmi il sentimento e il senso dell’esistere
sei mentre ti allontani e già sei sciolto appena tocchi il fondo
sei
tornato e per poco ti resisto
questione di poco solo di poco
meno molto meno dell’ultima tua onda.
17 Agosto 2008 a 20:28
ecco praga, mai vista se non indovinata da occhi di altroche è tornato…
per poco gli resisto, per poco.
meno.molto meno d’ell’ultima volta e forse mi racconterà, forse mi raccolglierà. ciao, ferni
17 Agosto 2008 a 20:43
ciao,antonia.No Praga non è così.Praga è un cimitero fatto di pietre malferme cresciute le une sulle ossa delle altre,sulle parole mai dette,sulle corse del golem e le paure della gente,sulla follia della morte e sulla follia della speranza che l’uomo cambi,sulla ignota operosità dell’arte,sull’indecenza dell’oscenità dellla morale che si stupre e si svende un tanto al pezzo,un tanto al chilo per poca carne sbirciata e già morta.
No Praga è una fila dvanti al battello e un restaurant dove si beve uno strano intruglio che s’infiamma prima di bruciarti in corpo.Praga è una città di mercanti e mercanzie e di genti diverse,di donne ebree completamente calve e mariti che portano i riccioli vicino alle orecchie,è una città che ricorda che la vita è breve,non serve starne a parlare,meglio viverla attimo per attimo.
17 Agosto 2008 a 20:59
allora lo farò tacere, il mio narratore.
cederò ancora, chissà quando, al suo respiro
d’animale in amore.
ed è un’altro, sottile graffio, nei miei giorni. ti abbraccio, a.
18 Agosto 2008 a 16:09
un giorno
un giorno ti racconto
il giardino di un eden di pietra
dove la morte è il fiore sopito
sotto gli occhi di tante finestre affacciate
A Praga le case circondano le pietre
infisse per strati dentro uno spazio fitto di memorie dove il rabbino dorme accanto alla moglie di qualcun altro o parla
con il fiorista o il macellaio.
I sassi stanno come ossa di uno scheletro infinito
attorcigliato attorno a qualche pianta che lì tace
sotto il vento di lievi parole.