più di ogni altro
andrew doronin
è il buio che mi preme
mi sbatte contro il muro della mia demenza
mia cecità costruita di proposito
anni dopo anni a livellare le asperità
a mettere a bolla il filo di un amore
e mi nasceva tra le cosce
il cervello di un uomo che non faceva che varchi
e archi di trionfo ad un tesoro senza gioia.
Amore sillaba la parola sciancata
schizza la ferocia sperpera il seme.
Apocrifa la famiglia
nei vangeli mai riconosciuti
naviga a vista
giorno dopo giorno verso un rifugio
verso la solita caverna.
28 agosto 2008 a 14:35
Acrobati/marionette appesi al filo in un improbabile circo …
Speranze disattese e amarezza … mi chiedo se esistano famiglie canoniche … e poi, quale sarebbe il canone?
Toni forti in questa poesia, ferni. Un abrazo.
28 agosto 2008 a 17:45
che malinconia che trasmetti…
dura, metallica, mangiafuoco che urla
ed i fili s’ingarbugliano.
brutta situazione ritrovarsi
legate, mani e piedi, speranze disattese e amarezza, si, rose…
quali altri canoni dovremo ancora pagare, e quanto?
la parola famiglia, in questo momento, è quella che più mi è lontana,eppure sono sillabe che mi tengono sotto un tetto comune,
senza alternativa alcuna faccio la falena che muore un pò ogni volta che s’infrange sulla luce fittizia. perdonate l’allegria…un bacio,a.