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(ap)punti dall'arte

Month: gennaio, 2009

TESTI INVIATI per il CONCORSO: (H)OMBRE

Maggie Taylor

Testo n.21: Progressione d’ ombra

scivola l’ ombra dalla spalla e
segue il braccio, si
ferma al gomito
allunghi un dito e la levi
sulla punta del mignolo
la guardi in trasparenza
all’ occhio la porti
un velo
che offusca la luce
una trama di grigio che s’ insinua
sotto l’ iride
e aloni si pongono intorno
cerchi su cerchi
indistinta la voce ricalca il battito delle ciglia
nell’ ombra.

.
DMK-16/2/2009

*           *           *

Anne Siems

Testo n.20: C’erano giorni

che passavano oltre
c’erano anni
che crescevano nel bulbo del buio
in ogni visione
c’erano sogni
che mitigavano l’inverno
ogni assente presenza.
C’erano pensieri
che scivolavano nella sabbia
in ogni scrittura
c’erano sentieri
che scrivevano l’orario dei dolori
e
c’erano persone
così lontane in quella loro vicinanza
polveri
venute dall’altrove ombre
da luoghi dimenticati
dietro muri altissimi e porte chiuse
sbarrando il passo a tutti i suoni
ai colori del piacere
d’essere qui
in questa bianca prateria di carta

.

.

fernirosso

*         *         *

© Cornel Pufan- Trees in the fog
Testo n.19: Polaroid di un inverno

Si procede alla sradicazione
di tutte le ombre
come sempre mezzogiorno infuoca
anime e silenzi.
Senza battere ciglio.
Il retaggio della memoria
rassomiglia sempre di più
ad un’invernata fredda
senz’acqua
e non una sola foglia addosso.

.

Francesca Pellegrino 9/2/2009

*               *                 *
Testo n. 18 : Stanza d’ombra

Avvolta nel lenzuolo fresco di bucato
disegno mentalmente innumerevoli inizi
pagine che mai scriverò di giorno
cedo alle chiamate d’altre voci
portano lanterne in corpo d’ombre
vestono i più bei colori per la mia bambina
terra mia mai cresciuta

.

Elina- 9/2/2009
*            *               *

©Dave Parker- Penshurst Place-

pp033

Testo n. 17:  Contro il piede della terra.

Anche d’estate aveva le sue isole
il giardino si premeva contro il muro di cinta
a nord , dove più fresca l’aria alleggeriva il giorno da quel fuoco
senza tregua il calco del peso sul molle morbido dell’erba
lanciava altrove la memoria ai piedi scalzi
un’altra dimensione di me stessa
dentro una cella d’ombre
una stazione di benessere dell’anima
dentro i pensieri nutriva il desiderio
che quei segni benefici si facessero impronta di qualcuno.
Quale di noi
disegna l’io premutosi
contro il piede della terra? Quale è
e dove si nasconde
l’orma nella sua ombra?

The Emerald Valley – Cynthia Jordan

fernirosso 8/2/2009

*                *                  *

Winkworth Arboretum-©Dave Parker




Testo n. 16:  Terra d’ombra

Sb(i)ancava i suoi trecento anni di storia
rovesciando il cielo ad ogni primavera
nel lenzuolo di terra un candore di neve riviveva di migliaia e
migliaia di nuove iridi azzurre
E tu
in quell’ombra da altro luogo
riuscivi a raggiungere il precipizio di te stesso
finalmente riuscivi a perderti
come mai ti era capitato prima.
Ecco
era per quei momenti
per quelle figure che ti vedevo crescere
negli occhi e sulla fronte in bagliori
che ancora oggi ti ricordo
la tua figura intera
nella mia terra d’ombra.

.

fernirosso 8/2/2009

*                 *                *

RYUICHI SAKAMOTO – KOKO

Testo n. 15: Ancora l’ombra  è materna soglia

Di tenebre la madre
e spoglia.
E l i d o
il vuoto
dei pensieri la vacua catena
precipita
nel lento suo andare asse
in una parete immobile nel cosmo.
Non semina di parole
né germi di tempo
sparge lungo il campo dell’ombra
tutto è irto rito nell’ eterno flusso
l’incrollabile periodo
senza passi un fiume senza traguardo
e sempre oceano l’oro senza luce nella bocca di caos.
Adagiata
agita terra candida d’ ossa antiche e premature gesta
bianco nel giorno
annoderanno genesi e tramonto
un velo
versi di incompiute parole
disposte fra le vene
negli usignoli del sangue
in tutti i luoghi
nel buio
inviolato dagli idoli.
Carta e menzogna sono solo ceneri
L’appartenenza
è l’anima scordata
la discesa di spine
il legno che brucia
in chi parte e in chi muore
crisantemi di cordoglio
segnano con la cenere
l’ade di altre albe nel cuore
e nel ventre
una spoglia
esistenza.
Vita va cullando dei girasoli la tenebra e ancora
ci conforterà materna
nell’ombra
la sua soglia.

.

fernirosso 8/2/2009

*                    *                    *

Max Richter’-'Song’, from  his album ‘Songs From Before’.

Testo n. 14: Desaparecidos

Dentro al vaso
non è rimasta neanche
la fame della terra
né l’acqua e
quattro foglie
se la giocano a nascondino
tra i silenzi
di questa notte bianca
bianca e
si dice che attaccato
ai piedi di un’ombra
ci sia sempre il passo che
qualcuno entra o esce o
che semplicemente
se ne sta fermo.
La mia
ha scordato il mio nome
la mia faccia
e sconcerta fiumi di violini
come solo sottovento
muore lacrima. L’acqua.
E poi sparisce bianca
bianca anch’essa.

.

Francesca Pellegrino 07/02/2009

*                  *                   *

©Jerry Uelsmann

Testo n.13:  Ombre in divagazione

ombre nel verde
stagliate a ritagliare
disegni di alieni rimandi
di antiche mendaci futilità
in rupestri scritture incise a colori
di terra e di sole sotto l’ osso,
nel vivo
scaturire della vena,
in segreti rivoli da navigare in
silenzio
lunghe si fanno le ombre
quando l’ isola appare,
l’ isola dove tutto si spegne
e tutto riarde rifatto
lavica essenza
dolore, sorriso, odio, amore.
Incorrotti.

DMK,07/02/2009

*                  *                    *

©Jerry Uelsmann

©Testo n.12: Fetale

risento frangersi l’ onda
in voci d’ acqua
riecheggiare il grido dei sassi
impietriti occhi aperti fissi
mi tagliano e scuciono in
ogni mia minima parte,
fettucce di tendini aspri e
giunture divelte dalla volta
del cielo
mi avvolgono come le fasce il neonato
e sorreggono fino alla riva
ricadendo in guizzi di dimenticate fonti
dove il buio annega irrespirato in fremito
d’ ombra.
Fetale.
Ed è allora che respiro.

DMK, 07/02/2009

*               *                *

Benedictus- Karl Jenkins


Testo n. 11: “Benedictus qui venit in nomine Domini, Hosanna in excelsis

Quando arrivasti dicesti che eri un profugo
dicesti che la tua storia è scritta ovunque
sulle strade della terra: ci sono segni ci sono i passi
che sono i passi delle ombre, gente mai nata, gente senza storia.
Dicesti che nemmeno tu avevi una casa, nemmeno in te stesso.
E aggiungesti che bisogna annegarla la propria storia
nella storia di ogni altro, negare la propria luce per vivere
l’ombra intera l’unica parola su cui app(r)endere la vita.
Precipitarsi dall’ultimo scalino di ogni nome
sillaba per sillaba sfarinarne l’argilla
e rinascere in vece di un albero di una nuvola di una catena
solo per pronunciare l’essenza delle cose
soffiare nella fiamma e dentro la cera le impronte
nelle macerie le vecchie caste
e di nuovo precipitarsi dall’ultimo metro della propria ombra
nell’oscura gravità di un nume che forse è solo un io minore.

.

fernirosso 04/02/2009

***

©Silvana V. – effetto specchio

effettospecchiodef


Testo n. 10: I templi delle ombre

Accordi gravi bassotuba scavano
solchi circolari sul vinile di giorni
dalle ombre allungate come funi
Sfondi caravaggeschi attendono
nature vive di voci e di luci
in queste stanze di silenzi cupi
grate di finestre dai vetri opachi
Le lacrime non scendono in pianura
e seccano le ciglia su queste palpebre
radure di gramigne assolate
Le carte giocate sui tavoli dei verdi
andati cantano gli echi dispersi
nelle valli dei templi delle ombre

.

Silvana V. 04/02/2009

*                   *                      *

Max Richter – Embers

Testo n. 9: Ombre sole

Densità dei vuoti
cose che restano affisse
respiri
le correnti dei venti
la stagionale migrazione dei viventi
dei vinti.
Diresti che niente di fatto
ha una radice così forte quanto l’ombra
e ci disegna tutti.
Chiavi codici tempi timbri ritmi
segnature della voce e del pensiero che si autoimpone
i livelli della sua ignoranza.
Tutto è ciò che non sa: tutto
regolarmente resta
il resto oscuro e il metro del nostro costruire
case della migranza
corpo nella mutazione delle cose
il gesso nel calco
calce nell’anonima edizione che redige e pubblica
il canone e la costante variazione.
L’inizio ancora la fine.
Tutto il resto
ombre sole.

.

fernirosso 04/02/2009

*                       *                      *

“Non possiamo vivere che nel frammezzo, esattamente
sulla linea ermetica di condivisione dell’ombra e della luce.
Ma siamo irresistibilmente gettati in avanti.
” -René Char

©leonora carrington


Testo n.8: Il lume

C’erano ombre in quella stanza disadorna
e un vecchio lume abbandonato
A un passo dal sogno l’avevo scelto
fantasticavo sul tempo trascorso
Vestito di attese
subito consegnato ad un mago d’effetti speciali
ora mi fa compagnia regalandomi cento
soste alla mia attenzione.

.

Elina 04/02/2009

* * * 

Max Richter – On the Nature of Daylight



Testo n. 7: Come ombra salda

E così mi ritrovo : sogno
dentro un corpo abbandonato sulla sedia
ad aspettare che faccia giorno
che l’altra me si svegli ed esca
da qui
da questa specie di vestibolo
dall’ombra dove la vita è solo una scena
una pioggia di cose immagini cresciute
in quella bocca spalancata dove caos sputa i suoi due denti
davanti
a chi sta rinunciando a vivere
sta rinunciando ad essere
qui e qualcosa.
I miei capelli sono fili
matassine di spago colorato
e ho i capelli bagnati
i vestiti attaccati alla pelle
così tanto che non posso più sfilarli
posso solo dire che apro gli occhi e
mi vedo
dentro questo ingombro di pensieri nell’atrio.
Agli antipodi di me stessa
una voce sale alla mia bocca.
Il tuo nome
come ombra salda.

.

fernirosso 03/02/2009

*             *             *

© TATLIN NET- dedicato a Gaetano Bevilacqua

Testo n.6: Ti ho cercato ovunque

nelle segnature sulla lastra
acidi e acqua tu sei stagioni di richiami
un calendario interiore interrato
nei morsi e nel pugno
la mano che preme e il bulino che rode
l’anima freddata
l’occhio nel vetro dietro lo sguardo un passo annidato

nel silenzio altrove.


.

fernirosso 03/02/2009

*          *            *

© TATLIN NET-

Testo n.5: In ombra. Un abbozzo appena.

In ombra, un abbozzo a(p)pen(n)a

scrivere parole friabili
pane
senza burro  né marmellata.
Gettare le alt(r)e        luci
in raccolte          notti senza stelle
giorni d’abbandono.
Praticare la distanza
un libro che scrivo ogni giorno
afferrando l’ultimo sospiro.

Elina 03/02/2009

*     *     *

© GAETANO BEVILACQUA- acquerello

 

Testo n.4: Valico d’inverno

Gemme
candore
germogli di neve
inattese pennellate
alberi senz’ombra
fiocchi di brina.
Trama sussurrata linea
di spartito muto nel valico
soffio d’inverno
di silenzio
e brezza
colma di spazio.
Ali posate
carezza
opali sulla curva
orizzonte in attesa graffiti
di profili contorni
sfumati
verde della nascita.

 .

Api- 03/02/2009

*       *       *

© Mehmet Ozqur

Testo n.3:  Il terzo co(r)vo

Il terzo cor(v)o è un covo di silenzi
un coro di perdite: ombre.
Sto qui nella sala d’attesa.
Sto aspettando la tua  morte.
Sto aspettando una resurrezione.
Aspetto.
Mesi come secoli
guarigioni di dolore
la carne mia tua
nell’ombra fattasi       sfitta

ci nasconde l’attesa.

E’ lì, acutissimo e sottile,
un passaggio nella cruna
il nostro co(r)vo.
.

fernirosso 03/o2/2009

*          *          *

© Umair Ghani

Testo n.2: Come punta di penna

Hai soffiato sul lume
il respiro si è fatto lento
il passo incerto come punta di penna
ora scricchiola sulla carta
Traccio un cerchio sulla scena
piombata nell’ombra
attorno emergono figure, campi, alberi e
in uno spicchio tra le case mia madre al pozzo.
Un attimo, non posso usare la voce.
E l’ombra avanza liquida e gli oggetti fanno rumore.
Ancora disegno contorni di fumo
basta il tuo respiro ad accendere il lume.

Elina 01/02/2009

*       *        *

© Silvana V.- Chiari del bosco tra le mie ombre

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Testo n.1: Ombre e luci

Fra ombre e luci nelle macchie
quanti occhi – le sfumature
del verde – corrono in cangianti
gamme sotto i miei passi
Più chiara la parola nera
sull’orto bianco del foglio
sorregge un re d’inchiostro
quando l’asparago – fra aculei e rovi -
silvestre in controluce di sole
si cela nell’abbagliante riflesso
fra le perfette tele del ragno
Fra luci e ombre nelle macchie
chiamo all’appello le sillabe
assenti del mio alfabeto
per cantare ai sordi
senza muovere le labbra

.

Lucilla/Silvana V. 6/05/06; 31-01-2009

(H)OMBRE- un piccolo con-cor-so

© Renè Magritte- Gli amanti


Poichè pare che il tema dell’ombra tocchi la creatività di più persone invito i lettori di questo blog ad inviare i loro testi presso cartesensibili@live.it. Sarà mia cura poi pubblicarli nel blog. Sarebbe bello,magari, farne una raccolta,con immagini e suoni. Aspetto le proposte,ferni.

nota all’opera di Magritte:

“Gli amanti” o “Les amants” ( 1928, olio su tela, 54×73 cm, New York, Richard S.Zeisler Collection). In quest’opera è presente uno dei temi che ha caratterizzato, in questo periodo, la pittura di Magritte, ed in altre opere gli amanti ritornerano ma col volto scoperto o con i volti affiancati. Il dipinto ci mostra due persone che si baciano ed hanno i volti coperti da un panno bianco, un panno già visto nella “Storia Centrale”, opera considerata da David Sylvester piena di riferimenti al suicidio della madre, ma ipotizza anche che sia un invenzione dell’artista il volto coperto della madre morta, vista la sua ossessione nel coprire i volti. Questo tema è inserito nella questione del visibile e invisibile, su cui Magritte torna più volte e nel 1929 scrive in Le parole e le immagini : ” Un oggetto può implicare che vi sono altri oggetti dietro di esso”. Il bacio fra i due amanti è un’ immagine che parla di morte e dell’impossibilità di comunicare, i due personaggi dietro il panno si scambiano un amore muto che conosce solo il linguaggio del corpo. Quest’opera è un richiamo all’opera di de Chirico: ” Ettore e Andromaca”; due manichini che tentano un analogo e impossibile abbraccio in un’atmosfera melodrammatica ed i manichini mantengono una certa distanza dallo spettatore, al contrario in Magritte non si può sfuggire dall’angoscia, non si tratta di un’umanità simulata ma negata nelle sue caratteristiche essenziali e mutilata della sua individualità. (tratto da: http://www.tuttomagritte.altervista.org)

Sul raso dell’erba- Upon the fresh-cut grass.

© Jacek Yerka

Bisognerebbe stendersi a terra
sul raso dell’erba
sul fresco di una pioggia leggera
sentirsi correre incontro l’azzurro del vuoto
vivo di scintille e di piume
di verdi e di occhi di grida volanti
di canzoni lussureggianti una carica
di rossi ciliegia nei sorrisi delle persone
una catena d’inviti a consumare la festa della vita

che dura sempre il giusto

tempo persino quando è così poco conveniente andarsene
all’improvviso lungo una strada presa troppo in fretta
da questa o quell’altra parte
o sopra il baratro della paura che ti consuma i piedi dei pensieri
ti offusca i desideri
ti sbrana il tempo dalle mani.
Noi che viviamo nella confusione dei semi
dei beni e del male
in un unico invaso di cielo e di inutile sapienza
noi che siamo sempre più parenti
stretta scorza di un’unica sconfitta
noi sì noi
dovremmo liberarci da noi stessi.

*

ludovico einaudi-al di là del vetro

What we should really do

is to lay down

upon the fresh-cut grass

under a cool drizzle

and feel the azure rushing towards us

an emptiness full of sparks and feathers

of green and eyes of flying cries

of exuberant harmonies a load

of cherry reds in the smiles of people

a chain of invitations to enjoy the feast

of life lasting always the right

time even when it’s so little convenient leaving

all of a sudden along a path taken too in a hurry

this way or the other

over the abyss of fear wearing out the feet of thoughts

obscuring the desires

tearing to pieces the time from your hands.

We, living in the confusion of seeds

of good(s) and bad

in a single pot of sky and useless knowledge

more and more related

tight skin of the same defeat

yes we

should get away from ourselves

.

translation by Rose Bazzoli

Di molte cose parlano quelle colline di sabbia bianca

Vangelis – Memories Of Blue

Ci sono andata

su quelle spiagge

ad ascoltare l’oceano

pacifico scendeva ai piedi delle cime

toccava le radici degli altissimi abeti

parlava con un ognuno una lingua diversa

veloce e lento

futuro e antico

e trascorreva sulle vie e le case

di quell’Oregon di legno

dipinto di azzurro e lavanda

con gli orari di apertura dei mall scritti a matita

i torno subito

e le mele grosse come cocomeri e quelle pinne

nero di squalo

fatte di rocce seminate sulla riva.

ancora mi ricordo

sento ancora quei loro discorsi di sabbia e di vento

e

la strada

una lunghissima curva

dentro la riva di un tempo senza misura.

Vangelis – Prelude

sotto traccia

© chourmo

dentro

le pareti di casa

ho trovato nascoste

parole  trafitte

da un remoto

passato che si era infiltrato

nel lavabile delle tempere

Con l’unghia di un pennino e con la lingua

mai dimenticata appresa da mia madre

ho potuto tradurre quei segni

quasi indecifrabili

erano fatti

di sabbie     di fiume     di gesso   e

sul ghiaietto  ancora portavano

l’impronta sottile

un bagliore di luce   una specie

di piccola pinna di pesce.

Si addensavano vane    nel vano di ogni stanza

si adombravano nella cassa morta di ogni porta

senza voce non si conficcavano nel panneggio dei punti e dei fraseggi

principali e secondarie restavano silenti

nuvole lette accumulate nel prato

dietro la finestra nel cielo     appeso

all’ultimo balcone ancora illeso

lentamente si trascinavano fino al  mare

un codominio di sensi

l’ultima meta l’ultima fase di una frase che non sa

cosa significhi       vivere

sotto traccia.

Reem Banna – Thata Yaoum

One of those days, they surprised me
They pushed my mother and my sister aside, and arrested me
Like statues made of sand,
With faces that have lost the light of eyes,
They were,
The day they came and arrested me,

My father was praying to the God of earth,
In the soil of our field, that has been inherited for centuries
They were,
The day they came and arrested me,
And took me away

And with darkness in jail,
They braided thorns for me*
And on mud and wires,
They dragged me all night
They scrubbed my wounds with sand and salt,
And to a dirty corner, they kicked me

They killed me, on one of those days, my loved ones, but
They killed me, on one of those days, my loved ones, but
My head was held up high…
My head was held up high…
My head was held up high…

Apokalisse araba- di Etel Adnan

Apokalisse araba

di Etel Adnan

traduzione di Toni Maraini

Un sole di guerra a Beirut in pieno aprile

un vento fresco nelle imbarcazioni
un sole giallo che sventola

un occhio nel buco del fucile

un morto di Palestina
un sole lilla nella tasca della mia amica

passeggiata errabonda a Parigi
un uccello sull’alluce di un palestinese defunto e

una mosca dal macellaio
Beirut-acido-solforico

STOP

il quartiere in quarantena brucia i suoi folli

STOP    Beirut
un sole nel dito

un sole nell’ano

un sole in groppa all’elefante
un sole cannibale armeno antropofago piaghe sulle provvigioni! ! ! ! !
un sole giallo sul volto di cancrena sul palestinese crudeltà dell’albero di palma
Ho preso una nave sotto il mare

nel regno dei morti e dei vivi

sì sì sì
un sole nero

45 cadaveri neri per una sola bara

e un orecchio nero che ascolta
Ho visto uno sparviero nutrirsi d’un cervello di bambino

in un immondezzaio a Dekuaneh

Ho visto un sole spento

usato come pallone a Sabra ho tagliato in due il cielo

Un sole putrido e divorato dai vermi

sovrasta Beirut il silenzio si vende a chili

beduini ammantati di bare

una luna tatuata vi impregna con la sua dinamite

un sole dinamitato

un bambino dinamitato

un pesce dinamitato

la strada dinamitata
mangiate e vomitate il sole

mangiate e vomitate la guerra

Ho ascoltato un angelo esplodere

un sole animale si arrampica sulla mia schiena e mi divora il collo.

I suoi capelli
I suoi capelli cadono

Per le strade il fascismo in abito verde masturba i fucili

O avventura alla rovescia!

Ho visto Beirut-la-folle scrivere col sangue. Morte alla Luna!

Un missile traversa la casa. Rimbombo di pallottole.

Negozio sventrato e gatto calpestato.

Ho preso il sole per la coda e l’ho gettato al fiume.

Esplosione. Bum…

Beirut-puttana sudicia malata di sifilide

anche il sole è contaminato dalla città

un sole blu che indietreggia

un kurdo che uccide l’armeno

l’armeno che uccide il palestinese
la ruota solare delle razze di Siria

o nomadi insensati bevitori di polvere
un sole lilla idrofilo

un sole giallo istrione

un sole rosso vanitoso
Beirut-la-malevole

un partito ebbro di petrolio e la milizia dei vortici della Via Lattea

un sole dal ventre nutrito di legumi

sistema di opulenti tuberose

un sole MOLLE

gli eucalipti sono fioriti

Gli arabi sono sottoterra.

Gli americani sulla Luna

il sole ha divorato i suoi figli.

Una volta io ero mattino felice.

*

tratto da Etel Adnan, Apokalisse araba, Semar (www.semarweb.com), Roma 2001, pp. 77.

Graphics and drawings by the Authoress
Preface and translation by
Toni Maraini

«An immersion into chaos towards destiny. A journey of the soul through the cartography of global immediacy rarely recorded on maps. A book which submits to Middle Eastern sensitivity, just like a book of wisdom or the Book of Changes».
JACK HIRSCHMAN

«This long poem is a shout, a semantic frenzy, a dance macabre, a postmodern prophecy. A vaticination on the tragedy of people».
TONI MARAINI, from the «Preface»

Sito di riferimento:

http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/apokalisse-araba/

In pugno un mucchietto di aste

© Dino Valls

fissate nella piana della scrittura.

Un palmeto i Getzemani. Gli ulivi di una mano.

Tribù di parole feroci
fedeli ai pali di tortura
nelle loro sacre aste
nere nell’in-chiostro ignoranza
del più sè-greto buio.

dentro la mano in-pugno

queste truppe organizzate
palizzate cieche
nelle strategie dei punti
riorganizzano solo la difesa. Piccoli s-pari
a s-paventare i passeri.

Dentro il tuo nero

nelle reti tutte le parole
uccelli spersi
senza più canto
sole grida
tra i rossi che stillano
fame ignoranza e
persino amore.

RI-COR-DARE NEL VIVO DELLA CARNE

“Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.”
Norman G. Finkelstein

*

Norman G. Finkelstein è uno storico e politologo ebreo statunitense, nonchè figlio di sopravvissuti ebrei del ghetto di Varsavia e poi del campo di sterminio di Auschwitz. E’ molto noto per i suoi scritti relativi ai conflitti arabo-israeliani e a quella che egli definisce «L’Industria dell’Olocausto», termine col quale indica le organizzazioni e le personalità ebraiche (in particolare il Congresso Ebraico Mondiale o Elie Wiesel) che, secondo lui, hanno strumentalizzato la Shoah a fini politici (per sostenere la politica israeliana) o mercantili (ottenere indennizzi finanziari da parte della Germania e della Svizzera.

Finkelstein rivela che le sue ricostruzioni storiche furono innescate dall’indennizzo di 1.000 US dollari a testa offerto ai suoi genitori: cifra assai bassa a fronte di quanto versato da Germania e Svizzera e del numero inizialmente rilevato dagli Alleati quando censirono i sopravvissuti ai lager nazisti. Tale cifra, a suo dire, sarebbe però continuamente lievitata per opera delle commissioni incaricate di fissare gli indennizzi, formate da israeliani e da statunitensi, molto legati a Israele, che così avrebbero liberato risorse finanziarie immense delle quali si sarebbe avvantaggiato lo Stato d’Israele, a detrimento degli effettivi scampati all’Olocausto.

Nel maggio 2008 a Finkelstein è stato proibito l’ingresso nello Stato di Israele per un periodo di dieci anni. Leggi il seguito di questo post »

non è il mio nome

Goldmund – Threnody, from The Malady of Elegance

ciò che resta

scrivono in me le acque

in me d’aria

un’assenza di cielo

franato in questa

terra di frantumi

più voci più persone

eppure il dis-accordo trova               una

composizione

Ukulele Orchestra of GB – Fly Me of the Handel

Nel regno del drago d’ore- un regalo di Elina

© Stepan Zavrel

Avevi incartato per me,
per la ragazza che pensavi io fossi, il regno del drago d’oro
Se sbircio tra le pagine che odorano di violetta
saltello leggera come Alice nel paese delle meraviglie tra un volo e uno sbadiglio
dietro di me si addensano ombre diafane
camminano stelle fioriscono le storie che verranno
Poi mi sveglio nella terra dove mi ha cresciuto mia madre
nel suo segno
insegnandomi ad avere (le) ali dentro

Elina

……………………………………………………….S.Z……………………………………………………

AMNESTY INTERNATIONAL- EST(R)ATTI

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

Ospito oggi quanto Amnesty mi invia regolarmente chiedendo il sostegno e la partecipazione. Oggi i dati sono pesanti.Lascio a disposizione di tutti quanto il suo sito ha pubblicato, per ampliarne, per quanto posso, il suono della loro già grande voce.  Sembra non basti mai.

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1686

e vorrei ancora vorrei che piovesse

René Aubry- La pioggia

la pioggia dentro

come musica e

il colore dentro

i miei quaderni      intorno      viaggi

intorno

sempre        di ritorno

E’ PERCHE’ NON SO LEGGERE CHE SCRIVO COME UN PAZZO

David Ho

E’ perchè non so  leggere le carte del mondo

che lascio segni sul corpo delle cose

fino a nasconderle, occultarle completamente e confonderle.

E’ perchè non so leggere in me, ora uomo ora donna

a fasi alterne secondo le correnti

e in chiunque altro mi giri intorno

o dentro avvicinandosi a quel nucleo vuoto

nocciolo dell’inerzia di vivere

che insisto ad estirpare ogni senso dal silenzio            per farne parola

catapulta di significati che pontificano il niente che conosco da sempre.

E’ perchè non so leggere che scrivo come un folle

scrivo a te per sentire me meno estraneo a ciò che credo di essere

per ogni me là fuori

l’altro l’altra

quello che ancora non ho avuto cuore di ascoltare.

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