Ancora mio padre alla stazione
by fernirosso
Lord of War-Ost- Antonio Pinto
Andavamo a contare i treni
come se a guardarli sfilare da sotto
gli occhi fossero dentro
il viaggio
dentro quel moto perpetuo
andare e venire davanti
a quella inutile stazione
dove scendevamo solo noi
alle ore più assurde
all’una di notte quando gelava o
alle due del pomeriggio
quando il sole ti spaccava le ossa
e i pensieri naufragavano in un mare di sudore
dritti addosso alla spalla del ponte e contro il fiume
l’isola ce l’avevo un quarto alle sei
in un’ombra d’acqua sopra le testa
e il tuo volto che rideva davanti al mio
non ancora come te
vecchio solo
con l’unico gioco da giocare insieme
quella ferrovia di ricordi da vivere
miniatura dei tuoi viaggi
quelli che ti avrebbero portato
lontanissimo da me.

Buongiorno Ferni! I tuoi ricordi tutti stretti dentro di te…..” tuo padre giostraio di destini “.
Ricordo, quando mi accompagnasti alla stazione, sulla strada verso casa mia, che mi dicesti che non amavi i saluti alle partenze. Ti rivedo come se fosse ieri, a controllare le mie cose, il mio zaino. Un abbraccio con tanta tenerezza, Lucy.
Grazie Lucilla,si ricordo e, come sento, nemmeno tu hai scordato, non solo il viaggio, ma le memorie. bacio,ferni
Ciao Ferni, bella , bellissima questa poesia. In queste tue immagini mi rivedo anch’io nel turbine di emozioni di dolce e amaro ricordo…di assenza, di sua presenza. Grazie per quelle parole che tu scrivi ed io ho la possibilità di poter leggere e così rivivere in mille…..rivoli di emozioni. Un abbraccio forte.Lorenza
CIAO CARISSIMA. Significa che riesci finalmente a stare seduta, dunque che va un po’ meglio. Ne sono felice.Hai fatto un giro anche in CARTESENSIBILI?
Prova a vedere se ci trovi buona sostanza e poi fammi sapere.
Ti lascio il link: http://cartesensibili.wordpress.com/.
Grazie della visita, sai che sono felice quanto ti trovo da queste parti.ferni
è un ritratto di emozioni, dove emozioni si ricostruiscono e, quasi in giri concentrici, si propagano. Una sensazione di memoria inarrestabile. Grazie, ferni.
è un po’ di tempo ormai che quelli che credevo m avessero lasciato, si fanno vivi.Vengono a portarmi fatti che credevo persi e invece sono lì, racchiusi in quella scatola, la scatola nera del nostro viaggio. Ciao Daniela e grazie,ferni.
hai visto di là, tutto bene?f.
da te ho imparato che ci sono diverse scatole..ricordo quando ti raccontavo della lontananza fisica,geografica da Enrico,come tutto era ancora più “distante”,fu allora che mi parlasti di una scatola dove mettere tutte le mie sensazioni,le mie novità,la mia terra ritrovata fatta di affetti,calore,amicizie per donargliela quando ci fossimo visti
io ci ho creduto e ogni giorno l’ho riempita semplicemente di me,di quello che ho e desidero,sì i desideri che si allargano sempre ad abbracciare l’altro,nessuno escluso
accanto a questa scatola ho mantenuto sempre aperta quella della memoria,ho ritrovata intatti e vivi certi ricordi,anche quelli dolorosi
il viaggio è lungo ed io sono abituata a spostarmi..con le mie scatole
grazie ferni, una poesia molto bella
elina
credo che sia un modo per non perdersi di vista, non perdere quel sé da cui tutto si di-par-te. Grazie,ferni
avrei desiderato, da piccola, una stazione, i binari, un treno in partenza,per conservare un’immagine di lontananza, per sottolineare il distacco, non di morte, ma nella vita.
solo ora lo ritrovo,mio padre, e mi parla, recuperando il troppo silenzio che ha regalato alla mia infanzia.
cara Ferni, mi ha emozionato molto questo testo per condivisione e vicinanza (bello e compiuto nella tenuta strutturale e nell’equilibrio) Mapi
Ciao Mapi, grazie di essere passata anche da queste parti. Mio padre è una parte di me che tocco di rado, mi è difficile farlo, dentro ci sono memorie molto complesse e artigliate che si articolano in tempi molto lunghi e spazi brevissimi, da lasciare quasi senza respiro, senza forza. Forse un giorno lo affronterò per intero, forse.Oggi non ne sono ancora del tutto capace, lo frequento solo di striscio. ferni