RI-COR-DARE NEL VIVO DELLA CARNE
by fernirosso
“Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.”
Norman G. Finkelstein
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Norman G. Finkelstein è uno storico e politologo ebreo statunitense, nonchè figlio di sopravvissuti ebrei del ghetto di Varsavia e poi del campo di sterminio di Auschwitz. E’ molto noto per i suoi scritti relativi ai conflitti arabo-israeliani e a quella che egli definisce «L’Industria dell’Olocausto», termine col quale indica le organizzazioni e le personalità ebraiche (in particolare il Congresso Ebraico Mondiale o Elie Wiesel) che, secondo lui, hanno strumentalizzato la Shoah a fini politici (per sostenere la politica israeliana) o mercantili (ottenere indennizzi finanziari da parte della Germania e della Svizzera.
Finkelstein rivela che le sue ricostruzioni storiche furono innescate dall’indennizzo di 1.000 US dollari a testa offerto ai suoi genitori: cifra assai bassa a fronte di quanto versato da Germania e Svizzera e del numero inizialmente rilevato dagli Alleati quando censirono i sopravvissuti ai lager nazisti. Tale cifra, a suo dire, sarebbe però continuamente lievitata per opera delle commissioni incaricate di fissare gli indennizzi, formate da israeliani e da statunitensi, molto legati a Israele, che così avrebbero liberato risorse finanziarie immense delle quali si sarebbe avvantaggiato lo Stato d’Israele, a detrimento degli effettivi scampati all’Olocausto.
Nel maggio 2008 a Finkelstein è stato proibito l’ingresso nello Stato di Israele per un periodo di dieci anni.
Nel suo sito, www.normanfinkelstein.com , ha affiancato foto dellolocausto con le immagini scattate a Gaza dopo gli attacchi israeliani. L’effetto finale è terribile.
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ATTENZIONE: alcune foto sono molto crude.
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I fatti sono abbastanza chiari. Possiamo trovarli in una pagina web israeliana, quella del Ministero degli Affari Esteri d’Israele. (…)
Israele ruppe la tregua con la sua incursione a Gaza il 4 novembre, nella quale ammazzò sei o sette militanti palestinesi. Arrivati a quel punto (ed ora cito la pagina web ufficiale israeliana), Hamas rispose all’attacco israeliano e lanciò di conseguenza i suoi missili.
In quanto al perchè, gli avvenimenti sono abbastanza chiari. Secondo il giornale Ha’aretz, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak incominciò a programmare l’invasione ancor prima che iniziasse la tregua. Di fatto, secondo Ha’aretz [9.1.2009] i piani dell’invasione ebbero inizio a marzo. E secondo la mia opinione, le ragioni principali dell’invasione sono due. Primo: aumentare quello che l’Israele chiama la sua capacità di dissuasione – ossia questo significa semplicemente aumentare la capacità d’Israele di terrorizzare la regione fino alla sottomissione. A seguito della sua sconfitta in Libano nel luglio 2006, Israele considerava importante trasmettere il messaggio che ancora è una forza militare, capace a terrorizzare chi osi sfidare i suoi ordini.
La seconda ragione principale dell’attacco è che Hamas stava facendo sapere che desiderava giungere ad un accordo diplomatico del conflitto basandosi sui confini esistenti nel 1967. Cioè, Hamas stava facendo sapere che era d’accordo col consenso internazionale, che era in accordo con la maggioranza della comunità internazionale, in cerca di una soluzione diplomatica. Così Israele avrebbe dovuto affrontare quella che gli israeliani chiamano “l’offensiva di pace palestinese”.
E per sconfiggere l’offensiva di pace, cercò di smantellare Hamas.
(…) Come documentò lo scrittore David Rose nel numero di aprile del 2008 sulla rivista Vanity Fair, basandosi su documenti interni statunitensi, furono gli Stati Uniti, confabulando con l’Autorità Palestinese, che cercarono di fare un colpo di Stato contro Hamas, e questa li anticipò. Però di questo già non se ne parla e questa informazione non viene neanche smentita.
(…) La questione è se (Hamas) possa governare a Gaza finchè Israele mantiene il blocco e impedisce ai palestinesi qualsiasi attività economica. Verò è che il blocco si fece più duro ancor prima che Hamas arrivasse el potere. È che il blocco non ha niente a che vedere con Hamas. Ci furono statunitensi che furono lì, per esempio James Wolfensohn, per tentare di rompere il blocco dopo che Israele ebbe spiegato di nuovo le sue truppe a Gaza.
Il problema è stato sempre lo stesso, Israele non vuole che Gaza si sviluppi, e tantomeno vuole risolvere diplomaticamente il conflitto.
(…) tanto i dirigenti di Hamas che stanno a Damasco come quelli che stanno a Gaza hanno fatto ripetute dichiariazioni che sono disposti a giungere ad una soluzione del conflitto se vengono rispettati i confini che la Palestina aveva nel 1967. I fatti sono abbastanza chiari. Di fatto sono palesi. Ogni anno, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite vota una risoluzione intitolata “Sistemazione pacifica della questione Palestinese”, ed ogni anno il risultato della votazione è sempre lo
stesso: il mondo intero da un lato e dall’altro Israele, Stati Uniti, alcune isole del Pacifico Meridionale ed Australia. L’anno scorso la votazione fu di 164 voti a favore della risoluzione e 7 contro. Ogni anno dal 1989 (nel 1989, il risultato della votazione fu di 150 a 3) da un lato c’è il mondo intero e dall’altro gli Stati Uniti, Israele e lo Stato-isola della Dominica.
I 22 stati membri della Lega Araba, sono tutti a favore di un accordo fra i due Stati secondo i confini esistenti nel giugno 1967; l’Autorità Palestinese è favorele ad un accordo dei due Stati secondo i confini esistenti nel giugno 1967; ora anche Hamas è favorevole all’accordo dei due Stati secondo i confini esistenti nel giugno1967.
L’unico ostacolo è Israele, appoggiata dagli Stati Uniti. Questo è il problema.
I dati a disposizione dimostrano che Hamas desiderava continuare con la tregua, però solo a condizione che Israele allentasse il blocco.
Molto prima che Hamas incominciasse i suoi attacchi con missili contro Israele in rappresaglia per gli attacchi di quest’ultima ai palestinesi, a Gaza si era già in una crisi umanitaria dovuto al blocco. La ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Mary Robinson, descrisse che quello che stava succedendo in Gaza era la distruzione di una civiltà. Questo succedeva durante il periodo di tregua.
Che dimostrano questi fatti? Che da più di vent’anni, tutta la comunità internazionale ha provato a trovare un accordo al conflitto secondo i confini esistenti nel giugno 1967 con una soluzione giusta per la questione dei rifugiati. Sono negazionisti tutti questi 164 paesi delle Nazioni Unite? Gli unici a favore della pace sono gli Stati Uniti, Israele, la repubblica di Nauru, la repubblica di Palau, gli Stati Federati di Micronesia, le Isole Marshall e l’Australia? Chi sono i negazionisti? Chi è che si oppone alla pace?
I fatti dimostrano che in ognuno dei temi cruciali che sorsero [nelle negoziazioni] a Camp David, più tardi secondo i parametri stabiliti da Clinton, e poi a Taba, in tutti ed ognuno di quei punti tutte le concessioni vennero dal lato palestinese. Israele non fece nessuna concessione. Tutte ed ognuna delle concessioni vennero dei palestinesi. Questi hanno espressamente ripetuto il loro desiderio di risolvere il conflitto in accordo col Diritto Internazionale.
Il Diritto Internazionale è molto chiaro. Nel luglio di 2004 la più alta instanza giuridica mondiale, la Corte Internazionale di Giustizia, disse che Israele non aveva alcun diritto sui territori di Cisgiordania e Gaza, nè tantomeno su Gerusalemme. Secondo la più alta istanza giuridica mondiale, Gerusalemme Est è territorio palestinese occupato. Secondo la Corte Internazionale di Giustizia tutte gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali in base al Diritto Internazionale.
In relazione con tutto questo il punto importante ora è che i palestinesi erano disposti a fare concessioni. Fecero tutte le concessioni. Israele non nè fece nessuna.
Credo sia abbastanza chiaro quello che deve succedere. In primo luogo, Stati Uniti ed Israele devono unirsi al resto della Comunità Internazionale, devono rispettare il Diritto Internazionale. Non credo si debba sottovalutare quest’ultimo punto, è una questione molto importante. Se Israele non rispetta il Diritto Internazionale, la si deve rendere responsabile delle sue azioni, esattamente come qualsiasi altro stato del mondo.
Obama deve essere sincero con il popolo americano. Deve essere onesto in relazione a qual’è il principale ostacolo per risolvere il conflitto. Non è il negazionismo; è l’attitudine di Israele, spalleggiata dal governo degli Stati Uniti, a non rispettare il Diritto Internazionale, a non rispettare l’opinione della comunità internazionale.
E la principale sfida per tutti noi, statunitensi, è vedere attraverso le bugie.
Questo articolo è composto da frammenti dell’intervento di Norman Finkelstein nel dibattito celebrato l’8 gennaio scorso in diretta durante il programma di Amy Goodman “Democracy now”, nel quale partecipò anche l’ex ambasciatore statunitense di Israele, Martín Indyk.

Immagini crude e similari: inversione di ruoli, dove le vittime di un tempo, sono i carnefici attuali. Il popolo d’Israele, in nome dell’olocausto, si autorizza ad arrogarsi il diritto di prevaricazione, esercitato senza mezzi termini o scrupoli umani, sui palestinesi. Ma qual è la linea di demarcazione di quella fantomatica Terra Promessa? E’ un macchia di sangue estesa a dismisura, è una terra coperta di resti di corpi martoriati, senza sconti a nessuno soprattutto ai bambini.
Ho speranza in Obama, ma temo che se farà sul serio, il suo destino è già segnato, come la storia c’insegna. La speranza è una cosa la fiducia è un’altra e non si può riporre nelle mani giuste, quando chi regge le fila del destino dell’Umanità ha a cuore solo il profumo dei dollari.
Personalmente non faccio affidamento su Obama (Osama…quanto è vicino il nome…no?) o qualunque altro singolare politico:faccio affidamento sulla volontà delle persone, di tutti gli uomini del pianeta:un popolo ormai maturo e martoriato a sufficienza per capire che è la dignità di ognuno ad essere vessata.
Dell’operato di Obama, vedremo d’ora in poi, in quanto alla somiglianza del nome ho riflettuto anch’io, ma non significa nulla. Obama, nel suo discorso d’insediamento ha fatto un preciso riferimento alle responsabilità individuali, che valgono per tutti i popoli e per tutte le persone. Se ognuno di noi, persone qualunque, spostasse un solo sassolino, tutti assieme potremmo spostare una montagna, poi se al potere c’è un uomo DEGNO che, proprio in forza della sua posizione, può spostare più montagne, allora, forse qualcosa in meglio potrebbe cambiare. Ciao, Lucy.
poco mi convincono i leaders carismatici…che siano altri specchietti per allodole?
quando ero giovane, studiai a fondo il metodo educativo nei Kibbutz israeliani, e sognavo..abituata al modello ex-Omni dilagante di reminescenze fasciste. poi lessi da qualche parte che Israele studiava il modo di far spostar le nuvole per garantire la pioggia nei luoghi poveri d’acqua, e sognavo…in questa terra e in tutte le terre dove si muore di sete.
ora, dopo attimi in volo, plano sulla realtà atroce offertaci da questi modelli, soprattutto il motivo reale per cui il nuovo Stato ci studiava tanto sopra. e quello che ha realizzato.
che dire? vedo ancora una ragazzina che leggeva “Kapo’” e perse le amiche d’infanzia, nelle stradine di ognuno. ora cosa dobbiamo perdere? api.
se passi in CARTESENSIBILI ho portato il discorso fatto dal premio Nobel Harold Pinter. Era già molto malato eppure la sua voce,anche se con gran fatica, pronuncia con forza e nettezza la sua posizione in questo mondo. Passa se hai tempo,ne vale la lettura fino in fondo.ferni
fatto, ferni, con un po’ di fretta, ma contavo di rileggerlo quando non avro’ nessuno alle spalle del coso, che lo esige a viva voce…api.
conosco gli impera-tori di casa. Ciao.f
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Io non li vedo come nazisti. Vogliamo anche dire che le bombe le tirano in risposta?
diciamo che non è proprio la stessa cosa.Se poi si vuole ascoltare solo la loro campana allora si provi ad andarci.Ciao fabio,ferni