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(ap)punti dall'arte

Di molte cose parlano quelle colline di sabbia bianca

Vangelis – Memories Of Blue

Ci sono andata

su quelle spiagge

ad ascoltare l’oceano

pacifico scendeva ai piedi delle cime

toccava le radici degli altissimi abeti

parlava con un ognuno una lingua diversa

veloce e lento

futuro e antico

e trascorreva sulle vie e le case

di quell’Oregon di legno

dipinto di azzurro e lavanda

con gli orari di apertura dei mall scritti a matita

i torno subito

e le mele grosse come cocomeri e quelle pinne

nero di squalo

fatte di rocce seminate sulla riva.

ancora mi ricordo

sento ancora quei loro discorsi di sabbia e di vento

e

la strada

una lunghissima curva

dentro la riva di un tempo senza misura.

Vangelis – Prelude

sotto traccia

© chourmo

dentro

le pareti di casa

ho trovato nascoste

parole  trafitte

da un remoto

passato che si era infiltrato

nel lavabile delle tempere

Con l’unghia di un pennino e con la lingua

mai dimenticata appresa da mia madre

ho potuto tradurre quei segni

quasi indecifrabili

erano fatti

di sabbie     di fiume     di gesso   e

sul ghiaietto  ancora portavano

l’impronta sottile

un bagliore di luce   una specie

di piccola pinna di pesce.

Si addensavano vane    nel vano di ogni stanza

si adombravano nella cassa morta di ogni porta

senza voce non si conficcavano nel panneggio dei punti e dei fraseggi

principali e secondarie restavano silenti

nuvole lette accumulate nel prato

dietro la finestra nel cielo     appeso

all’ultimo balcone ancora illeso

lentamente si trascinavano fino al  mare

un codominio di sensi

l’ultima meta l’ultima fase di una frase che non sa

cosa significhi       vivere

sotto traccia.

Reem Banna – Thata Yaoum

One of those days, they surprised me
They pushed my mother and my sister aside, and arrested me
Like statues made of sand,
With faces that have lost the light of eyes,
They were,
The day they came and arrested me,

My father was praying to the God of earth,
In the soil of our field, that has been inherited for centuries
They were,
The day they came and arrested me,
And took me away

And with darkness in jail,
They braided thorns for me*
And on mud and wires,
They dragged me all night
They scrubbed my wounds with sand and salt,
And to a dirty corner, they kicked me

They killed me, on one of those days, my loved ones, but
They killed me, on one of those days, my loved ones, but
My head was held up high…
My head was held up high…
My head was held up high…

Apokalisse araba- di Etel Adnan

Apokalisse araba

di Etel Adnan

traduzione di Toni Maraini

Un sole di guerra a Beirut in pieno aprile

un vento fresco nelle imbarcazioni
un sole giallo che sventola

un occhio nel buco del fucile

un morto di Palestina
un sole lilla nella tasca della mia amica

passeggiata errabonda a Parigi
un uccello sull’alluce di un palestinese defunto e

una mosca dal macellaio
Beirut-acido-solforico

STOP

il quartiere in quarantena brucia i suoi folli

STOP    Beirut
un sole nel dito

un sole nell’ano

un sole in groppa all’elefante
un sole cannibale armeno antropofago piaghe sulle provvigioni! ! ! ! !
un sole giallo sul volto di cancrena sul palestinese crudeltà dell’albero di palma
Ho preso una nave sotto il mare

nel regno dei morti e dei vivi

sì sì sì
un sole nero

45 cadaveri neri per una sola bara

e un orecchio nero che ascolta
Ho visto uno sparviero nutrirsi d’un cervello di bambino

in un immondezzaio a Dekuaneh

Ho visto un sole spento

usato come pallone a Sabra ho tagliato in due il cielo

Un sole putrido e divorato dai vermi

sovrasta Beirut il silenzio si vende a chili

beduini ammantati di bare

una luna tatuata vi impregna con la sua dinamite

un sole dinamitato

un bambino dinamitato

un pesce dinamitato

la strada dinamitata
mangiate e vomitate il sole

mangiate e vomitate la guerra

Ho ascoltato un angelo esplodere

un sole animale si arrampica sulla mia schiena e mi divora il collo.

I suoi capelli
I suoi capelli cadono

Per le strade il fascismo in abito verde masturba i fucili

O avventura alla rovescia!

Ho visto Beirut-la-folle scrivere col sangue. Morte alla Luna!

Un missile traversa la casa. Rimbombo di pallottole.

Negozio sventrato e gatto calpestato.

Ho preso il sole per la coda e l’ho gettato al fiume.

Esplosione. Bum…

Beirut-puttana sudicia malata di sifilide

anche il sole è contaminato dalla città

un sole blu che indietreggia

un kurdo che uccide l’armeno

l’armeno che uccide il palestinese
la ruota solare delle razze di Siria

o nomadi insensati bevitori di polvere
un sole lilla idrofilo

un sole giallo istrione

un sole rosso vanitoso
Beirut-la-malevole

un partito ebbro di petrolio e la milizia dei vortici della Via Lattea

un sole dal ventre nutrito di legumi

sistema di opulenti tuberose

un sole MOLLE

gli eucalipti sono fioriti

Gli arabi sono sottoterra.

Gli americani sulla Luna

il sole ha divorato i suoi figli.

Una volta io ero mattino felice.

*

tratto da Etel Adnan, Apokalisse araba, Semar (www.semarweb.com), Roma 2001, pp. 77.

Graphics and drawings by the Authoress
Preface and translation by
Toni Maraini

«An immersion into chaos towards destiny. A journey of the soul through the cartography of global immediacy rarely recorded on maps. A book which submits to Middle Eastern sensitivity, just like a book of wisdom or the Book of Changes».
JACK HIRSCHMAN

«This long poem is a shout, a semantic frenzy, a dance macabre, a postmodern prophecy. A vaticination on the tragedy of people».
TONI MARAINI, from the «Preface»

Sito di riferimento:

http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/apokalisse-araba/

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