G i à d a ieri
by fernirosso
z.Beksinski
e oggi continuo
le strappo le spello una ad una le sillabe dal corpo
che le parole intere hanno difficoltà ad essere acciuffate.
Le strappo come si fa con l’erba o i fili del rammendo dall’addome
e sto attenta che non vi siano aghi nidi di vespa
sotto la pelle ci sono corpi senza ombre di rigetto.
Sottocute sotto il colletto dei denti
ispessite parole erotico verde ortica sotto le unghie e
viola nelle pieghe della bocca: vado a stanarle
come si fa con gli insetti e le blatte.
Mi guardo e vedo le vedo
sgusciarsi da me farsi chiaro
respirano qualcosa che non è mio non è mai stato mio lume
non questo corpo che cade e cede decade e vuole invecchiare
e in fretta dentro la parola più in fretta dentro la parola si dice
sfiata decrepita la sentenza
decreta una fine prossima già in me e allora tolgo
estirpo queste tracce memoria sulla nuca
innestata dentro cippata nelle ossa scivolata lungo la schiena
a ridosso delle creste ilio possente di un possedimento antico
l’imene compiacente
il prontuario dei segni di me in me che li traduco a vita in vita
e l’ho confusa l’ho confusa l’ho confusa
per un messale un messaggio d’amore.
Incastrata mi eri rimasta incastrata confusa nella mente ingravidata
tu parola acuminata no non stai
chiusa nel cervello tu stai sotto più in basso dove governa
il rosso maestro il contatto l’ignoto il passo il sospeso baratto del tempo.
E avevo deciso di andarmene andarmene da me abbandonarmi per una volta
ma
non mi è possibile
non è possibile che io
lasci la cucina imbrattata insudiciata del mio sangue
me rappresa coagulata attorno ai mobili della dispensa.
E i figli?
I figli, gli amati figli. Non avrebbero certo non avrebbero più
la madia
dove sventrare le paure
dove dirigere le prue delle loro candide stravaganze.
Io la vela gliela cucio con la bocca e
con l’amo la rivolgo ai venti che mi turbinano il petto
qui dove nasce una primavera di neve bianca
fiori di mela e di ciliegio il mio quaderno delle date inoltrate
un giubileo una transazione tra la fine e questo oggi
ancora pieno di incisioni e formelle
nel legno secco del mio ventre vuoto.


Ti ho letta, ferni. Un abbraccio. rose
è un ripercorrersi, assai incisivo per chi legge
forse la chiave di tutto sta in questo punto
“tu parola acuminata no non stai
chiusa nel cervello tu stai sotto più in basso dove governa
il rosso maestro il contatto l’ignoto il passo il sospeso baratto del tempo”
sai a cosa penso? (i pensieri è proprio vero vanno per salti…)
due anni fa abbiamo scritto un monologo che poi con l’aiuto della regista abbiamo inscenato, ciascuno di noi poteva ispirarsi liberamente ad una esperienza, io ho riscritto, a modo mio, la lettera che una madre scrive a sua figlia bambina, abbandonata per scappare ad un destino crudele, di continua sopraffazione
la mia “libera ispirazione” fu “una donna” di Sibilla Aleramo
ricordo ancora tutte le battute e oggi lo riscopro dentro me arricchito di altre parole
ciao Ferni, scusa la mia divagazione
Ps: non vedo l’immagine, potresti ripostarla?
ti abbraccio
i figli non avrebbero più un grembo da stramazzare di lacrime e in cui spargere baci e preghiere per quella divinità che gli umani chiamano Madre.
In quale oscuro si rifugia la madre?
in quale altro ver(b)o trova la congiunzione alla sua voce e la coniugazione dell’essere?
Ciao Gitti.un bacio,ferni
Che dirti Elina se non che, dentro quei passaggi sento anche io, che li ho nascosti tra le righe, una soglia da cui passare o uscire per trovare la relazione,arianna e il suo “philo”. f
Urca! Sono diventata trans-parente. Bene!
NO: ti ho letta anche io Rose. Bacio,ferni
la madre si rifugia nel suo nome e nel suo nome si battezza ogni giorno. una donna ha la vita in sè pure quando si sente morta in petto.
[...] Vai alla Fonte [...]
Ora sei antica quanto me e la madre comune.Bacio Gitti, f.
gli antichi siamo noi….api.
e già, e già. Ciao Api,f