Nella neve e nelle impronte del mattino
by fernirosso
Agostino Arrivabene- Vanitas con lepidotteri
resta
la sera consumata
assieme a qualche parola
aria leggera nell’aria
parole come petali
e una pena diffusa
la vita addormentata sprecata
a chiedersi cose che nessuno hai mai visto
dentro i tuoi occhi
dentro il pane secco
di altre parole come fuochi
una ruggine giallastra attorno al ferro
che non apre più la porta
e poi il silenzio
questo spazio dell’anima dove sta accorta la neve.
Non un segno un indizio un’orma trascurata
non una stella un fiocco addossato al corpo
della sera per tutte le sere che ancora cadrà
fitta come i silenzi
la cenere sui fuochi spenti
l’erba fradicia e pesante
quasi come le altre
dissipate parole appese al soffitto
in questa stanza di confini
carezze mai sprecate
alter(n)ati sogni sospesi alle gole ammutolite
fondi di caffè e vasellame antico
innocenza e caducità
acque del nulla
omissioni e segni di preghiera
lasciata altrove sul cordolo che cementa la grazia
mai più usata
la solitudine della bocca svuotata dei sorrisi
la brace di un bacio
l’abitato paese dell’amicizia
dove la neve non copre ma aspetta
aspetta ciò che ritorna
persino di un fiato d’erba di un calore di fiore
scioltosi sotto il bianco.
Capita
certi giorni
che il tempo sfugga alla sua stessa mano
e scorra un dito sopre le nuvole facendone merletti
esploda suoni
abbagli d’ombra le finestre cresciute nella luce.
Si china il tempo in cerca
di un segno di quel rigo nel bianco
che conduce all’accordo
un arco che si spezza
nella freccia di uno sguardo lanciato
alle prime gocce dell’alba
il battere di un metronomo sovrano
un’acqua fatta di milioni di respiri
su sfondi di ceramica fresca.
Restano le mille api nel brusio del coccio
un parlottio di steli che dirottano il vento
le nuvole lasciano a nudo nella voce
ancora altre parole di velo e di cera
verdi d’albero con la bocca che sfavilla
tutto il creato e vorrebbero
passare oltrepassare la mia mano
i pensieri i desideri
vorrebbero da me quel che è perduto
la luce degli occhi il rosso del labbro
il buio dentro il segreto delle mie tante veglie.
Ostinazione il voler ritornare
il voler trovare un fuoco che brucia
dove accendere il sogno di un sempre
di un ancora come traccia persa in un tempo senza data
che ora dentro il suo sonno in una scia
la neve adagia lenta
sopra il tetto e oltre la mia porta.

..e menomale che eri a letto, e hai letto, letto, letto!!!
buonissima giornata, cara ferni! api.
Anche a te, Api, grazie. Bacio.ferni
in questo testo straordinario porti tutto di te, riconosco quell’ ostinazione nella chiusa
ma ciò che lascia impronte nella mia neve sono certi voli
“Capita
certi giorni
che il tempo sfugga alla sua stessa mano
e scorra un dito sopre le nuvole facendone merletti…”
un abbraccio grande
Elina
Solo un saluto. delicatissimo saluto
Ciao Fabio,che piacere! E’ davvero molto tempo che non sento e non vedo le tue impronte da queste parti. Un saluto, ferni
oltre una porta che mi sembra fin troppo piena, come se tutto quel che risiede al suo interno fosse unito per poi implodere e dividersi in mille e oltre parti. perdiamo così tanto tempo. perdiamo così tanto noi stessi.
noi siamo coltivati da miliardi di parti-celle,in cui è racchiuso l’universo e pensiamo di avere così poco,spesso niente,le poche cose a cui rivolgiamo una scarsissima attenzione.Si,dovremmo es-plodere ad ogni passo,ad ogni pensiero e invece pensiamo che basti chiudere la porta per essere in salvo.Siamo noi l’ordigno a oro-loge-ria. Ma nemmeno di questo ci rendiamo conto. Grazie per la visita Alice.f
Siamo davvero parti-celle! Piccole celle, come quelle che costruiscono le api, pazientemente. Quando spalanchiamo una finestra, vediamo nel riverbero del sole tante particelle volare nell’aria: polvere, quello che in fondo siamo tutti quanti….
” Restano le mille api nel brusio del coccio
un parlottio di steli che dirottano il vento
le nuvole lasciano a nudo nella voce
ancora altre parole di velo e di cera
verdi d’albero con la bocca che sfavilla
tutto il creato e vorrebbero
passare oltrepassare la mia mano
i pensieri i desideri
vorrebbero da me quel che è perduto
la luce degli occhi il rosso del labbro
il buio dentro il segreto delle mie tante veglie. ”
Passavo di qua. Ciao! Silva.
Ringrazio Elina che non dimentica mai di lasciare qualcosa in queste stanze, segno tangibile che lei ormai è un’abitante di questi luoghi.Grazie a Silva,per essere passata e aver raccolto qualosa per sé, spero torni di qualche sollievo quando si intristisce.E’ davvero piacevole sentire che ci sono persona tra queste vie e, prima o poi, capita di incontrarle.ferni
ehi, c’è anche un’ape che tenta di svolazzare, ferni, nonostante tutto! un abbraccio a tutte! api.
Ma ti avevo salutato e ringraziato per prima,non hai visto? Ciao.Buona notte.ferni in crollo-
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Meravigliosa questa tua poesia, cara Ferni, che leggo con grade dolcezza nel cuore e la gioia vera di averti ritrovata.
Ci sono momenti in cui un canto di parole scende nell’animo insieme a lacrime calde eppure e’ sereno in-fondo.
Ti abbraccio, nobile creatura con l’affetto di sempre_Nicole
grazie Nicole, grazie di cuore, felice di risentirti anch’io. Ti abbraccio con ricambiato affetto. ferni