Se ti dedicassi, amore…
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Se tu fossi un seme nella terra ti seminerei
palmo a palmo le mani
le zolle dei piedi
infinito sarei.
Fino al segno nel cuore del tuo legno
io ti raccoglierei
tu sei tutte le stagioni nel quotidiano di ogni stanza.
Anche di carta ti camminerei e ad agio un andante
giorno dopo giorno nella grafia delle tue orme
pioggia sulla pietra dei miei silenzi ti riceverei.
Se tu in un fascio di essenza una barca mi apparissi
nella vela del tuo essere aria e corpo dentro il corpo
nell’immenso ti veleggerei fino alla riva di ogni tua sillabazione naufraga
onda dopo onda a cercarti ritornerei e di navigarti ancora e ancora sognerei.
Ma se sfasciandosi quel legno tra i marosi altro si facesse e
fiume di passione diventasse
oltre il tempo oltre qualunque storia a nuotarti verrei
fino a che il corpo mio tuo acqua
nell’ acqua più profonda inarrivabile nel sempre si perdesse.
Se tu fossi casa perché casa è l’essere
ampio come un giorno quando la notte lo dissolve a distesa
dentro i miei pensieri più limpido e dentro la furia dei tuoi sogni
come un segno preciso ti vivrei
del tuo corpo le mie stanze farei il prima il poi
ogni mio minuto le tue ere in lettere invertirei
della vita il senso degli astri il movimento.
Se fossi poeta come so che sei da un tempo antecedente al nostro
conierei un intero e imparerei
dentro il mio nodo ad arrivare al tuo dono mondo e modo
unico trovarti rintracciarti
fiato per fiato lingua per lingua al mio respiro e al mio silenzio ti legherei
senza toccarti senza sfiorire i tuoi nitidi tracciati.
Credo che se la creazione è nascere
allora noi nasciamo insieme sempre
ogni volta che ci lasciamo
io terra tu seme tu fiore io legno io acqua tu vaso
perché abbiamo un abito e una sostanza in te(r)ra
corpo di un intatto presidio di amore.
Se amare è vivere
allora mille e mille volte io già ti amo
senza vederti ti respiro senza saperti ti percorro
senza sfiorarti ti fiorisco
in me ogni tuo tempo.
Tu mi primaveri un corpo che è l’unica stagione del mio
tempo d’ essere precisa e oscura
canzone che sorveglia la tristezza e verde
mi richiami da ogni filo d’erba della tua scrittura
fresca e acuta un mattino che si sveglia e punge la notte
come la spina di ogni dolore ma è rosa
di bellezza piena e calendario di colore
luce alla mia immobile cecità.
E ricordo
ricordi?
quando ho avuto fame
tu mi hai mangiato
hai mangiato quella fame per saziarmi
e
quando ero buio e l’oscurità erano i miei passi
mi hai camminato dentro in tutte le forme della luce
quando sono stata un libro che voleva chiudersi hai letto
le mie pagine più scure e ti sei fatto notturno senza tingerti di nero.
Se ti dedicassi, amore
il seme di una terra fatta d’incendi
verrei a percorrerti dentro l’aria di tutti i miei respiri e
d’acqua planerei sui tuoi crinali
fino al legno nel tuo cuore acceso
per farne stagioni in ogni mia distanza
ti camminerei adagio giorno per giorno e
giorno dopo giorno
pioggia dopo pioggia amandoti ti scorrerei
nuovo vivendoti come la prima volta
quando
leggero
piovesti in me leggendomi lontano.
