le voglio mettere
un fuoco dentro
una brace
che bruci la gola e la lingua s’interri
in un eterno di parole friabili
legni della terra radici di cielo
rami bracci fiumi consacrati del dio mai conosciuto
linfa dello stesso mutevole corpo pane
che parla e che ride linfa che scrive
multiple parole senza classifica non merci
ordine o lignaggio linguaggio catena
parola nata per donarsi o bolo
incenerito nella soglia di un bacio
vicinanza domestica del dio che si fa lievito e crepita
divino esce dalla fronte
nasce dalla fonte nel battere del cuore
labirinto di innocenza e di destrezza grande
pronto a ferirsi morirsi e duro e durevole
quanto la pietra di una parola dura
o d i o
dio della guerra e della miseria
della sepoltura e della distanza
dio dell’oblio e della maschera
dell’oro delle fauci della bestia
scannata parola osannata e messa
a catenaccio nell’uscio di ogni casa
spersa là dove resto in ginocchio
esposta ai mille lumi di una sola sapienza
terra intorno all’asse disposta in quel fitto
campidoglio del cielo
dove la luce è sparsa.
*
“sta come il pesce
che ignora l’oceano
l’uomo nel tempo”- Kobayashi Issa
