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(ap)punti dall'arte

ACQUAMARINA- favola di ROSE BAZZOLI

Fra tutti i reami del mondo, ce n’era uno ricchissimo di acqua e governato da una dinastia di re benevoli e felici. C’erano fiumi, laghi e mari, pesci d’acqua dolce e salata, vegetazione ovunque, grazie al governo saggio e lungimirante dei re che si erano succeduti.

La popolazione si sentiva al sicuro e si dedicava alle varie attività: chi coltivava la terra, chi pescava, chi allevava il bestiame. C’erano poche industrie e quelle poche avevano attuato da tempo delle tecniche molto avanzate di riciclaggio che permetteva loro di non andare ad inquinare il prezioso patrimonio d’acqua, bene primario del regno.

L’ultimo re della felice dinastia era rimasto vedovo, ma riceveva grande consolazione dalla figlia che tutti chiamavano affettuosamente Acquamarina.
Una fanciulla così bella non s’era mai vista e i sudditi l’adoravano, al punto da passar sopra i capricci e le bizze che aveva iniziato a manifestare già nell’infanzia.
Una bimba così bella, rimasta senza mamma … come non esaudire ogni desiderio, pur di vedere tornare il sorriso su quelle deliziose labbra imbronciate?

Il nome le si addiceva particolarmente, infatti la sua passione era l’acqua. Si era fatta costruire un palazzo sfarzoso con fontane, piscine, acquari e giochi d’acqua ovunque. C’erano viali dove passeggiare, accompagnati da zampilli d’acqua che, attraverso meccanismi ingegnosi, producevano melodie rilassanti. In altre zone del parco erano state create delle rapide tumultuose che sfociavano su abissi rocciosi, dando luogo a cascate multicolori, a causa degli arcobaleni che si producano nell’aria circostante.

Ma la passione più grande della principessa era bagnarsi nell’acqua. Faceva cinque bagni al giorno e dieci docce. Il Gran Ciambellano l’aveva messa in guardia dall’uso di tutti quei sali, schiume e prodotti di bellezza, ma lei aveva imposto che fossero versati addirittura nelle sorgenti, in modo da sgorgare già perfettamente miscelati dai rubinetti d’oro.

Che bellezza, starsene sotto il getto di quell’acqua piacevolmente profumata che creava una deliziosa schiuma su tutto il suo corpo!

In effetti, il consumo d’acqua e l’inquinamento della stessa cominciavano a farsi sentire. Il Gran Ciambellano si era rivolto al re:
“Sua Maestà, vorrei farle presente che la Principessa sta dando fondo alle nostre riserve naturali d’acqua. Diversi fiumi si sono disseccati, a causa anche dell’ultimo periodo di siccità che avrebbe dovuto suggerire un consumo più moderato. Sui fondi dei laghi si stanno accumulando sostanze chimiche che uccidono la flora e la fauna acquatiche.”

Ma il re amava troppo la figlia e non si sentiva in cuore di negarle il suo divertimento preferito.
“Compreremo l’acqua dai regni vicini!” disse al Gran Ciambellano.
E così fu. L’acqua cominciò ad essere importata a prezzi esorbitanti, ma non era sufficiente per l’agricoltura e per abbeverare il bestiame, quindi, ben presto queste attività furono abbandonate e molti abitanti del regno dovettero emigrare lontano, alla ricerca di un lavoro che consentisse loro di continuare a vivere.

Il re invecchiava. La sua unica gioia ormai era osservare la figlia mentre si lavava i denti e faceva il bagno o la doccia. I rubinetti erano sempre completamente aperti, come aveva preteso fin da piccola … perché era così bello vedere l’acqua sgorgare e sgorgare … le dava un senso di appagamento.

Il Gran Ciambellano una volta si permise di dirle:
“Sua Altezza, ci sono luoghi dove la gente chiude il rubinetto, mentre si spazzola i denti, tanto l’acqua è preziosa e altri dove addirittura le persone devono percorrere ogni giorno diversi chilometri, per andare a raccogliere secchi d’acqua sporca e melmosa!”
“Ma non mi venga a raccontare queste orribili storie di paesi incivili!” aveva esclamato la Principessa, gettandosi sullo scivolo del nuovo acquapark che si era fatta costruire.

Ma un giorno, anche le riserve auree del regno si esaurirono. Il re si indebitò coi paesi vicini e non passò molto tempo, perché questi capissero che non sarebbero più stati pagati. Così, uno alla volta … chiusero i rubinetti.
Ci volle una settimana, perché tutte le cisterne si svuotassero. Nessuno osava avvicinare la Principessa che giocava allegramente nell’acqua tra schiuma e zampilli profumati.

Poi, un giorno, Acquamarina fu svegliata da un insolito silenzio.
Si affacciò al balcone: il viale dei giochi d’acqua era muto.
Fontane e piscine si erano svuotate del tutto durante la notte.
Andò nel suo bagno: la vasca era vuota, per la prima volta nella sua vita.
Guardò scandalizzata la cameriera che stava lì ad occhi bassi con aria mesta e colpevole.
Si precipitò ai rubinetti … non li aveva mai visti … così!
Senz’altro sarebbe bastato aprirli …
Chi era quello sciocco che li aveva chiusi!
Li girò freneticamente da una parte e dall’altra … nulla!
Si voltò terrorizzata; il vecchio padre la guardava dalla soglia con un’espressione abbattuta e stanca:
“E’ finita, figliola. L’acqua è finita.”

un petalo o un’intera corolla

nella mente di chi ascolta

un sasso

lanciato nello stagno.

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