Juul Kraijer
Museum Overholland- 2001.
bocche sgranate che sgusciano
sole in bacheche mietiture di logiche
raccolti quaderni di terra
roghi elementali
linfe voci milioni di esseri
in volo fermenti scintille
mettono in fuga l’orizzonte
nel sangue la nenia del rosso
migrazioni dentro la gola travalicano
la mitralica l’ aorta sorgendo come un’acqua
vi(v)a nella favola
in una parola di porpora.
Se tu fossi un seme nella terra ti seminerei
palmo a palmo le mani
le zolle dei piedi
infinito sarei.
Fino al segno nel cuore del tuo legno
io ti raccoglierei
tu sei tutte le stagioni nel quotidiano di ogni stanza.
Anche di carta ti camminerei e ad agio un andante
giorno dopo giorno nella grafia delle tue orme
pioggia sulla pietra dei miei silenzi ti riceverei.
Se tu in un fascio di essenza una barca mi apparissi
nella vela del tuo essere aria e corpo dentro il corpo
nell’immenso ti veleggerei fino alla riva di ogni tua sillabazione naufraga
onda dopo onda a cercarti ritornerei e di navigarti ancora e ancora sognerei.
Ma se sfasciandosi quel legno tra i marosi altro si facesse e
fiume di passione diventasse
oltre il tempo oltre qualunque storia a nuotarti verrei
fino a che il corpo mio tuo acqua
nell’ acqua più profonda e inarrivabile del sempre si perdesse.
Se tu fossi casa perché casa è l’essere
ampio come un giorno quando la notte lo dissolve a distesa
dentro i miei pensieri più limpido e dentro la furia dei tuoi sogni
come un segno preciso ti vivrei
del tuo corpo le mie stanze farei il prima il poi
ogni mio minuto le tue ere in lettere invertirei
della vita il senso degli astri il movimento.
Se fossi poeta come so che sei da un tempo antecedente al nostro
conierei un intero e imparerei
dentro il mio nodo ad arrivare al tuo dono mondo e modo
unico trovarti rintracciarti
fiato per fiato lingua per lingua al mio respiro e al mio silenzio ti legherei
senza toccarti senza sfiorire i tuoi nitidi tracciati.
Credo che se la creazione è nascere
allora noi nasciamo insieme sempre
ogni volta che ci lasciamo
io terra tu seme tu fiore io legno io acqua tu vaso
perché abbiamo un abito e una sostanza in te(r)ra
corpo di un intatto presidio di amore.
Se amare è vivere
allora mille e mille volte io già ti amo
senza vederti ti respiro senza saperti ti percorro
senza sfiorarti ti fiorisco
in me ogni tuo tempo.
Tu mi primaveri un corpo che è l’unica stagione del mio
tempo d’ essere precisa e oscura
canzone che sorveglia la tristezza e verde
mi richiami da ogni filo d’erba della tua scrittura
fresca e acuta un mattino che si sveglia e punge la notte
come la spina di ogni dolore ma è rosa
di bellezza piena e calendario di colore
luce alla mia immobile cecità.
E ricordo
ricordi?
quando ho avuto fame
tu mi hai mangiato
hai mangiato quella fame per saziarmi
e
quando ero buio e l’oscurità erano i miei passi
mi hai camminato dentro in tutte le forme della luce
quando sono stata un libro che voleva chiudersi hai letto
le mie pagine più scure e ti sei fatto notturno senza tingerti di nero.
Se ti dedicassi, amore
il seme di una terra fatta d’incendi
verrei a percorrerti dentro l’aria di tutti i miei respiri e
d’acqua planerei sui tuoi crinali
fino al legno nel tuo cuore acceso
per farne stagioni in ogni mia distanza
ti camminerei adagio giorno per giorno e
giorno dopo giorno
pioggia dopo pioggia amandoti ti scorrerei
nuovo vivendoti come la prima volta
quando
leggero
piovesti in me leggendomi lontano.
Odd Nerdrum- Loving Couples
l’oscuro e inquieta la storia la quiete senza turbamento della morte
lancia profonda la freccia il veleno della vita
solo il silenzio erige un fondale
fonda i suoi tempi ogni attimo in cui mi esilio nell’atto di esigere
l’attitudine d’ essere altro
altrove io l’alveo
che canta me incantato
incatenato alle due corde
suo prima suo dopo per sempre oltre ciò che non so
nella bellezza tutta in me specchiata e persa
nei tuoi occhi arsa precipitando il cielo
nella voce
che sa dire solo cose oscure
nascoste a me l’origine la foce
il mattino il giaciglio la sorgente
l’umido l’ ultimo lo sguardo
fiume scuro
che vicino m’ insegue e sicuro oltre passa
la corda il silenzio gira stretto
teso nel sangue
afferra il tuo cuore sbandierato come un giglio
e lì cova la notte il declino
l’ombra sfioccata dal tuo volto
il nero di un’appartenenza al pianto il suono infranto
la vita sulla corda di quell’arco
chiuso nel tuo occhio
per sempre chiuso nell’atto di uccidere ciò che è lì e ti traguarda
perdendoti in ogni rincorsa verità
agognato segno e follia del poter credere d’essere
eterno.
m. kenna

un arbusto di insolita leggerissima bellezza
cresceva
restando distante dalla moltitudine dei tronchi. Aveva una voce
dentro ogni foglia
aveva una ferita sotto la vetrina
aveva una linea che gli camminava il dorso
una linea maestra gli solcava la veste.
E cantava cantava dalla gola di mille usignoli
dalla bocca delle rocce
dalle antenne delle formiche dalla tasca della veste dei mirtilli.
Cantava cantava da solo fino dentro la sera e di notte
sognava e sono certa segnasse
la profondità di tutti i regni i legni e la scorza delle stelle
la risata della neve perenne sulla cima delle illusioni
mentre gli scivola in gola lungo un sorso di morte
e lo addormenta, finalmente,
in un letto di salvia in una risata di alloro.
Per sempre per sempre
ora canta sotto terra che non ha fine la radice smossa
non ha fame la sua fame antica
e la vena d’acqua la rinforza e la spinge alla sorgente
l’innalza fino alla mia bocca che bevendola ne muore.
Tutto per amore solo un gioco d’amore
amore mai incontrato mai sfiorito
e mai mai
mai ancora spezzato.
* *
And yet in the thick darkness of the wood
a young tree of unusual very light beauty
was growing
far from the multitude of trunks. It had a voice
inside each leaf
a wound under the glaze
a line across the back
a mainline furrowing its gown.
He’d sing and sing from a thousand nightingales’ throats
from the rocks’ mouths
the ants’ antennae and the bilberries’ pocket.
He’d sing and sing alone up to the very night
he’d dream and I’m sure he’d mark
the depth of all reigns woods and stars’ skin
the laughter of the perpetual snow on the illusions’ peaks
while it goes down its throat, along a death’s drop
and it puts it to sleep, finally,
in a bed of sage in a laurel’s laugh.
For ever and ever
it sings now under the ground
that the loose root is endless
and its ancient hunger is not hungry
and the stream of water strengthens it and guides it to the source
lifts it up to my mouth which dies by drinking it.
All this for the sake of love, just a love game
never met never faded
and never never
broken yet.
.
translation by Rose Bazzoli