FERNIROSSO webBLOCK

(ap)punti dall'arte

Month: aprile, 2009

anche stamane dunque

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steven kenny

prima che la luce si facesse vasta dentro questo bosco di persone
sei venuto a smuovere il cielo
nelle nostre ali imprimendo un movimento
sconosciuto a noi che dello spazio
abbiamo l’ampiezza     un nido stretto
attorno al nodo della vita      della morte.
Tu che dietro la schiena nascondi te stesso
raggiungi con un uovo tutto il passato
guscio del futuro da covare.
Ed è per un fremito   uno scatto d’immenso che
da scapola a scapola già ti nasce il brivido
di un volo.

Borghesia- Claudio Lolli; Paolo Pietrangeli – Contessa


Cosa è cambiato e cosa è rimasto tale? La società è stata sconvolta dalle nuove regimentazioni della finanza  e dell’economia, dal capitale per dire una sola parola,ma non mancano i poveri, anzi, molti più ceti sociali sono andati ad ingrossare le file dei poveri,mentre i diseredati sono rimasti dove erano, senza ver mosso un passo relativamente a qualunque epoca storica. Cosa ha spinto alcune classi dentro i circuiti del denaro e cosa ha spinto altri ceti verso un dignotoso, per ora, ma fallimentare impoverimento? L’impoverimento economico è una radiografia di un impoverimento morale, spirituale, ideologico ?

Questo che segue è un punto di vista non tanto lontano dal precedente, che parla di un periodo il cui strascico non si è mai esaurito e non ha  terminato di caricarci addosso, incespicando qua e là sui vari decreti e i provvedimenti che sceglievano di dare e togliere per non modificare nulla, ulteriori pesi e aggravi

Paolo Pietrangeli – Contessa


Mi svegliai dopo solo qualche minuto

Yanoikko

appesa alla sedia

dove mi avevi lasciato

per andartene in qualche altra direzione

dove nemmeno tu sapevi.

Voglio accumulare strada

nel sonno delle case

mentre cerco in me la voce un suono

che mi chiami fino a quell’altra città

là dove ancora non mi aspetti

tu, ignoto

dove tra breve sentirò confuso un grano

dalla tua bocca risaldare il filo nell’attesa

maglia strappata all’astuccio del legno

l’incontro    l’incauto mio avvicinarmi alla soglia        il  buio

di un dolore  che ancora si diffonde      e

resto immobile sull’ultimo passo      geografia

di una carta sospesa  stesa tra  banchi di scuola infiniti

e la chiesa del mio volontario  silenzio

nuovamente bianca

l’ ingiustificabile assenza.

ho rotto la tela

ho spezzato il filo

c’erano spine dentro la  mano

e tesa  nella testa ho spalancato

il piano del tempo   le ore nel palazzo

in una congiura di porte e soffitti.

Allestisco lontano nel chiostro

un silenzio raccolto nel taglio del bosco

aspetto l’amato

nell’incavo del braccio  esplosioni

di giallo  e di blu   mi ri(t)mano il battito.

non so più se è un sogno

lo strano è vivere

distesa

sul fondo     la barca

quegli  occhi    il mare  me li  mette  addosso

oltre passa lo scheletro la marea  il tempo

mi allontana dentro il ventre

del vento rovescia il seme

terra che trasporta in  me (il) suo frutto.

Contro

il legno del braccio  rema nell’estuario   l’origine

l’avvolta ombra l’oscuro torace della forma  mi avvolge

mi trattiene in quell’acqua ghiaccio e fiamma

sole ipotesi

di luce  che si infrange dentro i miei divieti

sul torto di oggi e

non so se è ancora sogno o non sono più dentro quel mondo capovolto.

La vita murata nella vita

E toccavo il vetro dei tuoi occhi

ascoltavo il sogno covato   il velo della voce

mentre si faceva ancora

più trasparente la notte.

Quando gli alberi bussavano alle porte della mia stanza

quando il treno si fermava sulla soglia del mio freddo

quando tutte le voci si sfogliavano e cadevano le vesti di quella storia

tu venivi a trovarmi.

Ogni notte lasciavi sull’uscio

della casa un segno        il tuo passare

oltre e dentro quei vuoti

e per afferrarti stringevo il molle vischio del fango

quando del vaso bagnato la forma nasce il buio e il ventre

mentre il  cuore indaffarato incapace di trovare parole

la vita murata nella vita

seguita incessante a ricordare.

25 APRILE 1945/2009-Francesco Guccini – Don Chisciotte


[ Don Chisciotte ]

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte… Leggi il seguito di questo post »

le parole… maturano al sole?

sono    l e  a l i      le parole?

e crescono sole ?

le scompagina il tempo?

le indirizza il vento?

Sono canoniche le parole

prestigiose cattedre del vuoto

pesano quanto un mattone e galleggiano

nel sogno dentro la realtà.

Non hanno età       le parole    si ridipingono la faccia

razzolano per terra e aspirano al cielo.

S’intrufolano s’inerpicano singhiozzano e strimpellano

s’inchiostrano  s’incancreniscono

mettono  zavorra alla chiatta del discorso

allentano il contatto tra

la pelle del dio e tutto ciò che il demone

inventa       a loro insaputa.

ESPECIALLY WHEN THE OCTOBER WIND- Dylan Thomas

sergio toppi

questo, che propongo, è il mio attraversamento di un testo in cui, a mio modo di vedere, Dylan Thomas attraversa la natura, la sua sostanza, anche attraversando la donna, la madre, che è tale o dovrebbe esserlo quando diventa parola sensibile, dunque morbida, recettiva, capace di dare vita, profondità. L’io poetico è capace, anche se prigioniero della torre , di vivere questa condizione e di farsene portavoce.
Ecco allora, non tanto una traduzione, ma un movimento all’interno di quella f-orma, femmina anch’essa e capace di tenere in sé il sacro della genesi, la nascita di ogni essere. Ho presentato questa mia versione nel blog Imperfetta ellisse dove anche altri , penso, si cimenteranno nella traduzione in questione  proposta come lavoro dal curatore del blog Giacomo Cerrai.

http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/349-Dylan-Thomas,-Specialmente-quando-il-vento-dottobre,-trad.-Bigongiari.html

ESPECIALLY WHEN THE OCTOBER WIND

Especially when the October wind
With frosty fingers punishes my hair,
Caught by the crabbing sun I walk on fire
And cast a shadow crab upon the land,
By the sea’s side, hearing the noise of birds,
Hearing thè raven cough in winter sticks,
My busy heart who shudders as the talks
Sheds the syllabic blood and drains her words.

Shut, too, in a tower of words, I mark
On the horizon walking like the trees
The wordy shapes of women, and the rows
Of the star-gestured children in the park.
Some let me make you of the vowelled beeches,
Some of the oaken voices, from the roots
Of many a thorny shire tell you notes,
Some let me make you of the water’s speeches.

Behind a pot of ferns the wagging clock
Tells me the hour’s word, the neural meaning
Flies on the shafted disk, declaims the morning
And tells the windy weather in the cock.
Some let me make you of the meadow’s signs;
The signal grass that tells me all I know
Breaks with the wormy winter through the eye.
Some let me tell you of the raven’s sins.

Especially when the October wind
(Some let me make you of autumnal spells,
The spider-tongued, and the loud hill of Wales)
With fists of turnips punishes the land,
Some let me make you of the heartless words.
The heart is drained that, spelling in the scurry
Of chemic blood, warned of the coming fury.
By the sea’s side hear the dark-vowelled birds.
.

Dylan Thomas

ansel adams

SPECIALMENTE QUANDO IL VENTO D’OTTOBRE

Specialmente quando il vento d’ottobre
con dita di gelo mi sconvolge i capelli,
sul fuoco io cammino catturato dal sole pescatore di granchi
e come un’ombra di granchio segno la terra,
sulla riva del mare, mentre gli uccelli sollevano alto il frastuono
e il corvo tossisce sui rami l’inverno
Il mio cuore indaffarato trema se lei parla
sparge sillabe di sangue, consuma le sue parole.

Anche imprigionato, in una torre di parole, io disegno
come gli alberi sull’orizzonte che si muove
le forme parole femminee,  le file
dei piccoli che hanno gesti di stelle nel parco.
Lascia che io abbia per te vocali di faggio,
voce di quercia, lascia che io ti riveli
di molte cose note una spinosa contea di radici
Lascia che per te io abbia un linguaggio d’acqua.

Dietro  un vaso  di felci oscillanti la pendola
mi dice la parola dell’ora, l’intuito
vola sul disco che mal detto dichiara il mattino
legge    il tempo del vento   il gallo  nella banderuola.
Lascia che per te io sia i segni del prato,
il disegno dell’erba che dice ciò che conosco già
spunta attraverso l’occhio l’inverno verminoso.
Lascia che io ti dica i peccati del corvo.

Specialmente quando il vento d’ottobre
(lascia che  io faccia per te incantesimi d’autunno,
tocchi con la lingua del ragno la forte collina del Galles )
con pugni di rape castiga la terra,
lascia che  per te io strappi le parole rinsecchite.
E’ esaurito il cuore che, sillabando
nella fuga precipitosa la chimica del sangue, ha presagito l’arrivo della furia.
In riva al mare ascolta le sacre parole degli uccelli.

.

traduzione di  fernanda ferraresso

e tutti camminano

ansel adams

ansel_adams_01.jpg


camminano in questo

mondo di vetro

che s’incrina ad ogni visione

si frantuma ad ogni ascolto

si allontana da ogni contatto

si assottiglia ad ogni rinascita nei sensi

si perde in ogni deserto pensiero

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ansel adams- death valley

il tempo giusto

quando è maturo il nostro tempo

e quanto è il tempo che è nostro

da dove viene il momento esatto   e il tempo giusto

dove ci porta senza che si sappia la rotta

come fa il tempo a venire da noi

a trovarci con certezza

portandoci la dose d’amore

odio e rancore che serve per farci cambiare

per farci decidere di andarcene da qui

per un luogo che non ha più questo tempo.

Chi sarà mai il padrone del tempo

e dove è situato il suo regno

se è il regno di un dio

di un disperato o di un povero

non interessa saperlo

ciò che conta è attraversarlo

lasciandosi passare attraverso

ciò che ha importanza è non dargli l’importanza

cosicchè questa vita duri esattamente il ciclo per essere

ciò che non si sapeva di poter essere.

stavano a fare la coda

erano in fondo

in fondo alla lista

i perdenti  quelli per cui non c’era più un posto

quelli che il posto non l’hanno mai avuto mai visto e stanno ancora dopo

nella gerarchia di quelli che stanno alla fine oltre  i penultimi

i penati

i senza dio e fede

gli ultimi della corsa, quelli che fanno festa con il toro sulla testa

quelli della corsia degli incurabili

quelli che di solito li si attacca

al tram

e si aspetta che qualcuno

ultimo come loro

che non vuole stare là, nel fondo del fondo

gli passi sopra con foga

sopra, una volta per tutte dentro il catino del cielo

lo stesso di caino, il vano del cuore.

E’ qua  la guerra

è questa la schifosissima guerra

diseredati che si sbranano tra loro.

Ma diseredati

da chi?

Da un’idea di Antonia Piredda e un soffio di fernirosso. Lavoro a quattro mani sul segno per un sogno che nasce.

Immagini Sergio Toppi

Vesti

azzurre trame si fondono

con erba notturni

filamenti di buio

solleticano me, virgola, versata

dal cielo. Mi ripropongo

Mutevole

Gaia

Silenzio

che appronta

le sue trappole.

Barchetta le anche

i miei piedi

Navigano soli

senza timone

p r o r e dentro cui

ogni r e t e.

Nell´abito       nuova

l´alba incespica di brina

paziente  la vela

sfida ancora

il vento.

Il senso della misura. Vauro -di A. Piredda

Stefano Ricci

continuano a cader cocci
pietre montagne
su sassi sterpi
e cibo s/caduto
di pietosa pelosa
benevolenza.

le verità
sono indecenti
untrici di dubbio
nessuno si permetta
di contraddire
versi di avvoltoi
con voce di poiana.

rapaci i primi,
di frugale vocabolario.
rapaci i secondi,
di alti voli e planate,
disegni e
pensiero di/verso.
opposto!

api, 16 aprile 2009.

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