prima che la luce si facesse vasta dentro questo bosco di persone
sei venuto a smuovere il cielo
nelle nostre ali imprimendo un movimento
sconosciuto a noi che dello spazio
abbiamo l’ampiezza un nido stretto
attorno al nodo della vita della morte.
Tu che dietro la schiena nascondi te stesso
raggiungi con un uovo tutto il passato
guscio del futuro da covare.
Ed è per un fremito uno scatto d’immenso che
da scapola a scapola già ti nasce il brivido
di un volo.
Cosa è cambiato e cosa è rimasto tale? La società è stata sconvolta dalle nuove regimentazioni della finanza e dell’economia, dal capitale per dire una sola parola,ma non mancano i poveri, anzi, molti più ceti sociali sono andati ad ingrossare le file dei poveri,mentre i diseredati sono rimasti dove erano, senza ver mosso un passo relativamente a qualunque epoca storica. Cosa ha spinto alcune classi dentro i circuiti del denaro e cosa ha spinto altri ceti verso un dignotoso, per ora, ma fallimentare impoverimento? L’impoverimento economico è una radiografia di un impoverimento morale, spirituale, ideologico ?
Questo che segue è un punto di vista non tanto lontano dal precedente, che parla di un periodo il cui strascico non si è mai esaurito e non ha terminato di caricarci addosso, incespicando qua e là sui vari decreti e i provvedimenti che sceglievano di dare e togliere per non modificare nulla, ulteriori pesi e aggravi
Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte… Leggi il seguito di questo post »
questo, che propongo, è il mio attraversamento di un testo in cui, a mio modo di vedere, Dylan Thomas attraversa la natura, la sua sostanza, anche attraversando la donna, la madre, che è tale o dovrebbe esserlo quando diventa parola sensibile, dunque morbida, recettiva, capace di dare vita, profondità. L’io poetico è capace, anche se prigioniero della torre , di vivere questa condizione e di farsene portavoce.
Ecco allora, non tanto una traduzione, ma un movimento all’interno di quella f-orma, femmina anch’essa e capace di tenere in sé il sacro della genesi, la nascita di ogni essere. Ho presentato questa mia versione nel blog Imperfetta ellisse dove anche altri , penso, si cimenteranno nella traduzione in questione proposta come lavoro dal curatore del blog Giacomo Cerrai.
Especially when the October wind
With frosty fingers punishes my hair,
Caught by the crabbing sun I walk on fire
And cast a shadow crab upon the land,
By the sea’s side, hearing the noise of birds,
Hearing thè raven cough in winter sticks,
My busy heart who shudders as the talks
Sheds the syllabic blood and drains her words.
Shut, too, in a tower of words, I mark
On the horizon walking like the trees
The wordy shapes of women, and the rows
Of the star-gestured children in the park.
Some let me make you of the vowelled beeches,
Some of the oaken voices, from the roots
Of many a thorny shire tell you notes,
Some let me make you of the water’s speeches.
Behind a pot of ferns the wagging clock
Tells me the hour’s word, the neural meaning
Flies on the shafted disk, declaims the morning
And tells the windy weather in the cock.
Some let me make you of the meadow’s signs;
The signal grass that tells me all I know
Breaks with the wormy winter through the eye.
Some let me tell you of the raven’s sins.
Especially when the October wind
(Some let me make you of autumnal spells,
The spider-tongued, and the loud hill of Wales)
With fists of turnips punishes the land,
Some let me make you of the heartless words.
The heart is drained that, spelling in the scurry
Of chemic blood, warned of the coming fury.
By the sea’s side hear the dark-vowelled birds.
.
Dylan Thomas
ansel adams
SPECIALMENTE QUANDO IL VENTO D’OTTOBRE
Specialmente quando il vento d’ottobre
con dita di gelo mi sconvolge i capelli,
sul fuoco io cammino catturato dal sole pescatore di granchi
e come un’ombra di granchio segno la terra,
sulla riva del mare, mentre gli uccelli sollevano alto il frastuono
e il corvo tossisce sui rami l’inverno
Il mio cuore indaffarato trema se lei parla
sparge sillabe di sangue, consuma le sue parole.
Anche imprigionato, in una torre di parole, io disegno
come gli alberi sull’orizzonte che si muove
le forme parole femminee, le file
dei piccoli che hanno gesti di stelle nel parco.
Lascia che io abbia per te vocali di faggio,
voce di quercia, lascia che io ti riveli
di molte cose note una spinosa contea di radici
Lascia che per te io abbia un linguaggio d’acqua.
Dietro un vaso di felci oscillanti la pendola
mi dice la parola dell’ora, l’intuito
vola sul disco che mal detto dichiara il mattino
legge il tempo del vento il gallo nella banderuola.
Lascia che per te io sia i segni del prato,
il disegno dell’erba che dice ciò che conosco già
spunta attraverso l’occhio l’inverno verminoso.
Lascia che io ti dica i peccati del corvo.
Specialmente quando il vento d’ottobre
(lascia che io faccia per te incantesimi d’autunno,
tocchi con la lingua del ragno la forte collina del Galles )
con pugni di rape castiga la terra,
lascia che per te io strappi le parole rinsecchite.
E’ esaurito il cuore che, sillabando
nella fuga precipitosa la chimica del sangue, ha presagito l’arrivo della furia.
In riva al mare ascolta le sacre parole degli uccelli.