N.14 INVENTIAMO UN FA-VOLARIO-C’era una volta il mare- Mario Bressan

C’era una volta il mare. C’è anche adesso, ma c’era anche una volta, molti millenni fa, quando, un giorno, si è reso conto di essere il mare. Allora ha cominciato a capire come era fatto, i suoi colori e le sue dimensioni. Non lo sapeva neanche quanto era bello: aveva solo voglia di sentirsi bene e di esprimersi attraverso i suoi colori. Non sapeva nemmeno come si chiamassero le sue meravigliose sfumature di tono, dal trasparente messaggio vicino alle abbacinanti spiagge bianche di sabbia corallina, al graduale intensificarsi del tono verde chiaro dell’approfondirsi del fondo, al più verde macerato di azzurro dei fondali più profondi, all’azzurro “cielo di sera” più in là, fino a perdersi nel blu dell’estrema laguna, per saltare, attraverso la luminosa striscia bianca dei frangenti sul rif, nel blu foncè dell’oceano aperto. Le palme sulle sue spiagge rabbrividivano ogni ora ai suoi cambiamenti ed il sole ne approfittava per trarne i riflessi più avvolgenti, i bagliori della bellezza più totale.
Questo era il mare, e si può dire che era felice di esserlo. Anche perché, ogni sera, quando il sole si inabissava dietro i fulgenti vapori dell’orizzonte, lui si imbeveva di tutti i toni possibili del rosso, dell’arancione, del viola che lo invadevano per brevi minuti, a rendere più sereno il provvisorio distacco dalla luce solare. E qualche volta, inaspettatamente, succedeva una cosa meravigliosa: sull’orizzonte correva, come un profondo brivido. un lampo di luce verde, una sottile linea di smeraldo fluido adagiata sull’estremo confine fra il mare ed il cielo, a dirgli che cominciava la notte.
Ed il cielo, dopo i bagliori del tramonto, trascolorava velocemente, attraverso il cobalto luminoso del tardo crepuscolo, fino ad un fondo totalmente scuro su cui, via via, si accendevano miliardi di stelle, ognuna con la sua luce, col suo splendore particolare.
E c’era quasi sempre la luna, la pallida amante del sole, a fargli compagnia, a trarre dalle piccole increspature della sua superficie nuovi riflessi o a risvegliare, dalle sue profondità, diafane iridescenze opaline, nate forse dalle miriadi di piccoli esseri che vivevano nei suoi abissi.
E c’era, soprattutto, il silenzio. Il silenzio nel cielo e sulle rive, rotto soltanto, delicatamente, dalla lieve risacca del sonno della natura. Gli esseri umani dormivano nelle loro capanne lungo la spiaggia e sognavano. Gli uomini sognavano una ricca pesca per il domani, le donne sognavano di entrare nel mare per accogliere le barche dei loro uomini che tornavano colme di pesce, ed i bambini sognavano le loro cose di bambini che giocano in riva al mare. Si sentiva soltanto il loro respiro leggero di esseri felici.
Fu proprio in una notte così che successe la cosa grande, la cosa che cambiò il mare per sempre. Lui, come tutte le notti, stava respirando le luci delle troppe stelle che affollavano il cielo quando, quasi timidamente, una nuova luce si affacciò tra le altre e rimase lì, estatica, ad ammirare il mare, che era la prima volta che lo vedeva. Ed il mare sentì questa profonda nuova presenza negli abissi del cielo e spalancò i grandi occhi dei suoi abissi ad assaporarla.
Fu un lungo attimo di attesa, di sensazioni sospese e silenti nel cielo, di desideri sorgenti ed abbandoni infiniti. Fu un attimo di cui nessuno si accorse, ma dalla piccola stella appena nata giunse al mare il messaggio chiaro: “Mare, ti amo”.
E fu come se l’universo intero si fermasse all’istante a rendersi conto della cosa. Il vento non soffiava più, le palme erano immobili, la superficie del mare aveva perso anche le più piccole increspature, anche il moto
delle stelle, per quell’ attimo, si fermò, come si fermarono i sogni degli uomini.
Poi il mare, di impulso, si sentì totalmente felice, ché non aveva più niente da desiderare. E la vita ricominciò a scorrere normalmente e serenamente, come non fosse successo nulla. Ma l’universo sapeva. Tutti gli esseri e le cose sapevano e non dicevano niente, perché era una cosa troppo bella quella da tenere dentro di sé, come un segreto grande e dolcissimo.
Dopo quella notte incantata, per tutte le notti del tempo, il mare aspettava che il cielo si oscurasse e che le stelle, ad una ad una. si accendessero. Lui le contava tutte, in attesa della piccola stella lontana e stava ad ascoltare le mille voci portate dal vanto, ma quella luce, quella voce, non tornarono più.
Allora si può capire perché il mare, qualche notte, sia triste. Io che lo conosco porto allora una sedia sulla riva, proprio là. sulla battigia e mi siedo vicino a lui, a fargli compagnia. E sento che le ultime, piccole onde della risacca che vengono a farsi assorbire dalla sabbia hanno un leggero sentore di lacrime e so che il mare dolcemente piange di tenera nostalgia per la piccola stella perduta.
E gli parlo un poco, perché siamo amici, o magari gli canto una canzone serena, piena di voglie di albe e di tramonto infiniti.

5 Risposte a “N.14 INVENTIAMO UN FA-VOLARIO-C’era una volta il mare- Mario Bressan”

  1. come ho avuto già modo di dire: Una scrittura che travalica il confine fra l’ umano e il naturale. un testo di una delicatezza estrema, di una sensibilità dolcissima, fatto di colori e sensazioni, di improvvisi cambi di luce, di rifrangenze emozionali, di un lungo profondo respiro cosmico.

    dmk

  2. Ringrazio Mario per aver dato un suono a questa voce che, penso, si forma e rigenera ad ogni on-data della vita,proprio come il mare ci suggerisce di fare da sempre, senza smettere. Spero tu lo abbia avvisato, Daniela,io ho fatto tutto molto di corsa ieri per non rimandare oltre l’immissione,spero anche che gli piacciano le due immagini che ho scelto. Un abbraccio,ferni

  3. L’ ho avvisato, ferni: io per e – mail e Elina sul blog.

    Io trovo le immagini veramente belle e, come sempre, adatte a sottolineare e a evidenziare il racconto.

    Ciao, cara ferni,

    dmk

  4. Cara ferni,
    Quanto piacere mi ha fatto il constatare che il mio mare era rimasto dentro di voi! Mi ha commosso. Le foto sono scelte con la tua usuale sapienza. Grazie!
    Un abbraccio
    marioborablu

    • Ne sono felice Mario, della condivisione e del fatto che ti sia piaciuta la scelta delle immagini, non ne ho messe molte, proprio per sottolineare l’onda, la formazione all’orizzonte e poi la consumazione a riva, da cui riparte ancora una volta il movimento per farsi grande, in mare aperto, là dove tutto è possibile,lungo la linea di fuga, dove il cielo tocca terra e si sprofonda in un mare di bellezza. A presto,spero, grazie. ferni

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