FERNIROSSO webBLOCK

(ap)punti dall'arte

ultima sei arrivata tu

genine

la parola che si dice sulle labbra

capriola parola che scavalca  con un salto la barriera della lingua

e non la riavvolgi più

si srotola per strada

nelle contee dei sogni e per le calli

fin dentro le lacune

lagune di amore

nuova la notte cala le sue luci

gennine-acquerello

il silenzio tra le case e nel fitto dei boschi

fin sulle rive degli oceani

raccoglie le note

preludio di domani

un altro prima della notte

riscriverli nella materia

gennine- acquerello

nel corpo di una pagina di memoria

questo sarebbe da fare

un corpo di righe schierate tra i (po)poli

e l’ indice  antipolare lettura

la lettera colta  la raccolta parola cha canta

senza fine

senza fine

senza fine

le storie le storie che storie

gennine- acquerello

che disordine le storie

ti inchiodano nel sangue

le immagini del mondo

ti creano geometrie senza  goniometro

misurano elaborano gestiscono equazioni

alti livelli di azotemia trigliceridi dissennati.

Le storie le storie senza partito

si tuffano nella partitura del cuore e truffano la mente

sbandano ai dislivelli  degli enzimi

arredano  alternative  rotte ai sensi

acrobate nel volo si lanciano in picchiate senza rete.

Le storie, le storie ci entrano nel corpo

percorrono ogni nostro vicolo e strettoia

alloggiano nel sottotetto nel letto dei pensieri

ma

da dove e quando

escono da quelle nostre  stanze

senza saldare il debito dell’ospitalità?

In una tazza il mare

gennine

nell’altra il cielo

il vuoto necessario per trattenerli

uniti in una mano

mentre nell’aria

l’anima    un sole

remoto

e tutto

tutto il resto altrove.

le finestre aperte e nella stanza

Gennine

qualcosa

che non dice parola e mi sostanzia.

Inizia così – penso

quell’ultima volta?

E’ questo il corpo che in festa

l’infinito manifesta?

L’uovo o l’origine o…

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