La vita murata nella vita
E toccavo il vetro dei tuoi occhi
ascoltavo il sogno covato il velo della voce
mentre si faceva ancora
più trasparente la notte.
Quando gli alberi bussavano alle porte della mia stanza
quando il treno si fermava sulla soglia del mio freddo
quando tutte le voci si sfogliavano e cadevano le vesti di quella storia
tu venivi a trovarmi.
Ogni notte lasciavi sull’uscio
della casa un segno il tuo passare
oltre e dentro quei vuoti
e per afferrarti stringevo il molle vischio del fango
quando del vaso bagnato la forma nasce il buio e il ventre
mentre il cuore indaffarato incapace di trovare parole
la vita murata nella vita
seguita incessante a ricordare.
27 Aprile 2009 a 08:36
“toccavo il vetro dei tuoi occhi”
il vetro è qualcosa di freddo, lontano almeno io così sento
ma la vita seguita a ricordare
grazie Ferni, Elina
27 Aprile 2009 a 21:56
ci sono molti momenti della mia vita qui dentro,come se fossero murati in me ma il legante avesse portato mattoni di un livello su quello di un altro, scombussolando i giorni, mescolandoli tra loro e dando così una visione di ciò che accade diversa dal solito. Ci si accorge che siamo comunque dietro a vetri che ci impediscono, pur vivendoli, di cogliere il senso.Il vivere stesso è il vetro che ci separa dal significato profondo o dall’assenza dello stesso, allontanarci ci aiuta ma confonde le carte, le rigenera, le tiranneggia evitando, ancora una volta di cogliere una immutata verità, poiché è sempre mutante. Ciao Elina,ferni
28 Aprile 2009 a 19:30
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