VERGOGNOSO E INDECENTE
by fernirosso
che ancora oggi, a pochissimo tempo dagli esami, e dopo molti mesi dal giorno in cui avrebbero dovuto essere stati fatti gli stanziamenti per le scuole, non siano pervenuti a nessuna scuola i finanziamenti previsti a seguito dei bilanci presentati.
Vengono richiesti i servizi ma non viene predisposto il denaro per il funzionamento delle scuole stesse. Forse si pensa che le scuole continuino a funzionare attraverso falsi in bilancio, attraverso bancarotte fraudolente o attraverso un indebitamento continuato, per amore dei, per che cosa ancora? Chi paga le bollette? Chi paga i materiali per il funzionamento dei laboratori? Chi paga i supplenti? Chi paga la scuola perchè paghi i medici fiscali che chiedono alla scuola il pagamento per l’uscita dell’addetto preposto a verificare la mallattia, perchè il ministero o la usl non la paga? Bravissimi davvero quelli che dovrebbero farsi carico di questi oneri, no? Si crea un obbligo ma non si risolve il pagamento!Ci sono scuole già indebitate e chi invece riesce ancora a stare a galla, ma per poco, il bilancio è già a zero.
Tutte le scuole si sono mobilitate affinchè la cultura e quanto di prezioso è stato costruito in tantissimi anni non vada perduto, ma davanti a questo sfacelo, a questa incuria senza pari cosa si può ancora fare?

Scuole e trucchi contabili
Gl uffici scolastici appoggiano su alcuni istituti i fondi che non riescono a spendere entro l’anno per non restituirli al ministero dell’Economia
FLAVIA AMABILE
In realtà c’è da diventare matti a gestire un ufficio scolastico regionale. Le scuole battono cassa. Il ministero dell’Istruzione tarda a pagare perché il ministero dell’Economia nel frattempo sta rifinendo tagli su tagli alle spese e sui pagamenti ci va cauto. E, quindi, capita che i poveri responsabili degli uffici si vedano arrivare solo a fine anno le somme che andavano spese nei mesi precedenti.
Nessun problema, si potrebbe pensare: un po’ in ritardo i soldi si possono mandare lo stesso alle scuole. E, invece, non è così. Dal 2003 il ministero del Tesoro ha stabilito che in tutta la pubblica amministrazione i fondi relativi all’anno in corso non ancora spesi vanno restituiti. Insomma i poveri dirigenti degli uffici dovrebbero rinunciare alle somme così faticosamente arrivate.
E, allora, hanno ideato un piccolo artificio: spostano i fondi dai loro bilanci regionali a quelli di alcune scuole. A fine anno il ministero dell’Economia non vedrà più i soldi e quindi li darà per spesi e i dirigenti degli uffici regionali potranno, invece, con calma utilizzarli.
E, così, tre anni fa furono inviati dal ministero agli Uffici Scolastici Regionali anche alcuni fondi sulla formazione del personale del ministero dell’Istruzione. «Gli Uffici Scolastici Regionali non riuscirono a spenderli entro l’anno, e quindi decisero di parcheggiarli, come al solito, su alcune scuole», racconta Mimma Ripani, coordinatrice nazionale della Uil-Pa Miur. «Sono veri e propri fondi neri. Per anni non sono stati spesi, solo da poco inizia a muoversi qualcosa. E le scuole intanto ci guadagnano gli interessi. Gli istituti utilizzati per parcheggiare questi fondi sono 60-70 in tutta Italia. Se andiamo a fare un calcolo approssimativo ci rendiamo conto che sono sfuggiti ai controlli del Ministero dell’Economia circa 60 milioni di euro. Il meccanismo prevede che si scelgano 2 scuole nelle regioni più piccole e 3 o 4 in quelle più grandi».
Ma il meccanismo dei fondi d’appoggio nelle scuole è molto diffuso per ogni forma di pagamento. La procedura di spostare i fondi dai bilanci degli uffici a quelli di alcune scuole senza rispettare l’autonomia scolastica è ormai «una prassi consolidata», afferma Domenico Altamura, dirigente scolastico dell’Itis di Bologna, uno degli istituti utilizzati per il parcheggio temporaneo di soldi. «E’ un’antica consuetudine», conferma anche Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione presidi italiani.
Il ministero dell’Economia due anni fa ha scoperto un «appoggio» di due milioni e mezzo di euro su una scuola bolognese e ha bloccato immediatamente i soldi: decine di istituti sono rimasti a bocca asciutta e hanno dovuto fare i salti mortali per i loro pagamenti. Un caso unico. I dirigenti degli uffici periferici sanno di dover spezzettare gli appoggi in somme meno evidenti e quindi, in genere, la procedura va avanti senza intoppi. Anche qualche revisore dei conti ha avuto da obiettare: un milione di euro lasciato sul conto bancario di una scuola vuol dire garantire diverse centinaia di euro di interessi che non sono, se non in minima parte, di loro competenza.
«Li si può considerare la ricompensa per il lavoro e il fastidio sopportato. Diventare scuola d’appoggio significa avere un mandato di pagamento, fare una variazione di bilancio. E quando poi l’Ufficio scolastico lo chiede, bisogna distribuire le somme corrispondenti a ciascun istituto e registrare l’uscita nei conti della scuola», racconta Domenico Altamura.
Le scuole d’appoggio utilizzate dagli uffici regionali e provinciali e dai Provveditorati sono centinaia in tutt’Italia. «L’assurdità – spiega Giorgio Rembado – è che da un lato vengono azzerati i finanziamenti alle scuole e dall’altro quando i fondi arrivano non sono spendibili perché, ad esempio non c’è più il tempo per farlo» E quindi si deve ricorrere a questi stratagemmi.
Stratagemmi che creano anche alcune confusioni contabili. «Le scuole non possono avere due conti corrente – racconta Domenico Altamura – e quindi su un unico conto corrente vanno a finire i soldi per pagare supplenti e per il funzionamento degli istituti e quelli inviati dagli Uffici periferici. E capita che ci siano scuole che su questi versamenti riescano a sopravvivere perché quando viene a mancare la liquidità le banche sapendo che esistono i fondi delle amministrazioni periferiche permettono sforamenti altrimenti impossibili».
un problema “annoso” quindi, (e una “vergogna” non nuova), ma che andrebbe certamente affrontato e finalmente risolto.
f
mi dispiace contraddirti:qui non ci sono trucchi e non ci sono inganni, i soldi per il funzionamento della scuola NON LI HANNO PROPRIO DATI A NESSUNO. Non sono arrivati fondi e il bilancio è stato fatto ancora l’anno scorso.Chi è stato parsimonioso e ha cercato i fondi nei suoi risparmi di istituto è riuscito a sopravvivere, pur già con debiti, fino a oggi, ma da ora in poi sarà solo NERO il futuro e sbilanciato ogni passo.
Il grandioso Brunetta ha prescritto la visita fiscale obbligatoria, ma chi la chiede deve pagarla, dunque le scuole, per verificare l’assenza si dissangua oltre le finanze che già non le vengono date.
I corsi di recupero devono essere fatti ma a tutt’oggi non ci sono i fondi per pagarli. Devono gli insegnanti farsi sempre carico degli oneri dello stato? Ma quale stato?Dov’è lo stato? Uno stato di cose come questo non si era mai visto, e la latitanza nel dare risposte non evasive è il marchio di distinzione, il fiore all’occhiello di questo made in Italy tutto da raccontare ma non da costruire!f