è quando credi di essere andata oltre
che le parole scivolano fuori
come una pioggia infinita
come un vento che non smette di sollevarti
la memoria e mette di prora il mare grosso dei pensieri
facendo di ogni foglio una mappa da guerra.
Scivola il tempo dentro la barca e la vita
spesso non regge la manovra
selvaggiamente si disperdono fatiche
disumane attese e crediti di gioco
questo misurarsi in corpo l’universo
pozza di dolore e maremoto di gioia
entrambi alla deriva nella mente divelta
da una fede dismessa.
Nulla è oltre
l’uomo resta dentro se stesso
come in una fortezza da distruggere
giorno dopo giorno contro ogni piano di salvezza.
Niente cambierà il mondo
sia che io mi metta a lottare
sia che io preghi
o imprechi o lavori
o dubiti o intenda oziare.
Niente cambierà il mondo finché non cambierò il mio
modo di essere tra gli altri e con me stessa
Niente cambierà niente.
Davanti a me milioni di specchi
gli occhi di chi non vedo in volto
eppure sento intorno alla mia vita
Pensieri come treni in viaggio
vagoni che non vengono svuotati alla frontiera
vagano dentro il mio cervello
come un messaggio di pubblicità
veleggia per le strade nel vento irrequieto
prima di cadere alla cieca in una via qualsiasi della città
o nelle periferie dove li bruciano assieme alle erbe matte
come un sospiro o una preghiera
l’ultima di qualche illuminato profeta.
15 maggio 2009 a 07:28
“Niente cambierà il mondo finché non cambierò il mio
modo di essere tra gli altri e con me stessa”
Sono d’accordo, cara ferni. Alla fine, tutto quello che possiamo fare è lavorare su noi stessi e sul nostro rapporto con gli altri.
Non è poca cosa, anzi!
Bellissima tutta la prima parte … fa sembrare l’ispirazione un evento naturale che vive di vita propria (non per tutti è così … o non sempre … credo).
Buona giornata. ;-)
15 maggio 2009 a 10:19
Ho trovato questo post per caso…Tiersen è uno dei miei artisti preferiti in assoluto…!Questo è un pezzo che adoro complimenti per la scelta,aggiungo al blogroll…tornerò!! S.
15 maggio 2009 a 11:14
grazie della visita e buona permanenza o buon ritorno, se ci riesco verrò a scambiare la visita…da cosa nasce sempre cosa…no?
il ragazzo che esegue il pezzo di Tiersen compone anche lui e bene direi. Lo hai mai sentito? Si chiama Dave Thomas,ascoltalo, è davvero molto coinvolgente. ferni
15 maggio 2009 a 11:21
Penso che sia alla base di ogni relazione, la relazione con se stessi, anche se è la peggiore da vedere, capire, sistemare.Scrivere a volte aiuta,ma spesso sconvolge e acutizza le discrepanze, le dissociaziani,le ossessioni,le ansie. Grazie della visita Rose, buona giornata anche a te.ferni
15 maggio 2009 a 11:44
comunicare attraverso la poesia, creare luoghi di incontro, arredarli come case, aprirli agli altri, è cambiare il proprio mondo o meglio il comune modo di vedere le cose
ti confesso una cosa che mi ha molto rattristato
dopo molto tempo ho ritrovato un’amica che mi aveva incoraggiato (diciamo così) alla scrittura, con molta semplicità le ho chiesto dei suoi nuovi scritti, di leggerli insomma
non mi ha risposto
allora mi chiedo a che serve avere un dono (scrittura, arte) se poi non lo si sa condividere con gli altri, certo non ostentare le proprie cose ma neppure nasconderle per paura che qualcuno possa arricchirsi “umanamente”
ciao Ferni, buona giornata
15 maggio 2009 a 11:58
questo per me è come un quaderno di carta, fogli che,magari, a causa di black out della rete potrebbero dissolversi. Mi è già successo, ho buttato nel cassonetto quaderni interi di scrittura. Si è volatilizzato, nel disco esploso del pc, il lavoro di quasi quattro anni, poi in parte recuperato,grazie ad amici e a quello che avevo stmpato per la correzione. Quando ho spedito il mio primo plico con i testi che stanno uscendo ora, l’ho fatto con un nome diverso dal mio perchè, personalmente coltivo ancora dubbi sulla mia scrittura. Volevo che fossero letti i testi senza legarli alla conoscenza del nome. Così è avvenuto eppure, ancora oggi, non mi capacito, perchè personalmente non sono rimasta ferma a quella scrittura ed è come se si vedesse qualcuno che non c’è più o solo in parte,nella lettura. Per il resto, rubare dei testi trovo sia una cosa che non sta in piedi, se non hai dentro te una terra per viverli, rubarli per farne cosa?Metterli sotto i propri piedi e camminarci con le proprie gambe questo sì, staccarsi da loro, diventare se stessi,altrimenti rischia di restare una copia di un altro.
Sono molto meno dei semi di girasole, di quelli dell’erba o del convolvolo. Ciao Elina,ferni
15 maggio 2009 a 18:41
non penso paura di essere derubata
di cosa poi? di parole?
dopo tutto ho le mie già “interrate”
piuttosto paura di non essere cambiata maturata oltre quella linea della breve conoscenza, paura di darsi insomma
un pò come in amicizia o in amore si viene respinti proprio nella propria semplicità, nel momento in cui ci si spoglia di inutili vesti dettate dalla lontananza vera o apparente
ciao Ferni, mi sa che oggi parlo troppo
15 maggio 2009 a 19:09
non so che dire,dipende sempre da ognuno, da ogni persona,..ognuna col suo viaggio diceva no?Ciao Elina,ferni