quell’io in te che mi viene in contro

un tempo avevano altri nomi… ora si chiamano ombre e sono la memoria di quei milioni di migranti partiti da casa nostra

e riconosco dall’odore

del mare e del sale

ventre della distanza tu migri         vieni

dall’ africa e dai paesi della terra in rotta

contro la guerra tu sei

i miei ricordi di vittoria

sconfitto vieni verso di me

che da sempre ti aspetto

come un moribondo in questa zolla d’Europa

che migra dalla tua piastra verso altre

piantagioni di uomini

abbandonando deserti desideri

verso le rive di altri porti

terre fino a quel mare malato

di contiguità tra me e te mediani

tra le vite di nessuno attorno ad un’ isola sola

che lampeggia il sud di altre

isole sempre più lontane e caparbie

terre di antica poesia sepolta e di erranza

di radici sradicate da fulmini in piena e da fiumi

di disperazione e sfruttamento

altari dei padroni. Stupore e minaccia

inenarrabile parola tu tra tutte le storie

campeggi l’oro di una ripetuta morte

nell’orlo di mare rappresosi

intorno ad una barca che pesa ancora una volta tanto

così tanto di vita spesa in spietate geografie umane

fisica di un incantamento che non ha cominciamento.

Migri dentro la mia bocca salivi ogni mia parola

nel verbo fatichi la coniugazione di un respiro trattenuto da secoli.

Tu che mi servi e mi sollevi dentro la comune

prigione del vivere impotenti

aumenti il segno del regno nel sogno dei poveri

tu che acquisti il posto dell’ultimo

facendoti silenzio tu il non greco tu il nero

della massacrata speranza

crudele contagio e moderna malattia per cui battersi

ancora in punta di penna e tacendo ogni altra minima pena

sei l’universo in salita

verso il per-dono mai guadagnato

tu capace di dire e dare a noi il senso e la sostanza

di una lingua umana persa dentro leghe di basso valore

l’errore di manipolare e scrivere trattati

invece di vivere la vita e il suo ministero

tu ministro e mistero sovrano

tra i sovrani tu cristo rinato nella cisti di questa cancrena

fa-vela nello scarico del gorgo più lurido

ripristina una fede in questa immensa sistina di errori e

rimanda l’esodo all’esordio là

dove nemmeno un dio ti appunta la sua voce contro.

2 Risposte a “quell’io in te che mi viene in contro”

  1. e quell’aria
    che tanto ci dà respiro
    soffoca dentro occhi
    che non vedono bene,
    i loro sogni-segni.

    didascalia di suoni
    ritmo alterato
    dai nostri bisogni
    mi fermo e penso,
    dammi le mani.

  2. grazie Api. E’ proprio il fare ciò che conta e le mani ne sono la traccia consistente.ferni

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