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(ap)punti dall'arte

no, non aveva l’odore del tuo corpo

aldona  mickiewicz



non aveva il colore dei tuoi occhi
non è durata pagine e pagine
la passione. Nemmeno il tempo di sfiorarti i capelli

di consumare il desiderio   un bacio
un gesto qualsiasi.
Non resta niente
altro che nero tagliato
contro la fronte azzurra dello spazio, senza finestre senza pensieri
su cui spalancare i sensi.
Blu che balza dentro la mia frontiera e incalza
di pesci e meduse
le tante scariche
elettriche, tensioni che rinchiudono follia
nuvole, un cielo appena inscritto dentro.
Bianco affollato da parole mai dette
mai sentite mai nate
nemmeno il silenzio in cui potremmo resistere
senza conoscerci
compreso il giorno il sole di quel giorno e la riga di mare
che ci condusse
uno sulle orme dell’altro e

nessuno di noi che lo abbia mai scoperto.

Serena Ryder – “Racing In The Street” – Hangin’ Out On E Street

Ho solo verde e fosfori

tadeusz boruta

mi dispensano dal margine       da ogni visione

Turbina la parola nata vertigine

Ha slacciato dai suoi basti

la soma e l’io         non cerca più la sua divinità

Spersi nel campo

densità la terra semina in noi

ogni suo greve umore si fa pane e fame

le stelle non bastano al giudizio di un universo rinsecchito

nel  ventre di poche botteghe

di una sola desolazione.

Malnate    parole     ruggini    di storia

grezzo pennino intinge nell’inchiostro un passato malconcio

e il fondale di questi assurdi fasti

ombra di ciò che non abbiamo mai toccato

un pen(s)oso chiacchiericcio furibondo

l’avarizia del dio   (s) peso       tra questi pendii di carta.

è bastato un profumo dalla siepe

forte  ha premuto in me   prevaricando oggi l’ora

e distante

oltre tutte le pareti della storia

agli esordi della vita dentro quel frutto    intatto

giusto sulle punte di primavera e sui miei piedi

sgambettando come un passero

tra lì e qui sotto

le gonne di mia madre sempre intorno

nella miniatura     senza peso

m’innamoro adesso

con tutta la sapienza di allora

di una non defraudata ricchissima ignoranza

amo    sulla bocca     l’anima che canta

libera di me e di ogni altro peso imposto a lei

segregata tra le sbarre delle vertebre

nella  clausura di infelici  vocaboli.

Intera e piena     lei        era      è

me       finché da qui a lì     in tutto mi ritesse ancora

effe dentro la sua effe

fuori    formato

ancora la pioggia

sulla pioggia di tanti altri giorni

un firmamento di parole

liquide come lacrime come tutte le gocce

un brivido che corre da un capo all’altro

della terra in fermento

nata ora, da un’ora all’altra, dall’ultima ondata di un fiume

che si riversa in queste

strade sfatte  di gente che corre verso un sole

fatuo  fabbricato di microcircuiti   a bassissimo voltaggio.

Il sole resta

acceso  e solo

nel desiderio: un creato di fosforescenze

specchio di silenzi

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