in un castello
d’acqua una f(r)onte di ragioni
una muraglia chiusa del pensiero
nell’interminabile fronte del vuoto
dicono che viva
una verità si acce(r)chi.
Fuori dai picchetti l’ in-fedele
intento cor-eo-grafa
filosofie a modello
il vivente despota
disposto lungo il limite s’intana
là dove l’essere
umano nella sua interrata paura
esplora il luogo r e o
scorrere nelle viscere
siero che si fa sangue
nel pe(n)satoio roccolo di caccia.
Il suo arco è l’arciere e la muta
il sangue.
Grave ogni parola non mai matura abbastanza
non mai pres(t)a e solida abbastanza
sfreccia per navigare l’ oscura densità
ri(s)posta altrove o in altro
siero di un atto che non può che essere
impuro
comp(i)uto nell’uomo
legittimato nell’ essenza della vita
che scorre nascosta
in quel suo oscuro
mistero che rinasce ancora.
Roger Johnston


18 Giugno 2009 a 07:56
non c’è alcun nostro gesto che non lasci traccia. possiamo tentare un nascondiglio, un’ ombra, si tentano giocolerìe di strada oppure in perfetto silenzio, vuoto dietro un muro.
non si scappa, né si presume assoluzione o colpa, però, nell’implacabile scavare dentro l’io.
questo trovo nelle tue parole, ferni, ma potrei avere lenti deformate dall’usura o un banale calo di vista, magari solo uno specchio davanti che ha tante piccole macchie.
bacio, api.
18 Giugno 2009 a 08:40
tutto ciò che fuori dal cristallino dell’occhio si rispecchia in me, navigandomi il sangue, come uno dei tanti mari o fiumi della terra e diventa il mio corpo,senza che l’io o quel che sono, senza saperlo, possa opporsi o modificarlo, ecco, quello è ciò che mi interessa rintracciare, toccare, annusare, sfiorare almeno. Se, in un attimo,per una volta, riuscissi a intravedere come si tra-muta, allora, forse, avrei trovato qualcosa di me, senza necessaria-mente essere quel me che a tutti i costi mi è stato tras-ferito nella memoria lapidaria delle parole.
Ciao api.bacio.f
18 Giugno 2009 a 09:47
,,,ciò che m’interessa rintracciare, toccare, annusare, sfiorare almeno….avrei trovato qualcosa di me…..senza essere….memoria lapidaria delle parole”.
ti cito a sbalzi, e comprendo. un abbraccio, ferni, non lieve carezza.
api