quando le parole scappano
andre beuchat
dai fili dei dis-corsi dai tasti che li battono
quando non vogliono farsi testi
non vogliono decapitare i sogni e la vita di nessuno
quando si vede con chiarezza che è ora di dire basta
che c’è solo un modo per ritrovare la perduta parentela
con sé e con gli altri
tutti quelli che non hanno più parola
non hanno più peso
non hanno più un luogo
non hanno più nome
né storie per il futuro
quando non c’è dove
e quando non c’è altro perchè se non una legge qualsiasi
allora è meglio brillarle come riso in aria
e spargere i semi al vento
in attesa che fioriscano un tempo nuovo.
caetano veloso -tonada de luna llena

18 giugno 2009 a 20:55
eccomi dopo questi giorni di Esami SSIS e non sai come mi senta contenta, malgrado l’enorme stanchezza, di questa ricca esperienza
abbiamo letto e ascoltato dalla voce degli studenti storie di interventi scolastici, tirocini faticosi, brevi diagnosi, casi gravi di ragazzi diversamente abili
alcuni non usano, non leggono, non scrivono la parola, altri non vedono la parola con i nostri comuni mezzi, altri non ascoltano la voce, il suono della parola
che grande meraviglia poter pensare un tempo nuovo dove ci sia inclusione e non solo integrazione, due parole diverse e di difficile attuazione
mi fermo qui, c’è tanto da dire e da vivere a pelle
un saluto, Elina
18 giugno 2009 a 21:30
inclusione, coesione, ben diversi come concetti da integrazione…la interpreto come parola che dà senso ad un’accettazione passiva del “diverso”, come se integrarsi in una cultura, per giunta in disfacimento (alto medio basso evo?) sia l’unica via possibile.
al contrario, penso, utopia? che ciascuno abbia dignità nella propria storia, ne abbia pieno diritto.
se altri non colgono questo, sono razionalmente non miei nemici ma nemici della comprensione, la ricerca che, nella mia testolina vagante, continuo a cercare. ecco perchè anche il termine “tolleranza” suona male con gli strumenti che vorrei imparare ad usare, finchè posso.
oggi, per un breve attimo, ho riacchiappato il mio filo: è bastato stare sotto l’albero del cortile, salvare due bestioline e scoprire il gelsomino fiorito..mi ero scordata, di queste cose!
un breve, magari fuori luogo passagio, per dirti bentornata, elina! e ‘notte a ferni, ché ti sento, a pelle, coperta di pesi troppo pesanti, anche per te, chè di rossa rosa, vitalità, forza, dolcezza..sei composta. api
19 giugno 2009 a 05:04
Una metafora suggestiva che ben si accompagna all’immagine scelta. Forse non è vero che le parole ‘restano’. Forse, anche loro vanno e vengono, a volte si disperdono e poi ritrovano il filo, proprio come i sentimenti e le relazioni umane. rose
19 giugno 2009 a 11:48
la parola, la parola detta, si dissolve: vuoi in aria o dentro l’orecchio, attraverso le arte-rie, nel sangue. Quando resta nella riga d’inchiostro allora si fa grave e acquista un peso, a volte è trincea a volte è sparo, un corpo a corpo di cui, certo, sarebbe meglio non fare ricorso.
Le leggi ma anche i tanti giudizi che si scrivono su fatti che capitano bisognerebbe misurarli sul proprio corpo per vedere se possono davvero andare bene per gli altri.
24 giugno 2009 a 11:59
Ogni tanto mi affaccio, leggo e ti/vi riconosco.
Quante cose nuove avete sempre da portare.
Se scrivo poco non pensiate di esservi liberate della stellasbilenca poco brillante ma attenta.
Il pensiero per te/voi ha il brillio di mille stelle……..ciaooooooooooooooooo
24 giugno 2009 a 13:29
ci sono state delle… defezioni, ultimamente, ma la casa resta sempre a disposizione per quanti vogliono dialogare. Per gli amici è come casa loro. Un abbraccio,ferni