quando le parole scappano

andre beuchat

dai fili dei dis-corsi  dai tasti che li battono

quando non vogliono farsi testi

non vogliono decapitare i sogni e la vita di nessuno

quando si vede con chiarezza che è ora di dire basta

che c’è solo un modo per ritrovare la perduta parentela

con sé e con gli altri

tutti quelli che non hanno più parola

non hanno più peso

non hanno più un luogo

non hanno più nome

né storie per il futuro

quando non c’è dove

e quando non c’è altro perchè se non una legge qualsiasi

allora è meglio brillarle come riso in aria

e spargere i semi al vento

in attesa che fioriscano un tempo nuovo.

caetano veloso -tonada de luna llena

6 Risposte a “quando le parole scappano”

  1. eccomi dopo questi giorni di Esami SSIS e non sai come mi senta contenta, malgrado l’enorme stanchezza, di questa ricca esperienza
    abbiamo letto e ascoltato dalla voce degli studenti storie di interventi scolastici, tirocini faticosi, brevi diagnosi, casi gravi di ragazzi diversamente abili
    alcuni non usano, non leggono, non scrivono la parola, altri non vedono la parola con i nostri comuni mezzi, altri non ascoltano la voce, il suono della parola
    che grande meraviglia poter pensare un tempo nuovo dove ci sia inclusione e non solo integrazione, due parole diverse e di difficile attuazione
    mi fermo qui, c’è tanto da dire e da vivere a pelle
    un saluto, Elina

  2. inclusione, coesione, ben diversi come concetti da integrazione…la interpreto come parola che dà senso ad un’accettazione passiva del “diverso”, come se integrarsi in una cultura, per giunta in disfacimento (alto medio basso evo?) sia l’unica via possibile.
    al contrario, penso, utopia? che ciascuno abbia dignità nella propria storia, ne abbia pieno diritto.
    se altri non colgono questo, sono razionalmente non miei nemici ma nemici della comprensione, la ricerca che, nella mia testolina vagante, continuo a cercare. ecco perchè anche il termine “tolleranza” suona male con gli strumenti che vorrei imparare ad usare, finchè posso.
    oggi, per un breve attimo, ho riacchiappato il mio filo: è bastato stare sotto l’albero del cortile, salvare due bestioline e scoprire il gelsomino fiorito..mi ero scordata, di queste cose!
    un breve, magari fuori luogo passagio, per dirti bentornata, elina! e ‘notte a ferni, ché ti sento, a pelle, coperta di pesi troppo pesanti, anche per te, chè di rossa rosa, vitalità, forza, dolcezza..sei composta. api

  3. Una metafora suggestiva che ben si accompagna all’immagine scelta. Forse non è vero che le parole ‘restano’. Forse, anche loro vanno e vengono, a volte si disperdono e poi ritrovano il filo, proprio come i sentimenti e le relazioni umane. rose

    • la parola, la parola detta, si dissolve: vuoi in aria o dentro l’orecchio, attraverso le arte-rie, nel sangue. Quando resta nella riga d’inchiostro allora si fa grave e acquista un peso, a volte è trincea a volte è sparo, un corpo a corpo di cui, certo, sarebbe meglio non fare ricorso.
      Le leggi ma anche i tanti giudizi che si scrivono su fatti che capitano bisognerebbe misurarli sul proprio corpo per vedere se possono davvero andare bene per gli altri.

  4. stella Dice:

    Ogni tanto mi affaccio, leggo e ti/vi riconosco.
    Quante cose nuove avete sempre da portare.
    Se scrivo poco non pensiate di esservi liberate della stellasbilenca poco brillante ma attenta.
    Il pensiero per te/voi ha il brillio di mille stelle……..ciaooooooooooooooooo

  5. ci sono state delle… defezioni, ultimamente, ma la casa resta sempre a disposizione per quanti vogliono dialogare. Per gli amici è come casa loro. Un abbraccio,ferni

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