Perché i fili della tela diventino un abito

© Zaelia Bishop

porto  alcune voci, un luogo ospitante, che nasce in radio, ad ogni incontro con persone che si dedicano all’arte in forme diverse, non solo poetiche. Musica, architettura, fotografia, editoria, poesia, letteratura in generale, ma anche

e c o(l)loquialità: una nuova eco-tomìa del porsi nella eco di molte voci e del porsi all’altro e in sè, che una cara amica, Daniela Terrile,  e tutti i collaboratori in studio, oltre ad un’anima grande  che ha nome Anna Maria Farabbi, che questa tessitura ha tramato e ordito, curano con speciale passione.

Vi lascio un link, un modo per condividere insieme un incontro e il piacere di filare la parola.

Nella stessa occasione d’incontro altri due poeti:

Alberto Toni, che ha presentato Mare di dentro. Una poesia colloquio, intimo e pacato, con l’interlocutore segreto incentrato sulla macro metafora del mare: una entità geografica priva di direzione, o meglio, dove è possibile ogni direzionalità senza direzione.

Marco Milone che dice:  «non è possibile vivere all’infuori del tempo puro. Nessuno si è mosso, nessuno è fuggito durante la bufera. Le sorgenti si sono riscaldate nuovamente, solo per un istante».


© Zaelia Bishop


ASCOLTA

Sito di riferimento:

http://radioalma.blogspot.com/2009/06/la-tela-sonora-del-26-giugno-

2009.html

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http://latelasonora.blogspot.com/

© Zaelia Bishop

3 Risposte a “Perché i fili della tela diventino un abito”

  1. un incontro meraviglioso che apre nuovi orizzonti,
    una nuova trama per la parola, una rinascita continua che è in noi
    grazie Ferni

  2. “il nido diventa nodo per trasformarsi in dono”
    rinascita, trasformazione, divenire continuo che parte da noi e incontra l’altro, che poi siamo noi

  3. Questa mattina, sto studiando da qualche ora, ho ritrovato questa storia, letta molti anni fa e quasi dimenticata, come racconto, ma viva, in me, una specie di prati-cantato. La riporto qui, lievemente abbreviata, c’è ancora il nucleo vivo dell’a-T-omo. Ciao Elina.f

    “…Buddha aprì di nuovo gli occhi per guardare… dare un ultimo sguardo ai suoi discepoli. Vedendo le lacrime negli occhi di Ananda, disse: “Ananda, sii tu la tua stessa luce. Io non ero la tua luce, né il tuo salvatore. La mia morte non cambia nulla. Adesso dovrai proprio capire quello che ti ho ripetuto per sessant’anni: non farti illusioni, il solo fatto di servirmi e seguirmi devotamente – è molto difficile trovare una devozione simile – non ti salverà. In te deve avvenire una trasformazione… e puoi farlo solo tu”.
    È un lavoro così interiore che neanche il maestro può arrivare fin lì. Tranne te stesso, nessuno può arrivare lì. Ed è questa la bellezza dell’animo umano: è assolutamente inaccessibile a chiunque altro. Il tuo centro è così protetto dall’esistenza che nessuno può neppure toccarlo. La questione di salvare qualcuno non si pone affatto: certo, l’uomo pieno di compassione fa del suo meglio per spiegarti la via, per spiegarti come è successo a lui. Ma questo è semplicemente un condividere con te la sua storia. Da quella storia, forse, puoi trarre qualche spunto per te stesso, ma dipende da te.
    Ananda rimane fuori dalla sala. Dentro ci sono cinquecento monaci – sono tutti più giovani di Ananda, Ananda è il più anziano. Non solo è il discepolo più anziano, è anche cugino primo di Buddha – non solo un cugino primo, ma il cugino primo di Buddha più anziano. E rimane là fuori in piedi, a piangere. Per ventiquattro ore, si racconta, rimase là a piangere.

    E dopo ventiquattro ore, qualcosa esplose dentro di lui, ed egli comprese. Comprese perché Buddha aveva detto che ‘Ananda… tu hai solo udito le mie parole – e le parole non sono niente. La realtà è silenzio’. Si mise a ballare. E nel momento in cui, fuori dalla sala, accadeva questo, Subhuti era dentro – stavano raccogliendo i detti – e all’improvviso si fermò, dicendo: “Fate entrare Ananda. Ora è degno di essere chiamato dentro”.
    I monaci uscirono, trovarono Ananda che danzava. Non avevano mai visto quest’uomo così colmo di beatitudine, così luminoso. E Ananda disse: “Buddha aveva ragione, avevo solo udito le parole. Ora ho udito il suono senza suono”.
    Subhuti disse: “Ora anche tu puoi riferire tutto ciò che sai, tutto ciò che hai ascoltato da Buddha. Ora la tua memoria è degna di fiducia, perché vi è sorta la conoscenza. Fino ad ora la tua memoria era solo meccanica – non aveva dentro alcuna luce.”

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