
- Il mondo mi aspettava, ora lo so. Ci aspetta tutti. Uno ad uno. E prepara tutto in modo preciso. Preciso. Le parole, le semina per terra, perchè dai piedi salgano la via maestra e fioriscano in noi il nostro albero di piume. Alla stagione giusta. Non una foglia o un frutto prima dell’ora segnata. Non un anello prima che il tempo suoni il suo preciso tempo. Preciso perchè la linfa scatti, all’anello seguente. -
Aveva iniziato a spiegare questa prima visione del dramma e sentivo qualcosa maturare imprevista, in me. C’era una voce che mi soffiava in petto un peso e diceva, diceva, senza che potessi fermarla.
- Sono disperse, le parole, e solo a noi, ciascuno le proprie , si renderanno visibili, leggibili. E servirà tempo, altro tempo per farle inturgidire , come seni da latte, perchè nutrano chi le ha succhiate da dentro, lontano, nella terra, dalla madre, prima che noi, indifferenti a quel liquido, le inghiottissimo avidamente. -
Una specie di onda, o semplicemente un beccheggiare dell’animo. Sentivo, in quel varco del giardino, prima di salire la scala, che c’era qualcosa e spingeva all’evoluzione della storia o della tragedia. La mia, solo la mia. Una strenua lotta che mi affascinava, che mi coinvolgeva fino a non potermi più isolare. Era il potere, quello che avevo cercato di dimenticare sempre, e mi riaffiorava alla mente Amleto, anzi, qualcosa certamente di minore ma anch’esso ” un amleto”, pronto ad uccidere la sua storia personale, se stesso dunque, e suo padre e tutta la famiglia, per impalmare lei, la parola, arrivata da lontano, ofelia pronta a impazzire e l’altra, la madre, la parola antica, arcaica, già deflorata, che si lascia adescare dall’assassino. Il racconto dei secoli, nei secoli del tempo in una strategia di rinviati processi e silenzi. Una storia che non ha sangue evidente che scorre, con personaggi incorniciati da funzioni ormai consuete: l’immaginario collettivo. Ma c’erano corde a forma di cappio e nodi scorsoi.
Hanno comportamenti strani, gli uomini, anzi gli amleto. Non sono eroi, non hanno cornice. Li si può riconoscere sotto l’aspetto di cui ciascuno, per sua fortuna, partecipa da quel se stesso, che nessun altro vede, a quel sé dell’altro, facendo emergere quel nostro buio, quello prematuramente esiliato, senza il quale la tragedia non può esistere.
- Raccontare qualcosa che ci riguarda, riguarda noi, il tempo che stiamo vivendo, il nostro tempo. Fragilità e inganno, la debolezza di nasconderci, nascondere la paura in un calcolo impulsivo, che ci svela, ci denuda davanti agli altri, perchè più tentiamo di indossare l’abito di eroe e più si palesa la nostra estrema irrealtà… -
Continuava a parlare, a dire e dire senza darmi sosta.Quella voce era senz’altro la follia che si faceva strada, in un delirio di immagini e figure, che mi premevano il corpo, si addossavano all’arco della gola per uscire, farsi parola, storia.
- …L’estremità della sensibilità è la mano di Amleto, che giura la sua idea e spergiura qualunque verità di cui si fa testimone attraverso un massacro. Compromette il confine. Il suo conflitto è un acquitrino. La canna e il vento, il veleno da iniettare, nel cuore degli affanni e là rinascere, qualcosa di sè che non trova, che non riesce a raggiungere, il vuoto, dell’illesa fedeltà alla vita, non corruttibile, nemmeno attraverso la freccia della morte. Dea, ogni idea, e le aspirazioni la prima traccia, il segno di uno sperimentarne la corruttibilità. Tragedia di un luogo che è l’uomo, vecchio e nuovo, Amleto è l’usurpato usurpatore, che calpesta se stesso, la società e la vacuità delle forme, delle regole, delle irraggiungibili incoronazioni di un gesto che, sempre, altro non è che morte, di ciò che è ed appare, o si vorrebbe che fosse. Pensa , Amleto, e questa è la sua crisi, quel vedere le cose e i luoghi attraverso l’intelletto, perdendo tutto, ogni incessante rigenerazione del sentire, persino se stesso, da cui si allontana. -
Mi indicava una casa, sul filo dell’acqua.
- In quella pietra vive amleto, il nostro amleto, l’ amuleto dell’origine della distanza, nell’oro senza macchia di una fusione totale all’incapacità di stare là, insieme alla terra che nella nebbia vorrebbe nasconderlo a se stesso, il vecchio, l’ antico, preistorico amleto. Amleto è l’albero. E’ tutta la foresta degli alberi che in sè cantano la voce di miriadi di uccelli, la rugiada e la luna ma, non è se stesso. Zitta la casa di Amleto è la monotonia della terra, senza stagioni, una solitudine senza amici in cui nulla può modificare una sola zolla. -
Scomparve così, dentro il suono dell’acqua. Qualcosa che tentava di non affogare, un legno o un animale che voleva raggiungere la riva mi svegliò da quella specie di vortice, o vertigine. Seppi più tardi che lì, dentro quelle spesse mura di pietra e in quei giardini d’incanto, Ofelia s’era rinchiusa, aspettando lui, l’altro, l’amato mai dimenticato, prima che Amleto concludesse la tragedia della sua disperazione.