Avevo un cuore fatto a pesce
Avevo un cuore fatto a pesce
e un uomo fatto a padella
intero si tuffava
nel cerchio delle sue funzionanti finzioni.
Non c’era parola che non lo facesse traballare
e non c’era storia che non lo facesse
in-visibilmente consumare.
Una scatola: con-serva lasciata nel free-go-ri-fero aperto
dalla mente cronica storica
patologia medicamentosa insanata miscela di correnti e freddo
ciò che è e ciò che non è.
Avevo un cuore
pronto da friggere
in qualche piatto da anniversario
Ma anche il persico
il persi(a)no scià di piatto
poteva scambiarsi la frittura
e il pad-abort-test della pat-ella.
Un arresto da consumo un eccesso di
com-busto perso
nel programma di lanci dalla rampa
una fuga di chi e che cosa
chi è consumabile e chi no
nel mare senza arresto della stessa
frizione da funzione.
Consumare e consumarsi
un chicco o un cocco oppure un coccodrillo
che nel tempo è transitato o si è sintonizzato
tra l’esofago e la fuga in cui credevi d’infilare
la tua giusta professione
di fede una icona come le altre
quelle che si crede siano a più alto voltaggio
passate per la sommità del capo
prima di sfoltire la chioma
un Sansone prima del taglio di capelli.
E dopo il fritto
un misto mistico
una mestica di olii e pig-menti
del persico e del piatto
un’apparente anestesia un bulimica in-digestione
vomiti sull’altro ciò che non è tuo o lo è senza che tu lo sap-pia
una seppia solo tua
la tua biliosa rabbi(c)a convinzione
che c’è una specie sotto vuoto o di un vuoto che ti spinge
e ti riempie di solidi la mente
di acque di scarico
di silenzi surrettizi in day hospital
da ambulatorio apparente
un’anestesia del dolore in-dolore.
Un en-cefalo ah!… cefal(l)o da buttare
nel mare surrenale delle tante divagazioni
un’ orina da un placebo
per volate tra un’anima e l’altra
nell’hangar della te-la-visiono.
E sei tua e sei mio sei di chi ti pare e
non ti piace se sai e se sei qualcosa di più di un franco
bollo da stampare che si appiccica ai sogni e ai se(g)ni
e soprattutto se, ancora, come un tempo sei e hai
una voglia da morirci dentro il cuore
di finire con-sagrato sotto il piede
di quel passo falso doble che continua l’antica
stantia retrograda story-ella
che son tua e che sei mio che siamo noi e siamo gli unici
plasmando a piaci-mento le solite quattro
dico quattro
battute da letto.