G(h)iaccio in questa fossa

dell’estate            una paura che ritorna

come la lama di una antica ostetrica

e preme   preme   sul ventre     vuota sul vuoto          non riconoscendone

la massa        la cancrena.

Ci sono parole chiuse      parole di paglia

nel sacco e il fetore è la presenza di una bestia oscena

scaltra non se ne vuole andare

il mio sangue è il bivacco e la sua  stalla.

Ancora e ancora mi inietta  il veleno ghiacciando e stordendo

il dolore. In questa fossa non c’è acqua né battesimo che nasca

questo corpo non è il mio

da  tempo fessurato  l’anima dai tagli è

ormai tessuta e impazzita

li pretende        lei     l’anima assetata

insensata fi(a)ccata dentro il ramo di un melo disegnato

secoli fa spaccato

per tanta  perfettissima sapiente ferocia rinsecchito.

Una Risposta a “G(h)iaccio in questa fossa”

  1. la “bestia oscena” che tutto distrugge, avvelena, riduce in cancrena, penetra dentro, divoratrice assoluta.
    Ritratto di desolazione totale e disperante di una ” perfettissima sapiente ferocia”.

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