G(h)iaccio in questa fossa
dell’estate una paura che ritorna
come la lama di una antica ostetrica
e preme preme sul ventre vuota sul vuoto non riconoscendone
la massa la cancrena.
Ci sono parole chiuse parole di paglia
nel sacco e il fetore è la presenza di una bestia oscena
scaltra non se ne vuole andare
il mio sangue è il bivacco e la sua stalla.
Ancora e ancora mi inietta il veleno ghiacciando e stordendo
il dolore. In questa fossa non c’è acqua né battesimo che nasca
questo corpo non è il mio
da tempo fessurato l’anima dai tagli è
ormai tessuta e impazzita
li pretende lei l’anima assetata
insensata fi(a)ccata dentro il ramo di un melo disegnato
secoli fa spaccato
per tanta perfettissima sapiente ferocia rinsecchito.

5 Luglio 2009 a 14:37
la “bestia oscena” che tutto distrugge, avvelena, riduce in cancrena, penetra dentro, divoratrice assoluta.
Ritratto di desolazione totale e disperante di una ” perfettissima sapiente ferocia”.