Non ci sono più ponti

sotto cui      s o s t a r e

tutto mi corre sopra a grande velocità

va verso un disegno di specchi e di echi vuoti

tutto è vetro che si rompe.

Sto ancora qui

per terra dentro il  pozzo

prosciugata

e nemmeno il suono del vento

può fingere per me  un sorso d’acqua.

Sono secoli che qui dorme l’altra.

Ancora non è morta ancora nelle sue veglie viene a ferirmi

coi suoi vecchi pungoli e gli attrezzi arrugginiti

avvelena me: la sua fame senza fine.

Ha odore di guasto questa terra

malata di assenza       ferita di arroganza.

Ha sapore di sangue questa vena che s’interra

e si disperde dove vorrei seguirla

dove vorrei  spar(t)ire

in un verde  le mie ultime spine.

2 Risposte a “Non ci sono più ponti”

  1. di nuovo una visione desolante e senza speranza che la parola in versi rende toccante e vivida.
    Dal quadro di una generale disfatta (tutto è vetro che si rompe), al posizionarsi (per terra dentro il pozzo) in una situazione di irrimediabile rovina, fino all’ “altra” (Ancora non è morta ancora nelle sue veglie viene a ferirmi), per arrivare alla terra in odore di marciume e all’ acqua fatta sangue, che sprofonda a smarrirsi in meandri sotterranei: lì il porto d’ arrivo (dove vorrei spar(t)ire/in un verde le mie ultime spine).
    Un ragionare per sé dentro di sé, quasi a cercare non una via di svolta, ma un luogo che offra un senso a tutto il percorso o, forse, solo un approdo.

    Molto molto piaciuta.

  2. ci sono anche i neri…profondità da cui serve molto tempo per tornare.Grazie daniela.f

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