Patrick Smith-

sappia
la marea del tempo
che prenderò
il filo sospeso
e ne farò ricamo
sappia
il vento contrario
che tesserò
l’animo in sfavillare
di stella
rinata in me
sappia
la memoria distante
che è seminata
dentro muschio
nel mio ventre
ne farò gemma
nell’andare
api, ventitre agosto duemilanove.
Questo post è stato pubblicato il 24 agosto 2009 alle 08:13 ed è archiviato in e-vado libera-mente, fotografia, in-chiostri, lontano e fuori, per ricordare, poesia con i tag andare, animo, Antonia Piredda, graffio, marea, memoria, muschio, sfavillare, Stella, tempo, ventre. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0.
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24 agosto 2009 a 18:52
rientro ora da un’immersione nella calura infernale del Campidano. non ho più fiato…immagino come sia stato, per loro, resistere agli invasori di ogni tempo…con una caldo spaventoso! noi, i mastrucatus di Cicerone, avevamo almeno dalla nostra un’aria più clemente. non per nulla eravamo sardi pelliti…non connetto, non ragiono.
grazie, ferni, dell’ospitalità! un abbraccio ancora troppo accaldato,
ti leggerò con calma…api.
26 agosto 2009 a 12:49
anche qui caldo, ma con qualche soffio vitale. La notte stanno all’erta due vecchi gufi e il giovane affamato. Ha appena iniziato a volare, ma grida, come se non volesse staccarsi dall’albero, dalla radice che lo (sos)tiene in vita. Ciao Api-Grazie per l’inserimento,f
10 settembre 2009 a 11:53
questa poesia di Api trasmette forza nell’andare
piaciuta, Elina