Scalare l’impossibile

da uno spunto di sorgente

o una voce di sasso

e restare in silenzio      ad ascoltare

ciò che poco oltre    nella misura della bocca

si spegne     cede     si fa  ago

equilibro di una menzogna.

La carcassa di una bestia là dove appoggio il piede

in salita       è una lunga catena d’ossa

la spina che  sorvegliava l’ora

a d e s s o       sospende una vita ad un segno ed è

altare  tra le erbe

si calcina   e   splende

la paura    la morte     il mistero.

Resto

in silenzio.

Ascolto.

So che qui non c’è delirio e questo è

il mondo.

Se anche la storia spegne ogni cosa

la verità sta qui:   dentro la gola.

Se anche il giorno si ostina a dipingere di nero

la cronaca degli uomini e trafigge di pena      la vita

uccide la limpidezza della nostra carne  il cuore

rosso    nel corpo     spezza i ciocchi della genesi     vive

nei fuochi del sangue l’ultimo istante

come voi, i n v e r t e b r a t o,  resta

parola      pronuncia     il lessico sapiente

in un coro di discese

l’altalena dei nodi   del cirmolo  la bianca polpa del larice    la vena

l’eccitata parola dell’abete

o r a c o l a n t e    in tutte le case dei poveri

nelle facciate dei fienili e sulle antenne del bosco scheggia

il cielo con le sue punte acuminate    svelte

senza sbagliare una sola scrittura

una nota un vocabolo.

Ecco, il mondo è questa caduta

questo perdersi in terra graffiando a viva forza il cielo

questo fare festa cantando ai quattro venti

sotto il nubifragio questa famiglia di erbe

selvatiche       bestie che ruminano il cielo

per ogni filo d’erba scritto nei cunei del prato

zolla per zolla raggio per raggio sotto un sole che brucia

oltre    ogni freccia scaglia    il gelo dal  pensiero.

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