poésie d’un jour
poesie di navigazione tra il mare e il male di starsene chiusi
rinchiusi dentro bagagli senza sogni
dentro gli interstizi di vagoni ferroviari come merci
Salire e scendere scendere e salire
come i prezzi del listino in borsa
e nella borsa il vuoto un rullino senza noi
senza i sogni che uccidiamo prima di cancellare i nomi dal disegno
all’imbocco della galleria del giorno dove si depongono alla rinfusa i sogni
lungo il luogo spinato il reticolato di pensieri.
Affetti da dolori impronunciabili
ci nascondiamo nelle cose ci seppelliamo dentro gli effetti personali
non nel rosso non nel cuore che a breve si spegne come una lampada
di basso consumo.
In fondo alla via un farò
di rame e fili intrecciati
una lamapada per cento soli i n s e g n a
ciò che non faremo mai illumina
la nostra attesa in una fine abbozzolata una lattina da fast food
ciò che noi ci compiaciamo d’essere
e a nostra insaputa tutto ciò che non ci appartiene
ciò che noi non siamo non vogliamo. Ci tiene stretti
ci sgozza quell’ultimo tratto di bambino
che vagamente mangia zucchero filato nel palmo sollevato verso
la fretta di lasciarlo
per via, anche lui, dentro il faro nella radice
della barriera la corallina segnatura dell’oltre la pineta dei cavalli
tra tigri zanzare immodeste che ci mordono e ci succhiano quel po’ di rosso
che ci resta e i motorini rosso adolescenza abbandonati lungo il fosso
nelle prime corse del sesso vissuto senza fiato dentro il buio
a occhi spalancati i sensi all’erta e ora
spento consumato in fretta dietro la bugia sei mio sei mia
cercando compagnia per una sera
poi chi s’è visto s’ è visto mai più.
Area di dogana alt si arresti
area decana di rossi sgranati e cardinali paure
area funeraria con scritte in sovraimpressione
più in basso un cordone per sognare qualcosa
dentro la vena bucata
l’area dello spurgo
dove defluiscono i sogni dentro la palude
a perdita d’occhio.