se ne stava appesa
by fernirosso
Massimo di Palma- Scanno (AQ), ottobre 1994
dentro una cornice antica e vecchissimi pensieri
desideri forse
di scappare un giorno da quelle pietre che l’avevano fatta
dura e triste peggio di una granata consumata.
Da lassù spiava il mare dentro l’orizzonte che quasi non vedeva
sperava che tornasse quel suo primo infelice
amore partito per le americhe e mai ritornato dopo trent’anni e più
di ave e pater sua madre era morta e suo padre
dio lo avesse in pace ora
finalmente s’era deciso di levare gli uncini a cui si era aggrappato
così a lungo da dimenticare che anche lui
era atteso dalla morte e
da una moglie forse stanca anche dall’altra parte
di aspettarlo in fede e gloria di una beata promessa
sottoscritta in assoluta cecità.
Se ne stava appesa alla fine del giorno, alla fine della vita,
guardando quella strada come se tutto il mondo
fosse chiuso tra quelle anguste misure
e tirate le somme
le dovute somme per una eredità di anni e
danni quale era la sua
si felicitava di non essersene andata mai
di là, dall’altra parte del mondo, sicura che ciò che c’era là
sulla strada sotto casa sua non era diverso nel resto della terra.
Massimo Di Palma- Scanno (AQ) ottobre 1994



mi chiedi dove sia finita. sono nelle pieghe delle tue parole, per quanto distanti. stanca di tanto autocompiacersi di parole rotolate in bocca, stanca di tanti segnali depositati ma non esercitati. i miei.
sta passandoci addosso un’era di cupo oscurante pensiero, al di fuori del nostro, non agito. sul nostro corpo di donne si esercita un solenne quanto vorace stupro, celebrato in ogni dove di questo mondo paradossale e schiantato dentro il nostro reale essere, di persone, di madri, figlie… linfa, femminino che non accetta catene ragranellate nei saldi di fine stagione.
mi chiedo quanto sia stato solcato il limite tra dignità, rispetto e svendita di identità non quantificalibili nè qualificabili, sotto questa pioggia di autunno che di caldo ha solo questo mio rauco andare. e non solo il mio. ne sono certa. a quando l’unione di tante voci seminate in sentieri diversi?
quanto si potrà resistere, quanto ancora si potrà andare oltre la consapevolezza di come ci siamo ridotti, come entità svelate, mai menzogne! in questo vorticoso acchiappare gli eventi, da noi stessi generati, di primati nocivi alla stessa terra ospitante.
penso al resistere, al proporsi diversi, pagandone lo scotto, ma senza perdere, in un vortice di follia collettiva, il proprio sentire vincolato a promesse di umanità non sconfitta.
Ma questa è una recensione! Non tanto al mio breve scritto, quanto al dramma che si rappresenta e va in scena tutti i giorni sulla nostra pelle, dentro la vita di ciascuno. Grazie per non essertene stata in silenzio. Ti abbraccio forte.f
giusto uno ”sfogo”, ferni, giusto uno sfogo…
Se tutti si sfogassero così forse ci si renderebbe conto di quello che si sta passando e facendo passare agli altri. Buona domenica api.f
storia che a tante si collega nel tono di un universale sentire, una storia narrata in versi quieti, di quella quiete raggiunta nella consapevolezza del tempo passato e dell’ età sgranata giorno dopo giorno, quiete che trasuda ancora sofferenza, dubbio, dolore infine.
Forse proprio il : “si felicitava di non essersene andata mai
di là, dall’altra parte del mondo, sicura che ciò che c’era là
sulla strada sotto casa sua non era diverso nel resto della terra.”
può porsi come la chiave di comprensione.
Grazie, come sempre, Ferni.
PS: molto apprezzato anche lo “sfogo” di api. Grazie anche a lei.
dmk
La tragicità in una posa, uno sguardo, un pensiero congelato.
Bit