L’isola e il cerchio
carlo somaschini- atlantide
Dire dire
dire bisogna sempre dire
dire tutto scoprire scoperchiare
anche l’infamia e forse più spesso la fame
che ci assale e ci divora che ci inchioda
alla paura di dire dove sta
la bestia che rimpolpa
lo sterco delle nostre ossessioni
la paura del diverso il terrore malcelato dell’estraneo
la stoltizia che raccatta la sua stessa misurata menzogna
l’isola il cerchio l’isolata furia
il volto della pietra ingoiato da medusa
e il torto e itaca e i viaggi
avanti e indietro dentro gli inferni coltivati
notte e giorno a ridosso della parola che ci crepa
la bocca e il cuore straripati in densità d’ansia
senza argini l’empietà si commisura all’assenza l’avarizia che non vuole
condivisioni con nessuno.
Dire dire dire
come a voler testare la capacità di fare resistenza a noi stessi
a quella immune fragilità che non smette di doppiarsi
moltiplicarsi ferirsi e chiudersi
diramando l’ultimo proclama di silenzio
sancito dalla parola
la parola mai pronunciata
l’ultima esclusa.

25 settembre 2009 a 16:49
ritmo quasi affannato nell’ incalzare delle parole che si seminano una dietro l’ altra battendo il chiodo del “dire” senza paura di dire, fino alla parola estrema, quella “mai pronunciata”.
un testo che inchioda, forza disperata e disperata denuncia. Da leggere e ri-leggere.
Splendido.
dmk
26 settembre 2009 a 19:01
Difficile, è difficile muoversi in spazi in cui l’assenza nega, annega ciò che dovrebbe essere la prima forma di vita. Grazie daniela,ferni
1 ottobre 2009 a 22:32
Grazie per aver utilizzato l’immagine di una mia stampa. Perchè questa scelta?
Carlo Somaschini
1 ottobre 2009 a 23:28
Si cerca Atlantide come una terra esterna, personalmente sono propensa a crederla una terra interiore sommersa. Ho scelto questa rappresentazione, perchè, tra l’altro, mi riportava alla mente un lavoro di Escher su un percorso costiero. Qui il riferimento ad Atlantide era dichiarato, quindi la perdita, oltre che la distruzione di un mito, andavano in accordo con il testo.
Grazie per la disponibilità, spero di poter usufruire ancora delle sue opere,fernanda.
2 ottobre 2009 a 10:09
un testo che apprezzo per la capacità, che è forza, della denuncia
molto interessante l’unione (e la spiegazione) con l’immagine davvero comunicativa
un saluto, Elina