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(ap)punti dall'arte

Month: ottobre, 2009

Ancora una volta le onde

.
ripartono da zero
riportano la storia all’inizio
srotolano la molla dell’igegnosa spirale
dal buio di quell’attimo che nessuno ha visto
là       dentro l’orbita nell’occhio ancora chiuso
azzurro  il ricordo se ne stava cieco
muto dentro il cielo
una cometa con la coda accesa
tutte le storie fino a qui bruciate.
Solo notte e paura
per calarci dal ventre
umido della  madre
sigillati nella pancia del cosmo
un’altra       madre
giardino     mare    eden del tempo che semina
le età dell’essere
in luci di stelle e pianeti orbitanti
gallassie  nebulose
abiti da forgiare      segno di innumerevoli        soli
noi       filo della notte.
Dentro
questo oscuro
mistero    abbracciato alla vigilia
ogni altro nato
muove i suoi  natali
come passi nel cerchio dei viventi.
Da qui
ancora una volta le onde

La pen(n)a scrive il testo

Francesco Balsamo

una lotta continua fino all’ultima porta

e non c’è bene-dizione

né luogo che accada

 

la mia parola non è pane né acqua da bere

 

solo dis-attenzione a ciò che nel solco

la mano coltiva in fiori di rosso      sangue

e

 

non so leggere

 

eleggerlo a te-ma       consumarlo     in un tasto.

Il volto di dio è     una fermata

e noi        soli      un ventaglio di se

 

scritto coi nomi di tanti     innumerevoli       p r o f e t i

 

tanti quanti sono i grani

in un granaio di alfabeti

e vuoti    di messi e messia.

 

Si resta vivi per miracolo

 

e dentro       questi forzieri  di vento

la verità s’imbalocca di più-me

uccelli migratori

 

segni di zampe sulla sabbia  cancellano l’orma

 

sempre una

del senso illeggibile       nell’intrico dei passi.

No, non posso sorreggermi che a me stesso

 

un amen, la più breve ce(n)sura

 

perché caduco quanto un albero

cedo il mio    passo    alla terra.

Tutto di me tranne le ossa

 

de- comporranno il residuo

 

il ceduo midollo della traccia

che ancora universale ricorda

la comune sostanza.

 

Il resto è parlare per nulla

 

Il resto è occupare le memorie del vento

Il resto non è restare    é tentazione

è  arrestare     il divenire      l’unica cosa che valga

 

la pen(n)a è silenzio.

dell’attesa il duolo, il suolo della parola

non più rotonda

non più…

finestra e artefice

artifici di luce

unghioli della bestia

una riva di segni

distrutto il linguaggio

cerc(hi)o

un’alta fedeltà

ciò che inizia

senza fine  da ogni punto.

Sei tornato

dopo un lungo giro

.

hai l’odore selvatico del freddo

.

con fauci potenti azzanni

.

le porte  le case  i corpi  più dentro

.

spingi  gli angoli delle stanze    con pungoli

di lato  le sbrecci

.

tu

.

di venti    un corpo       di chiodi      geli di

un tempo concluso     tu

.

un vuoto di parole

fattosi vangelo.

Dimmi

dimmi dai dimmi

eh dimmi!

che colore ha

il tuo vuoto    quello spazio che vedo

dentro lo sguardo quando liberi le tue tigri in fondo al pozzo

nel rigo trasparente della finestra

in quell’agguato segna(la)to dal vapore dei respiri e

non vedi.

Sì non vedi

è inutile che menti.

Dai dimmi dai

dimmi cosa senti

quando nessuno ti chiama e niente ti sfiora la mente

in quale continente abiti e cosa ti sta vicino

così vicino che tutto

tutto il resto è come non ci fosse

come se tutti fossero scomparsi e  tu

chissà dove sei

tu, che non guardi e non vedi e non senti

tu, in quali fessure del cuore

che batte senza frenare il tempo

ti sei messo a fare lo sgambetto alle cose.

Dimmi, dimmi prima che sia sera

e mi addormenti in questi spazi di parole senza risposta.

Tu

alla finestra

sei altrove.

Spesso- Elina Miticocchio

ho camminato braci

il rovescio de(l) canto

.

silenzio parola di tra verso

e fuoco improvviso in cieli stretti frugati

.

frugali alloggi

nel luccicare disadorno delle stelle

.

ho raccolto

una voce

.

una distesa di vento

e sale

.

di mare l’adagio di un palco

fino a un trono di neve

.

dove dormire la quiete

finalmente le mie vene.

.

Elina Miticocchio- 25/10/09

TE(R)RE DELL’O(L)TRE

Franca Settembrini- Art Brut

A V I D A LA VITA

SVOLGE L’ ARIDA-MENTE ALL’ALTROVE QUI

S T E N D E IL SUO COPIOSO ATLANTE

SEGNA I PINNACOLI E LE BESTIE CATTURA

I SUOI GENI.

E CI SIAMO APPESI ALLE FUNI E ALLE PAR(AB)OLE

ALLE DEE F(IL)ATE NEI LEGNI E NEGLI AG(H)I DELLA MENTE

NELLE (C)ORDE DELLE VOCI NEGLI SPESSORI DEI RICORDI

SIAMO SOLI

ANCORA PER SEMPRE

SOLI

F(I)ORI DEL CAOS

nelle mie tasche solo esche solo mare e pesci rossi

qualche filo e     avanzi

briciole di tutti i pas(sa)ti

fatti per strada

prendendo la rincorsa verso luoghi

dove non sono quasi mai arrivata

perdendo la ricorsa occasione di cercare l’unica cosa che potevo trovare

in quell’acqua e nella mano

quando stringevo ogni altra storia come un abbozzo da trattenere

era l’altrove e l’altro

a cui sempre come un pesce

volevo abboccare.

Focu chi mi scurri- Natàlia Castaldi

Zaelia Bishop

Focu chi mi scurri d’intra i veni

di pedi fin’a testa pìgghimi chi to’ vampi

libera l’ebba intr’e mìa e i spighi ‘nte sùcca da terra

‘nto sulu muvimento signa i pareti da (me) vita.

Hayu bisognu mi ti sentu chi mi bruci

Tu: simenza ‘i cielu e terra

lignu chi bàmba d’intr’a vina di mei rami

Gestu chi mi ‘nsigna a crìsciri.

Tu chi bampùgghi d’intr’a me’ cella picciridda u scuru e u splendiri da luci

d’ogni stidda i tubberi ‘i primavera u serpiggiàri di pinseri

i lari e a fàcci i cu si fici chiù luntanu.

‘Nsònnimi focu e làssa puru ch’yò ti ‘nscùta

russu supra russu e pedi ‘i stu camminu mentri si fa cìniri

tutt’a me’ vita.

.

at-tra-versato  da Natàlia Castaldi

*

testo originale – da Migratorie non sono le vie degli uccelli, Edizioni Il Ponte del Sale 2009

fuoco che mi cammini dentro

dai piedi alla testa popolami delle tue fiamme
libera le erbe dentro me e le spighe nei solchi della terra
in un solo movimento segna le pareti della vita.
Ho bisogno di sentire che mi bruci
tu: semenza di cielo e terra
legno che arde dentro la vena dei miei rami
gesto che dispone il mio crescere.
Tu crepiti dentro la mia piccola cella il buio e lo splendore
di ogni stella i tuberi di primavera il serpeggiare dei pensieri
i lari e il volto di chi si è fatto più distante.
Sognami fuoco e fa che anche io ti insegua
rosso su rosso ai piedi del cammino mentre si fa cenere
tutta la vita.

f.f.

Dal FRAM verso l’arti-de…clino un verso

ho gua(r)dato

non un segno

sola

la cifra     tenta      (s)piega   …Visualizza altro

gl’in-finiti fram-menti

gli artico-lati luoghi del gelo

in-seguiti dal legno in un’arca

insiste a misurare ciò che non è

e si fa perdita

a perdita d’occhio in un

in-ver-no

che slitta

tra le nevi scioltesi in p(a)role

nell’assoluto del bianco

sensi e mozioni di un essere

voluta-mente banchigia

chiglia e conchiglia

franchigia da pagare

calcinando le ossa

la nostra unica sapienza.

Una luna

Tace il rumore dei piatti da lavare

i mesi passati scrutano

lo zucchero ingoiato dalle tazze

rispolvero l’aria di una finestra

resta aperta nonostante

il freddo

fino a sera

passa sulla soglia una luna appannata

chissà che non trovi

le chiavi di casa.

.

Elina Miticocchio 20/10/2009

Ah! I poeti!

zaelia bishop


I poeti sono una specie
senza genere di appartenenza.
Dolorano i poeti, si addolorano per tutto quanto accade.
Per tutto ciò che cade loro dentro e
addosso     hanno un nervo  che salta     una papilla che brilla
un seme di follia      una scintilla.
Indossano la notte
i poeti sono       l’oscuro
luogo della parola  dispersa
accerchiata e bruciata
viva nel rosso
chiuso di ogni cellula.
Ah! I poeti s’inven(t)ano respiri
nei ceppi della ragione
evadono ad ogni piccolo fruscio delle ore
sono
schiuma sulla riva di occidente mentre
le stelle si ribaltano
nel crogiolo di oriente.
Non hanno mappe né ingegno
I poeti sono disarmati    come neonati
Eppure, tra le grinze di quella pelle antica,
senti il profumo del futuro quando reci(n)ta tutto lo spazio
senza che abbia un nome
il tempo.

FURTO D’AUTO.

Stavamo insieme solo da due anni! Dopo un incidente disastroso che ha tagliato in due la mia auto: uno squinternato è passato col rosso al semaforo mentre io stavo partendo col verde.  BOOOOOOOOOOM! Disastro. Poi ne trovi un’altra, cercando a destra e sinistra, in rete, sotto e sopra facendo tutti gli scongiuri. E solo dopo due anni di convivenza e cure costose, perchè le ruote costano più delle tue scarpe, i circuiti,poi, meglio non parlarne e si rovinano…non come te che sgobbi per mantenerne assicurazione,carburante e tutto il resto.Dunque …capita che uno scenda, guardi verso il luogo in cui aveva parcheggiato e…non trovi più la sua auto.
Capita che uno dica:- ma… sarà stato mio figlio a spostarla…-Allora risale in casa e chiede al figlio ma. No.Non è accaduto così. Dunque la facile deduzione è:-Me l’hanno rubata.-
Sì, l’hanno rubata e devi iniziare un itinerario di telefonate e spostamenti che, ora, ora che sei a piedi, non è agevole fare.E poi tutto cambia.Sei a piedi e vedi tutto dall’altezza che hai. Ora, comunque, sei raso terra. Eppure si tratta solo di una macchina,qualcosa che non ha “troppo valore” e ne ha tanto se pensi a tutto quello che costa mantenerla e…ti rendi conto che è stato tutto per niente. Sei sicuro, coi tempi che corrono,che non la ritroverai mai. L’hanno rubata su commissione. O per i pezzi di ricambio o per rivenderla all’est o chissà dove, da qualche altra parte,magari anche a te…l’ironia della sorte sembra voglia così.
Così decido di non comprarmi mai più auto e di andare a piedi. Questa volta mi sono proprio rotta. Due anni fa un incidente mi ha costretto a comprare un’ auto nuova, ora il furto e poi? Cosa potrebbe succedere ancora? Basta.Taglio definitivo,nemmeno una bicicletta, rubano a rotta di collo anche le bici. A piedi allora, tassativamente a piedi.

quante volte dentro quell’acqua


sono venuta a cercarti
quante volte avrei buttato  i giorni
di quell’ esercizio da vivere

e non aveva liquidi abbastanza
non aveva acqua e fondale
non aveva       te
così distante
oltre tutte le strade

oltre persino il ricordo

Nel vortice.

nel vortice Faedo- foto di M.Zanovello

nel vortice

Non guardatemi.

A vista

non guardatemi oltre il palmo

lo sguardo    è un’isola    di tormentate filigrane

e l’occhio si disperde

nella vaghezza della luce

E’ un travaso la vi(s)ta

il vedere     un fonema  isolato

di schizzi celebrati nel corpo dei sensi

e una sillaba profonda

incontrata  nella via dei venti.

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