Francesco Balsamo
una lotta continua fino all’ultima porta
e non c’è bene-dizione
né luogo che accada
la mia parola non è pane né acqua da bere
solo dis-attenzione a ciò che nel solco
la mano coltiva in fiori di rosso sangue
e
non so leggere
eleggerlo a te-ma consumarlo in un tasto.
Il volto di dio è una fermata
e noi soli un ventaglio di se
scritto coi nomi di tanti innumerevoli p r o f e t i
tanti quanti sono i grani
in un granaio di alfabeti
e vuoti di messi e messia.
Si resta vivi per miracolo
e dentro questi forzieri di vento
la verità s’imbalocca di più-me
uccelli migratori
segni di zampe sulla sabbia cancellano l’orma
sempre una
del senso illeggibile nell’intrico dei passi.
No, non posso sorreggermi che a me stesso
un amen, la più breve ce(n)sura
perché caduco quanto un albero
cedo il mio passo alla terra.
Tutto di me tranne le ossa
de- comporranno il residuo
il ceduo midollo della traccia
che ancora universale ricorda
la comune sostanza.
Il resto è parlare per nulla
Il resto è occupare le memorie del vento
Il resto non è restare é tentazione
è arrestare il divenire l’unica cosa che valga
la pen(n)a è silenzio.


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