Il ministro Ronchi: nessuna privatizzazione. Pd: si copre un imbroglio. Consumatori: prezzi salgono del 30%. Catricala’ (Antitrust): ‘ok al provvedimento ma occorre vigilare’

ANSA
ROMA – Maggioranza in sofferenza nell’Aula della Camera sugli ordini del giorno al decreto Ronchi. L’Aula ha approvato fino ad ora cinque testi dell’Idv su cui il governo aveva espresso parere contrario, con uno scarto di uno-due voti. In tutte le votazioni lo scarto tra maggioranza ed opposizione e’ sempre infinitesimale e questo accade dopo che il governo, un’ora fa, ha incassato la fiducia con 50 voti di margine.
Con 320 voti a favore e 270 contrari, il governo incassa la sua fiducia numero 26 in 18 mesi di legislatura, posta stavolta sul decreto Ronchi, il cui ‘cuore’ e’ la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa l’acqua. Il testo, che era stato gia’ approvato dal Senato, viaggia ora verso il via libera definitivo, cui si giungera’ a Montecitorio domani all’ora di pranzo.
La maggioranza ha difeso il provvedimento, nel cui testo al Senato e’ stata inserita la liberalizzazione della gestione delle risorse idriche sotto l’indirizzo generale del settore pubblico. La Lega, che pure aveva espresso qualche perplessita’ sul provvedimento, ha detto si’ pur senza troppo entusiasmo. “Non si puo’ – ha sottolineato in proposito il ministro delle Riforme Umberto Bossi – far saltare il governo: non si muore per una legge, si muore se salta il governo”.
Il Carroccio, in ogni caso, ha incassato un ordine del giorno a prima firma del capogruppo Roberto Cota, che impegna il governo a valutare deroghe alla liberalizzazione della gestione dell’acqua per i comuni ‘virtuosi’. La riforma e’ stata, invece, duramente contestata dall’opposizione. Al voto, che non riserva particolari sorprese e registra un’affluenza superiore alla media delle altre votazioni sulla fiducia in questa legislatura, si arriva dopo un dibattito dai toni piuttosto bassi. Solo l’Idv si lancia un un duro attacco verso il governo accusandolo, con Leoluca Orlando, che lamenta “uno stravolgimento del ruolo del Parlamento a colpi di fiducia’” e di una scelta del governo nella direzione “di dare la gestione dell’acqua ai mafiosi, ai camorristi ed alle multinazionali”, mentre nel resto di Europa “la strada seguita e’ quella di riportare al pubblico la gestione delle risorse primarie come, appunto, quelle idriche.
Insomma, soprattutto al sud con questo decreto si fa si’ che la gestione dell’acqua passi dai mafiosi con la coppola e la lupara a quelli dei nostri giorni, in doppiopetto e con la faccia delle multiutility”. L’Udc con Mario Tassone lamenta “il troppo tempo impiegato dal Senato per l’esame del decreto, che ha finito con il comprimere le prerogative della Camera” e Luciano Fontanelli (Pd) sottolinea come il decreto Ronchi rappresenti “un’occasione perduta”, visto che il testo e’ “incompleto, approssimativo e si muove solo nella direzione dell’utile maggiore e piu’ facile”. A difesa del decreto e della liberalizzazione si schiera la maggioranza: con il leghista Luciano Dussin che parla di “voto di fiducia obbligato”, Antonio Iannaccone (Mpa) che ne esalta “l’essere strumento per eliminare carrozzoni”, e Nicola Formichella (Pdl) secondo cui “e’ necessario ridurre le procedure di esame dei decreti”.