Nel nodo infinito
Füssli

Divaricai la distanza
valicai di notte
le oscure nitide regioni del sangue
corsi tutti i suoi labirinti
per slegare la passione dai battiti
imparai la precisa cesura della parola
e smisi di balbettare davanti alla tua figura
i n t r a g u a r d a b i l e.
Guarii di silenzio
ascoltando il lieve fruscio dei tuoi respiri
come acqua che si disfa in aria e
rivoltai i pianeti dei tuoi occhi
per vedere cosa celavi
persino a te stesso
lessi l’origine in una stretta
ancora ci avvicina
senza che noi
nascondendoci a noi stessi
si possa credere
di lasciarsi
allontanarsi da quel buio comune e vasto
casa meta e oblio
di una continua mutua vigilia senza fine.
21 novembre 2009 a 20:16
ho provato a leggerla anche così.
divaricai la distanza
di una continua muta vigilia senza fine
bellissima!
21 novembre 2009 a 21:24
sì, infatti era anche questo il senso di quell’aumento di distanza, divaricandola si amplificano le possibilità, una vigilia senza fine. Grazie,ferni
22 novembre 2009 a 05:51
Testo di grande profondità e bellezza. Grazie, Ferni, anche per il bellissimo commento che hai lasciato sul mio blog. Non me n’ero accorto e mi ha emozionato, scoprendolo…
22 novembre 2009 a 16:07
quando leggo i tuoi versi li percorro in modo personale
“ognuno ha la sua percorrenza” vero?
accade che davanti agli occhi giungano immagini
come sfondi in cui comporre o scomporre le tue parole
ho visto un fiume custode di una distanza allargata che prelude una lieta vigilia
un testo intenso, pieno di bellezza, da leggere e rileggere
Grazie
22 novembre 2009 a 21:12
le parole sono scene su uno strapiombo: o ci si butta e s’impara a reggere il peso del corpo, come riesce la terra nel cosmo, o si precipita nel profondo dell’azzurro. o…si cammina nel greto del sogno, o…si apre la finestra e si vede un altro se stesso. Grazie Elina,ferni