Dedicata del primo giorno
Henry Moore
Hanno aperto l’estate
affondata tra le alghe del tuo ventre
nel profondo dove
nuotano pesci e respirano madrepore
un fatto di sabbia antichissimo
il tuo corpo è l’indice del tempo
l’albero maestro del vento
e declina in latitudini e longitudini
i verbi della vita.
In un tempo senza fine i greti dei tuoi fiumi corrono
corrono ai rami dei salici agli estuari dove i granchi
scrivono nel linguaggio dei ciechi dileguandosi essi stessi
nel cavo di quelle scritture come in una clessidra.
Premuto il respiro si fa strada nel sogno
d’essere acceso e nel canto
perdersi nella polvere di ogni pensiero
oltre l’orma del tempo
oltre il velo di uno spazio immutabile
balzato da ieri
fino a queste bianche spiagge dell’ora
sotto una piogga fitta
di aghi e sermoni che chiedono
chiedono
chiedono incessanti la tua presenza.
Verranno
le memorie verrano
a togliere i recinti
il filo spinato del rimpianto
la trappola del tempo
verranno camminando sull’erba
ai limiti del prato
avvicinandosi alla casa
e un fievole tramestio di passi
dichiarerà che finalmente è giunto
l’istante
e il fiato fattosi corto
sarà già al limite del cielo.

