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(ap)punti dall'arte

Month: dicembre, 2009

quando natale nei segni

Maya Kulenovic- prodigy

è un paese senza recinti

quando il suo tempo è il paese  che ci ospita

e lo abitiamo in  ognuno di noi senza scadenza o premi

non servono strade  né aerei per raggiungerlo

quando la terra da coltivare

è ogni nostra scelta

non serve chiamare o chiedere a nessuno

dove e come

è  tutto dentro di noi

quando  ogni giorno in cui ci è dato vivere

lo viviamo assieme ad ogni altro

la terra  cresce e lo spazio che la ospita si dilata

aumentando l’ampiezza dell’eternità

aumentando il respiro del giorno

allora

finalmente

è nuovo ogni istante che segniamo.

.

A TUTTI I MIEI AUGURI DI BUON ANNO

senza scadenza o codici a barre- fernirosso


L’impronta più tenera il tuo corpo

jerry uelsmann

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di voce tiepido mi lasci
andando
via per strade
contrade dei miei colori
bruno ricordo
e argento vivo      bocca
la mia gioia.
Come vorrei essere
sostanza profumi
che vivono l’assenza
e in questa accedere
la materia che tocchi
erba legno collane d’ambra
felice fossile dell’istante:
trame foglie

insetti d’allegria.

dentro, quasi alla fine

vernon trent

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dentro
l’intreccio
dei giorni e tra le dita
la paglia dei cap(p)elli
smossi dal vento
mentre tu
scompari come una luce
piccolissima e lontana
Mi ero scordato che tu eri
Celeste

crude le ore

erlend mork

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hanno eroso la cresta iliaca delle mie ossa

erigendo montagne altissime dentro i miei ricordi

hanno murato l’orizzonte oltre il quale niente

riesce a penetrare l’infinito gioco delle ombre.

Io stesso di acqua e di calce non posso che rivolgere indietro e in basso

alle piante del mio unico piede, questo emisfero del cervello

in cui ogni  percorso è tregua al niente che se ne va

altrove

anch’esso.

sulla mia attesa

Gail Reeves- Mother Nature

il tuo corpo è     una pianura  il tuo parlare      legno

pioggia   le  sillabe     verbario delle linfe

il  vento       ogni sua voce   tenda

nei chiari  territori   acuti e ripidi i giorni

ombre   lunghissime    avvolgenti ombre

la loro  ininterrotta notte.

Cade sulle mie semine  di  fiato     il tuo corpo    cede

mollemente  la concavità del ventre

sino al precipizio del fianco     il tempo

come se all’incontro dei seni

là tra le  acque e  i greti del cielo  dipanassi ad arco fili e semi

e insieme ne  legassi   tutte le orditure

nel sesso o nella pietra

il tuo abbraccio è senza misura.

Vago tra le sabbie dei deserti

declinazioni di spazio e incanto

affini  nel tracciato dell’arazzo

poiché la tua vita è    tela      di ogni nostro accampamento.

E  non ha stelle  il cosmo da contare

né luci da mostrare quel suo velo

oscuro  ma  intero il tuo amore è conio e tutto ha da cantare

in quell’assunto governo di una luce spessa

che nel palmo  tenera  deponi in ogni tuo giardino di delizia.

L’essere     povera    di te stessa

ti fa  regina e  inesauribili  mondi

di tutte le forme in cui nelle tue lingue traduci

l’invisibile  ingravida le cellule tra sangue e ossa

come fiume  che respira il  sacro nella spugna dei polmoni

e così prossimo in te è l’immenso che il cuore ti si spacca    ed è mandorla

o  noce che gravità d’amore inghiotte

avido di tanta ponderata bellezza.

L’anima tua ci elegge prima

prima ancora d’essere paga

prima che i tuoi tanti fuochi

ustionino la pietra dei nostri  mille piedi

un passo dopo l’altro distesi sul tuo corpo

da mattina a    sera come passeri chiamati dai profeti

della selva  sorvoliamo per un tratto   il fitto gesto di ogni tuo disegno

come uno sguardo lasciato scorrere

tra i rami nel folto delle querce

o un vento

o eco     che accorre di rimbalzo

al fiato che l’ala della voce sostiene

tra  scogli di mistero e un perduto gioco dell’eden

labirinto delle tue tante voci celesti.

Una piuma alla volta   dal petto

e dentro il nido

depongo come  parola sillabata

l’antico mio corpo per perdere la mappa delle stelle

tutte le vie che altrove mi portavano da te

perchè anch’io ho la stessa tua età oggi e domani sempre.

I regni del mio vecchio corpo

non hanno centri in cui ruotare

e  la notte mi sfila i secoli di dosso

formulando giardini e montagne

per ogni mio perduto pensiero.

Sprofondo

questo è l’abbraccio del tuo vastissimo consiglio

scompaiono le nuvole

la terra e  i profumi

tutte le fragranze del tuo corpo che in me hai lavorato e si fa

ampio    il luogo in cui ancora  generosa

quanto ieri   fiduciosa ancora mi accogli.

‘A cchiù bella cosa

tu sì

quando apri la porta

sei respiro della terra che vive

tu sì

anche se stai lontano oltre gli oceani del tempo

abiti in me

precisamente

tu sì

la veste che amo toccare

sei sete di un filato celeste

pianura senza orizzonti

tu non limiti la via

tu sì

sei rosa di vento

che soffia in ogni dove

spargendo semi e odori come fiumi della vita e

nella morte

tu sì

nell’amor te

tu

resti l’unico canto.

Di mille fratture e polveri

Maya Kulenovic- breath

Così alla fine mi hai scovato

tempo   labile

dentro il mio tempio assiso

nell’orbita della notte immobile

nel devastante

canto di una sola sirena adescante

io    di mille fratture inciso

e di polveri sognante

di milioni e milioni d’insetti sonante

e d’infruttuosi chiavistelli allegorici cantante

io    in mondo      inutile mondo

castamente asserragliato

nella riserva di caccia di se stesso

e      indossi      per fortuna

gli stessi logori abiti    cosicché    ti vedo

anche da lontano     e

ti annuso    persino quando t’improfuma

lei

che resta fluttuante

lei la parola (ar)resa

la bruma l’oscura l’orante

terra distante che ancora ci rimbocca

il pa(r)lato    nella serra della lingua

con un rivolo di pioggia

prima che tutto

tutto ancora    e di nuovo     s’intetrisca.

non ho nostalgia di nessun natale

ogni giorno nasce

portando con sé la sua dote.

Noia calamità imprevisti affetti

patiscono la clausura delle nostre azioni

sempre all’oscuro dello sviluppo

in un’ immagine che non  finisce di formarsi

sotto la pressione della luce

sotto l’oppressione dell’inconsapevole

estro che tutto può mandare a fuoco e

niente resta visibile dentro la cornice

nel nostro labile sguardo.

Quello che poteva essere un natale da vivere

si trasforma in un passato

di cui non si è vista nemmeno la scia.

Prove per un suono non appreso

e da lì

emerge la scena

nasce il corpo

il fantasma che si muove lascia

una scia che si fa scienza

teatro di sostanza

la dimensione si sfa

vive il luogo

abito di un’unica creatura soggetta

a progressive metamorfosi.

Acqua  di vita

nella vena di una cascata è

bagliore del mobile

assorta carta dell’abbondanza

che in sé disperde l’involucro

il paesaggio di ogni segno

di ogni articolato gesto.

E vento

il microcosmo

in questa minutissima sfera  dell’infinito ingranaggio

(si) mantiene

(il) vivente

Ora

André Beuchat

aveva il ventre ed il cranio spalancato

un uccello a lato

della strada

aveva perso la misura

lui che attraversava il cielo

in un botto

contro il vetro

di un azzurro in movimento

Non s’è accorto della morte

solo di un salto

l’ultimo  dentro un fulmine a ciel sereno

nel nero dell’asfalto.

E non ritratto niente

Deborah Klein- ritratto

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qui

nascono ora
i miei tanti fiori
scritture del lino
ricamate sulla pelle

da semi antichi
raccolti per strada
anni di vita e di storia
sostanze di vento.

Solco per solco il mio volto
e la pioggia
dagli occhi come un cielo
come un mare che corre  sempre a riva

ne hanno dischiuso il segreto.
Solo oggi
per ogni ora
presente

è ancora futuro
è nuovo
è prossimo
il Natale

.

CON I  PIU’ AFFETTUOSI AUGURI DI OGNI BENE A TUTTI e UN NATALE
SENZA…ESAURIMENTO DELLE SCORTE. ..di bene e di poesia.

ferni

Ortografie di Natale

Vitantonio Dell’Orto- Särna

Oggi la neve s’è arresa.

Fino a tardi   fino a sera

Dovunque s’era distesa

.

Come un’aurora

Con fiocchi di riso.

Sui fuochi del tempo.

.

Miriadi le gemme

da un altrove  intessute

del tempo e lo spazio  la spoglia

avevano steso il silenzio

l’ adagio alla  soglia.

.

Come un’aurora

Con fiocchi di riso

Sui fuochi del tempo

.

Come ali

Di notte

Come canali di vento

dentro la terra innestati

in aria rimbalzano un soffio

un lamento

e con volti di brina

da un prima lontano

l’acuto di un luogo

da dove veniamo

dove     siamo    o già  siamo stati

tanti tantissimi dimenticati

a n t e n a t i    fa

balzano soffici   come   ricordi trascorsi.

.

Con fiocchi di riso

Sulla neve di un  volto

Il bianco  di un racconto    dissepolto

Candore di  Natale

Profumo di farina

Di nuovo sulla porta

un  sogno di bambina.

f.f.

.

Vitantonio Dell’Orto - Särna

Conosci la stella

dalla coda lunga   e bella?

presto tra noi tornerà

tanti tesori porterà

una manciata di fiori di luna

per portare fortuna

frutta e calda cioccolata

per riscaldare la nottata

una neve piena d’argento

per sorridere col vento

una casa colorata

a chi ha trascorso una brutta annata

e quando il sole si leverà

un’aurora d’amore splenderà.

e.m.

.

Vitantonio Dell’Orto - Immagini da Särna

La luce colora il seme della terra

viene

nella vita che nasce

nel riposo dell’anziano

nel tramonto di un giorno

vive già

il nuovo germoglio.

e.m.

.

Vitantonio Dell’Orto- Merlo acquaiolo (da Cronache di Särna)

Ritornare acqua

di prato di lago di pioggia

specchio lavato dal tempo

donna alla fonte di un presepe vivente.

Corpo di nuvola lambire il tempo

liquido fino all’ultima notte.

e.m.

.

Vitantonio Dell’Orto

Venne

col suo artiglio

il gelo    tra le vene della terra

depose le sue uova       la neve

una cova di stelle

prematuramente sgusciate dalla crosta del cielo

Caddero nel  bianco

senza rumore alcuno

mute     brillanti  belle

ancora oggi sorelle

accese da un sogno

che ripetutamente    vegliano

quasi alla fine del tempo

quando il tempo nasce ancora

e in nuove ore     nuovo  dimora.

f.f.

ovunque sia

non è per terra che noi viviamo

ovunque sia

non è in terra che noi c’incamminiamo

e comunque sia detto

è ovunque immaginato

il luogo non ha misura

il luogo non è

luogo è

ovunque

altro

Natale 2009- Una nuvola per Antonia

Sopra la testa

molto più sopra di noi

e dentro ogni respiro

dentro il nostro corpo di pane e garofani

trattenuta dalle montagne

richiamata dai fondali degli oceani

c’è una foresta

di nuvole così lievi e leggere

gigantesche e infantili

rane conigli aquile e cammelli

aerei e mutevoli

una flotta  di ali

un corpo   per una rosa

di vento.

L’avevano spedita per tempo

una magnifica neve, di cristalli trasparenti e lievi. Soffice aveva ricoperto ogni cosa,disegnando un mondo dimenticato di effetti così speciali da superare ogni altra vetrina. Faceva un gran freddo, certo, la neve per mantenersi viva ha bisogno di qualche grado sottozero, altrimenti è il gelo del congedo, si dissolve in un nulla. Ma è così poca cosa quel pizzico, che punge, in confronto con tanta autentica purezza. Il bianco, quell’immacolato telo che si posa su ogni arredo urbano, sulle acuite  trincee delle antenne, che dividono i territori del cielo in spazi di trasmittenti e trasmissioni, in missioni di parole spedite tutte in tempo reale e arrivano a seconda dell’onda, in un mare che non ha maree, solo etere.Terre del suono, emerse dal nulla, configuratesi in forme, in ritratti, in punti che ricevono o battono un corpo, vivo di vibrazioni, e lievi, sussurri dei venti. Una rosa che spira, supina, su un globo che ruota, in mezzo alle stelle. Che magnifica storia viviamo! Eppure non basta. A dicembre, alle solite storie del quotidiano baratto di suoni, un altro, un imbattibile silenzio, viene a insegnarci una magistrale congiunzione. Un filo che svolge, da un antico passato, un passaggio tra ieri e il futuro. Bianca, la parola di neve, cristallo che canta , le odi nel tempo, si fa natale di forme, disegna le orme di  un immenso sconosciuto, corpo che sembra ridestarsi e darsi, ogni volta immacolato, ogni volta nuovo e sfavillante. Gemma di bianchissima fiamma, rinasce ciò che in terra sembrava avere fine e scorre, la vita, come un’acqua di sorgente.

Si fa testo, che ognuno percorre, su cui ognuno lascia un po’ di se stesso accanto a quello che ha  perso il suo nome ma è noi,  un passo che non dobbiamo  mandare  a memoria, è  un assolo, di suolo su suola.

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