FERNIROSSO webBLOCK

(ap)punti dall'arte

Month: gennaio, 2010

Cosa cerco

.

che l’erba non abbia già oscurato

con la sua verde natura abbia trasformato

cosa cerco

che la terra non abbia già ripreso

in sé  di sé elargito

cosa

cosa cerco

da mettere dentro gli occhi

da riporre dentro la mia breve memoria

fatta di scritture e immagini che durano il finito

tempo  per dimenticare

il tempo per imparare

a sognare ancora e ancora  altro

cosa

cosa voglio     davvero      scovare

dentro queste righe che già non abbia intuito

in ogni altra scrittura    dentro le linee     del mio sangue

dove stano i ricordi    in agguato

quelli che stanno anche sotto

in terra   e in quello che dico     passato

Cosa      cosa cerco di brillare

che già non sia scoppiato

mille   milioni  di volte

dentro il mio occhio

dentro il tuo orecchio?

Ancora senza nome proprio

.

Di tutto resta   l’imperfetto

metodo della consumazione

Tutto   tutto   senza eccezione

tutto  si disgrega

tutto si scompone e

cedono   i limiti

oltre passando i dogmi e gli assiomi.

Sappiamo delle cose l’autunno

e invece servirebbero  ali

per la nostra ragione  una stazione

servirebbero   convogli

di arti e migrazioni di piume

innumerevoli insetti

lievi   come i sogni

profondi    quanto la pupilla di Edipo

Servirebbe   che in noi    crescesse

la cecità del cosmo   dove    naufraghi

scorrono   in solenni processioni   gli astri

gli innumerevoli soli

ancora   senza un nome proprio.

L’arancia

Giancarlo Gazzelli

Ho mangiato un’arancia   rossissima e     sangue
il suo succo    mi colava dalla bocca
nessuna
non una
parola mi ha nutrito di più
nessuna   grammatica    era corretta
quanto la sua
persino la buccia non è da gettare.

Poesia?
Non se ne era mai fatta un problema
una questione a cui rispondere
nemmeno   finché la divoravo.

Long Walk Home

.
Oltre il senso di vivere
che ancora non conosco
oltre il senso del morire
che nessuno condivide con nessuno
oltre il senso dell’essere
che si traduce con avere
oltre i sensi che mi tradiscono
dal giorno in cui forse sono nato
cosa e dove è casa mia?
E
posso andarci?
.

ad una ad una

z. beksinski


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aduna

le perle la notte

facendo re cinti di storie e fortuna

quanti occhi ha la morte

Z.Beksinski

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e uno sguardo
appuntato sulla schiena
altri giorni come gironi dell’inferno
là dove le bocche restano cucite
tra le garze dei ricordi e le tante
la(r)ve dei desideri cocenti.

Una interrogazione brucia   di mano in mano corre
rubata tra le lievi increspature nelle vene diacce
e di bocca in bocca fino a perdersi muta la livrea la notte
ombra scura che non spos(t)a la cavità della pupilla
smessa nella retina dispone solo buio e strepito di radici
stel(l)e      acuminate    lance di pioggia aprono
feritoie nei nervi ormai sfiniti.

Era una distesa- da Migratorie non sono le vie degli uccelli

Peter Gasser

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di gialli oro e caldo sole
come se l’astro si fosse
capovolto e ogni filamento delle sue escandescenze
avesse germogliato in terra.
Era azzurra la mano della donna
appena nata e nuda
spogliava i semi ad uno ad uno e in sè li rimetteva
come una sentenza o una promessa.
Iniziò al calare della luna
a farsi, altro da quella mitica creatura rappresa in un blocco.
Iniziò a muoversi lentamente
raggiungendo il bordo del campo
e imparò che era moltissimo
aver potuto scendere da un paradiso inconoscibile
a tanta immensità
così tragicamente corruttibile e bellissima

.

Da Migratorie non sono le vie degli uccelli- Il Ponte del sale editore ,2009


Una lingua per archivio

A.Kiefer

Anselm Kiefer

” A chi ruba la mente l’infinito? “

Canzoniere di sonno e di stupore- G.Maretti Tregiardini

La mia nazione erano i prati

la mia nozione    tutti i suoi verdi

b r u c i a t i

non ore

cresco tra le erbe

ma rami ficcandomi nelle traduzioni

una lingua    per archivio

alt(r)i territori del buio

senza fine

senza fine

.

27 gennaio 2010- perché ricordo ancora

curate il mio silenzio

enigma astralis

.

alberi

la mia caparbietà    senza radici

i  vocaboli   in mezzo a voi   dispersi

maestri   scrivani delle linfe

lingue   dettatemi     in un annuncio

che apra, per me, le porte    le vostre

leg(g)ende.

la mia pulce

enigma astralis

di luce segue

la barriera   salta

e s a l t a       il suo vol(t)o

svuota ogni mia rivoluzione

NEL LUSSO E NELL’INCURIA ospite di LA DIMORA DEL TEMPO SOSPESO o

La mia raccolta inedita NEL LUSSO E NELL’INCURIA …qui!

Riporto il link in cui è possibile rintracciare i testi “letti e raccolti” da Francesco Marotta, che ringrazio ancora una volta con vera gratitudine per l’ospitalità e la sua attenzione. fernanda f.- 23 gennaio 2010

http://rebstein.wordpress.com/2010/01/18/nel-lusso-e-nellincuria/

oppure qui

http://rebstein.wordpress.com/2010/01/18/la-biblioteca-di-rebstein-v/

SEGNALIBRO- Elina Miticocchio

Pioveva quel giorno
ed io ad ascoltare

le parole  come lo scorrere     lento

di un dito    sui vetri
dialoghi   in movimento

riempivano le orecchie di suoni
erravo e    mi ritrovavo

ascolto   in  migratorie visioni

di luce   mi vestivano
per  ritornare al consueto

abito
in puro silenzio.

.

Elina Miticocchio 20/01/2010

Cara Nina

.

non so più come e dove
corrono le giornate
se ti scrivo solo ora è perchè
mi è mancata la materia
non ho più parole che mi suonino bene
dentro    non si mettono a nuotare
dentro     i colori che sempre stendo sulla tela       si perdono.
Cara Nina qui il mondo si celebra sui torrioni angusti
di vocaboli da palinsesto       disadorni
restano i luoghi dove andavamo insieme
ma non cresce più l’erba né tantomeno i fiori.
Ricordi, Nina, ci stendevamo come d’estate  la sera
sopra un letto di suoni
e gli odori si stringevano per farci il riassunto della storia
scritta dall’alba al tramonto filo per filo su quei prati appesi al cielo.
Allora non sembrava
no, non sembrava né a te né a me
che la vita  e la morte  fossero
gli unici spartiti su cui scrivere senza perdere tempo
ogni battito del rosso, ogni verso sospetto.
Era per pasqua che tutto in noi cambiava e si faceva
più presta la tua soglia.
Dicevi che non avevi ancora molto tempo e nessuno ti credeva.
Cara Nina, ora che manca davvero anche a me
poco tempo e non vedo
il tuo viso farsi luce oltre il mio
cerco sul foglio dell’erba
sulla scrittura di quei suoni
sui tanti nostri spartiti comuni
l’unico silenzio in cui so stare

c’è un colore

Agostino Arrivabene- Plenilunio

della nostra presenza         un odore

dell’amore       una traccia

c’è

della guerra uno striscio      di sangue

una terra di nessuno

c’è

un corpo  dentro      ed è  il mio

accanto alla storia di tutti gli altri corpi

c’è

un disegno

un animato congresso

nel feretro dei nostri sogni

c’è

un bisogno

uno soltanto

che tutti ci mette in linea

lungo l’orizzonte?

Mi dicesti così

Maggie Taylor- good girl

mi dicesti che vivere non è ciò che si pensa

mi dicesti che vivere  ha un tempo che passa in fretta

e non si accuccia sulla porta di casa

mi dicesti che non conta a nulla

patrocinare il futuro con espedienti e programmi

il futuro è un tempio non praticabile

è una passerella mai terminata tra le quinte e il proscenio

di un teatro che non ha il suo falco.

E non avevi dubbi su nessuno di questi punti.

Mi dicesti di tenermeli  a mente

e di ripeterli quotidianamente.

Qui, mentre ricordo, ora,  ho ancora il dubbio

che l’ordine non sia quello esatto

ma ancora di più dubito che possa essere ordine

nei segni dell’obliqua ubiquità del tempo

che si rovescia a cassetta della diligenza

con cui attraverso ogni mia giornata

all’oscuro di ogni istante

senza prevedere nemmeno un respiro

se l’amore si usura o se resta come il mare

vasto e lontano

se il mattino si accomoda nella vasca da bagno

e mi solletica i piedi mentre mi lavo

se un braccio sollevato fende a metà il sereno

e ne fa due cieli per viverci due vite

se la terra sarà la mia torre segreta o solo un serraglio

per gli uccelli dei pensieri

se saranno fruttuosi i sogni o i mercanti li cattureranno

per farne avorio dalle loro zanne

se il vento ricomincerà

a tessere canzoni o lancerà aquiloni tra le colline e la spiaggia

se in milioni di anni l’uomo si consumerà

come una conchiglia un argine o una montagna o

resterà un seme come ogni altra specie.

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